2022

Normalmente, verso fine anno, ho sempre scritto di bilanci. Mi sono riletta i post dello scorso anno e ancora mi fa impressione vedere quanto la mia vita sia cambiata, e quanto si sia allineata così bene alla “vita che vorrei”. So bene che non bisognerebbe mai manifestare soddisfazione nella vita, che è un attimo a cadere nel baratro, ma non posso concludere questo 2022 raccontando bugie, tanto più che ho promesso a me stessa di non fingere più, voglio che l’ultima parte della mia vita sia onesta verso me stessa innanzitutto. Questo 2022 è stato sorprendente. Non ho un aggettivo più preciso e perfetto per descrivere questo anno. Ho avuto riconoscimenti importanti sul lavoro, e quanto mi piace questo lavoro! E questo lavoro mi ha portato ad un amore non cercato ed improvviso ed inaspettato e mai neanche sognato così. E la mia bambina che finalmente è sbocciata nello splendido fiore che è, e la osservo crescere e non posso che esserne fiera.
Purtroppo il contrappeso è sempre pesante e se tanto va così bene, ci sono i dazi da pagare. Quanto accaduto a mio babbo è stata una botta allucinante ed è ancora in corso e ancora non si sa per quanti mesi sarà ricoverato e soprattutto, in che modo e quando potrà tornare a casa. E’ una di quelle cose così grandi che cerco di assimilare puntando l’attenzione altrove, su cose belle, su bei pensieri, per non focalizzare il pensiero solo sul dolore. E a volte penso che sì, questo anno mi ha portato tante cose meravigliose per controbilanciare la botta che poi è arrivata – ed è ancora da vederne il lieto fine.
Ma torno a pensare alle cose belle, a qualche giorno di ferie che passerò per capodanno insieme a questo sorprendente uomo con cui sto così bene. A questi giorni di festività natalizie che sto trascorrendo insieme a mia figlia tra Firenze-Perugia-Assisi (non mi bastano le migliaia di km che faccio per lavoro…). Ultimamente non la vedo mai, lei con i suoi amici e i suoi bellissimi impegni nei giochi di ruolo, io tra lavoro e fidanzato lontano. Quelle poche volte che siamo insieme io e lei, ci siamo. E la sento che ha bisogno di me e che io ho bisogno di lei, pur essendo felici una verso l’altra nel vederci felici anche quando non siamo vicine.
Questi giorni di festa “senza feste”, senza pranzi né cene tra parenti, senza albero né presepe né pacchetti di regali, tutto strambo, io e lei, senza orari e senza regole prestabilite dai rituali. E così tante risate, finalmente noi, finalmente libere di viverci.
Vorrei poter dire che questo Natale 2022 insieme a mia figlia, trascorso camminando ad Assisi, tra risate e chiacchiere, sia il più bel Natale della mia vita, nonostante tutto, nonostante chi manca, nonostante chi non c’è più, nonostante chi avrei preferito avere vicino ma pazienza. Questo Natale mi rimarrà comunque nel cuore.
Guardo gli ultimi giorni che mancano alla fine dell’anno con un sorriso. Chiuderò un anno in cui mi sento di non aver buttato nulla. Un anno in cui ho avuto la fortuna di vivere. Di sentirmi viva. Di potermi ancora emozionare, e tanto, di grandi ma anche di piccole cose. E se posso farmi un augurio per il prossimo anno, anche se non vorrei portarmi sfiga da sola ma tanto la vita va come deve andare anche se non lo scrivo io.
Senza le cose brutte del 2022, ecco, vorrei un 2023 come il 2022. Sarebbe già tanta roba!

Pubblicità

2022 al tramonto

Sono nella classica fase da “bilancio di fine anno”, normalmente mi capita a dicembre come normale sia, ma questa volta mi sento un “fine anno” inteso come fine del mio primo anno dal termine della mia relazione con M, in pratica la fine del primo anno in cui ho ripreso in mano la mia vita. E’ passato già più di un anno (direi un anno e quasi due mesi), ma i primi mesi sono stati un po’ nel marasma, mentre direi che più o meno da novembre 2021 ho iniziato a rendermi conto che sì, la mia vita stava cambiando. Finalmente.
Sono nel periodo più tosto lavorativamente parlando, quei mesi da qua a fine febbraio in cui non si respira, si corre, si va via a testa bassa e si fanno dieci cose contemporaneamente per cercare di concludere tutto. Lo scorso anno ero molto più in affanno, devo ammetterlo. Questa volta ho cercato (memore dell’esperienza passata) di ottimizzare gli spostamenti, accorciare il più possibile le trasferte, vivere meno in macchina che l’autostrada comunque non smetterà mai di farmi un po’ paura. Mi sento un po’ meno in affanno e ammetto che mi piace sempre di più il lavoro che sto facendo. Non vorrei mai scriverlo, per scaramanzia, ma che cavolo, una volta che qualcosa va bene, insomma, è giusto riconoscere anche questo.
Ho sopperito la mancanza del camper con questa nuova stramba vita da lavoratrice pendolare, che tutto sommato mi pare faccia proprio al caso mio. Posso unire il lavoro ad un tipo di vita che mi si incastra con il tempo libero e con le cose che mi piace fare (turismo, vagare, vagabondare, vivere ovunque, assaporare momenti di vita quotidiana in posti sconosciuti, sentirmi a casa ovunque io vada…)
“last but not least” una vita sentimentale che mai, mai, mai avrei pensato di passare un anno a questo livello. Emozioni così forti e per nulla scontate (ma proprio per nulla!!!) e vivere una “nuova adolescenza” con la consapevolezza e la maturità di questa età. E se all’inizio mi spaventava lasciarmi andare, ho accettato che non serve a nulla mettere nel salvadanaio le emozioni (cit.), la vita sta scorrendo via, non ne rimane poi così tanta, quindi va bene spenderla.
Ci aggiorniamo a fine 2022, chissà se avrò nuovi resoconti da riportare.
Ah già, fra un mese e mezzo la mia BAMBINA compirà 18 anni… sì, direi che ne avrò da scrivere per sfogarmi! 🙂

Trasferta marchigiana

Come sempre, l’ultimo trimestre dell’anno è per me il periodo più allucinante sul lavoro. Anche gennaio e febbraio lo saranno, ma mai come il finire dell’anno. Questo 2022 si conclude con un’esagerazione di nuovi avviamenti che devo seguire, la maggior parte in Lombardia (<3), alcune tra Romagna e Marche. Quando devo organizzare gli appuntamenti mi faccio prendere dall’euforia e dalla voglia di fare meno km possibili in macchina, che guidare stanca, è faticoso, mi fa male la schiena, e francamente se ne vedono di ogni, e ad incidenti HO GIA’ DATO. Mi era capitata l’occasione di incastrare in fila le tre aziende Romagna-Marche-Marche, pertanto avevo fissato due settimane di fila pensando, perché no, nel weekend mi fermo nelle Marche e mi godo due giorni di vacanza. Detta così ai più sembrerà strambo, ma io sono quella che ogni weekend andava via in camper, e il cervello mi è rimasto in quella modalità, tanto strano non è pensando alle cose che mi piaceva e mi piace ancora fare, a maggior ragione oggi che posso godermi i weekend senza un rompicoglioni addosso a rovinare ogni momento (e che aveva comunque il pregio di portarmi via con il camper, perlomeno).
La formula “appartamento” è in assoluto la cosa che mi piace di più, la maggior parte delle volte capito bene, altre volte magari trovo un appartamento con vicini rumorosi o palazzine inquietanti, ma in generale sono appartamenti ben curati e comodi. Mi piace la sera farmi la spesa, prepararmi la cena e mettermi sul divano con il pc. Tutto questo negli alberghi non lo posso fare, devo andare al ristorante dell’hotel e poi chiudermi in camera e mettermi nel letto. Per come sono fatta io, mi soffoca. Un appartamento mi consente di mettermi in tuta e cenare comoda, e sentirmi, perché no, meno lontana da casa.
Poi a volte capitan botte di culo (non saprei descriverle diversamente) come questa settimana a Fano. Appartamentino in pieno centro (piazza principale), non molto fornito ma con un bel terrazzino e soprattutto LA POSIZIONE. Durante il giorno lavoro e mi volano le ore (sì, il lavoro continua a piacermi e non poco!), finito lavoro faccio un po’ di spesa, una camminata sul molo con i colori del tramonto che mi mettono in pace con il mondo (e che colori, che foto, che immagini, che vita!), cena leggendo un libro, dopocena sul divano. Il mio uomo mi manca ma lo sento talmente vicino e siamo talmente in sintonia che sì, mi manca la sua presenza fisica, il bacio, il contatto della pelle, ma so che lo rivedrò a breve e staremo tanto insieme (AH, quante aziende lombarde quest’anno! <3) e siamo comunque sempre insieme virtualmente. Questo weekend sarei potuta tornare a casa, arrivando però tardi e stravolta venerdì, per ripartire domenica di corsa, peggio ancora lunedì mattina con il buio prima dell’alba… no, no. Me ne sto a Fano. E per come va, sono entusiasta di aver fatto questa scelta! Che poi, sono stata particolarmente fortunata… questa mattina mi sono ritrovata sotto casa il mercato di paese, lungo tutto il centro, ho girato ore tra bancarelle (sì, pensando anche quanto è bello non avere un rompicoglioni che mi costringe a seguirlo per tutto il mercato secondo una sua logica tutta allucinante). Aperipranzo sul terrazzino di “casa mia”, riposino nel letto comodo, pomeriggio al castello di Gradara, aperitivo a Pesaro, rientro a Fano per cena, passeggiata lungo il viale centrale… e comunque, mi sono innamorata di brutto di Fano. E’ BELLISSIMA. Sarà che mi aspettavo una cittadina di mare di quelle che in inverno sono morte e invece ho trovato una città viva, vivissima, e bellissima, sono innamorata persa.
Domani mi sposterò a Falconara e lunedì si ricomincia a lavorare.

Sono ritmi strani ed è tutto strano, mia figlia mi manca tanto, mio babbo lo sento ogni giorno (va un poco meglio, ma ne avrà ancora per qualche mese di ospedale per fisioterapia).

E’ tutto strano eppure mi sento di vivere la MIA vita. Sto VIVENDO. Non so come spiegarlo, è una sensazione fortissima che ho quando guardo i giorni che passano e mi stanno volando via e non mi sembra di sprecarne nessuno. Mi sembra di aver buttato via tanti anni inutilmente, lasciandomi sopravvivere e subendo la vita, perlopiù contenta di passarla serenamente, seppur passiva. Ad oggi vedo che non era la mia vita, non ero io. Sono quella che alla fine passo le serate sul divano a guardare la tv o leggere, non ho grandi pretese di “folleggiare”, sono tranquilla. Ma lo scelgo io, nessuno me lo impone.
Non so davvero come spiegare questa sensazione fortissima che ho di sentire che sto vivendo la mia vita in prima persona. All’inizio di quest’anno mi ricordo che ero sovraeccitata, in perenne stato di esaltazione, ed era bellissimo. Oggi sono più tranquilla e a volte ho qualche momento in cui mi abbatto (soprattutto se capitano intoppi notevoli come due settimane fa a Desenzano…), ma generalmente sono SODDISFATTA. Non esaltata, non esasperatamente felice, non alle stelle. Sono con i piedi per terra e mi guardo intorno e mi sento bene. Consapevole che non è tutto roseo, che la vita è una merda, che ci sono casini in continuazione.

E che alla luce di tutte le cose brutte, a maggior ragione, voglio fare tesoro di tutti i momenti in cui posso sentirmi tranquilla e soddisfatta, nelle mie piccole giornate, in ciò che è stato e in ciò che sarà, guardando alla fine di questo 2022 con un piccolo sorriso, magari un sorriso un po’ birichino, come quella foto che mi sono fatta sul molo a Fano, che solo io e lui sappiamo il perché. Altro che mistero della Gioconda! 🙂

Quasi anniversario

(anche questo post l’ho scritto la scorsa settimana, giovedì, bloccata a Desenzano. Oggi E’ l’anniversario. Buon anniversario a me! 😀 )

Che ansia, questo anniversario. Manca poco all'”esplosione” di quando ho lasciato M, manca poco all’esplosione (della macchina) nell’incidente in cui ho rischiato la vita.
Un anno fa (poco oltre) avrei iniziato il primo “lungo viaggio” di lavoro, intendo quando incastro trasferte lontane in modo da fare meno km tra un’azienda e l’altra. E incastrando anche weekend in modo da non dovermi sbattere in giro per l’Italia, tra un appuntamento di lavoro ed il successivo.
Mi attendevano settimane difficili, chilometraggi impegnativi, ci ridevo su, in fondo lo scelgo io, incastro io i km e le trasferte, fa parte del lavoro e di quello che alla fine faccio volentieri.
Un anno fa ero stata fermata a forza, costretta a rimanere a casa, infortunata.
Oggi la macchina mi ha bloccato con una “semplice” batteria a terra, una seria di disagi, il mio solito voler vedere lato positivo comunque, la serata che volge al termine con tanta fatica, la giornata di domani incerta, la voglia di tornare a casa domani sera che son due settimane che sono via e vorrei rivedere mia figlia e i miei gatti e la mia casa (in quest’ordine).
Mi viene da pensare ad un anno fa e a come quell’incidente mi avesse fermato da un tour veramente impegnativo. Mi fa sorridere che il piccolo inconveniente odierno mi fermerà da un tour abbastanza impegnativo. Ma mi fermo a guardare e penso che magari è anche questo un segnale, e che devo fermarmi. Quindi mi fermo. Sto a guardare. E comunque va benone stare con mia figlia che non la vedo da veramente tanto (ci siamo incrociate, ma poco tempo trascorso insieme) e forse è questo il motivo di tutto e di tutte queste coincidenze. Rinuncio a vedere amiche che non vedo da un anno, ma che so vedrò, prima o poi, e sarà come essersi viste il giorno prima.

(riprendo il post che avevo chiuso con la frase qui sopra)

Oggi è l’anniversario, scusate il casino con i post ma non ero sicura di volerli pubblicare e stasera mi escono tutti così.
Con il lavoro è un macello ma in senso positivo, sono piena di impegni, ho il cervello vivo e vivace e spumeggiante di attività, come già ho scritto tante volte, mi ritengo privilegiata nel poter fare un lavoro che sì, è stancante, ma mi piace e mi entusiasma e lo faccio sempre così volentieri che è quasi difficile spiegarlo. Stasera sono vicino Pordenone, rimarrò tre notti in questo bellissimo appartamento (una soluzione che mi è molto più consona che non gli hotel – per quanto siano più “business”), vasca idromassaggio, divano, cucina a disposizione, perfino il patio arredato (ma fa freddino e pure ci sono zanzare). Il disagio di giovedì scorso e dello stop forzato è stato archiviato, il weekend con mia figlia è trascorso tra coccole e chiacchiere (…ma quanto mi sento vecchia… sigh), ho riabbracciato mio padre che purtroppo trovo sempre più deperito.

Un anno fa ho lasciato M e mi sembra sia successo ieri e nel contempo mi sembra sia successo duemila anni fa. Non riesco a conciliare la me stessa di allora con ciò che sono oggi, eppure sono sempre io. Non solo non mi sono pentita un solo secondo di averlo lasciato, anzi mi chiedo come ho potuto andare avanti così a lungo in quella relazione. Ma inutile recriminare o pentirsi, ciò che è stato doveva andare così. Importante è OGGI.

Ricovero

Il 4 agosto avevo iniziato un post intitolato “ricovero”, che non ho mai pubblicato né mai completato. L’ho ripreso il 20 settembre e avrei voluto provare ad iniziare a scrivere qualcosa, ma non ero ancora pronta. Oggi 26 settembre pronta non lo sono ancora, ma appurato che non lo sarò, ho deciso di pubblicarlo così com’è.
Il 4 agosto iniziavo così “Oggi hanno ricoverato mio padre e domani lo operano. La merda è tanto alta e non mi va neanche di scriverne, al momento. Ho solo bisogno di uno sfogo momentaneo”.
Mio padre è stato ricoverato il 4 agosto ed il 5 agosto è stato sottoposto ad un intervento mirato a rimuovere il tumore che aveva nelle ossa tra l’anca ed il bacino. Il tutto a Bologna in ortopedia oncologica (non sono tanti gli istituti così specializzati, in Italia). Gli hanno asportato anca e parte del bacino, ricostruendo il tutto, nell’arco della giornata. E’ entrato in sala operatoria alle 7 del mattino e ne è uscito alle 6 del pomeriggio. Il chirurgo mi ha detto che l’operazione era andata bene ma c’era stata una cospicua perdita di sangue pertanto lo avrebbero portato in terapia intensiva per qualche giorno.
Il 5 agosto l’ho trascorso in sala d’attesa dell’ospedale dalle 9 del mattino alle 18, con il mio pc di lavoro, lavorando a più non posso, chiamando clienti, risolvendo problemi in assistenza, tutto pur di non pensare a dove mi trovassi e soprattutto perché fossi lì. E’ stata una delle giornate più lunghe e solitarie della mia vita. Quando alle 17 non avevo più nulla da fare (era il venerdì prima della chiusura estiva dell’Italia intera), mi è crollato il mondo addosso. Quella mezz’ora prima di poter andare in terapia intensiva a vedere mio padre è stata INFINITA. Poi finalmente l’ho visto, appena risvegliato, mi ha sorriso, sono uscita dall’ospedale piangendo tutte le lacrime che avevo tenuto dentro fino a quel momento e mi sono precipitata a Vignola a fare aperitivo con una mia collega (l’unica che sapeva) per sfogarmi un po’.
Di quel venerdì mi è rimasta questa sensazione terribile di essere da sola. Ma anche una piccola consapevolezza di sapermi bastare, come durante il pranzo, quando il chirurgo mi aveva detto che per almeno due ore mio babbo non sarebbe uscito (…ne sarebbero passate poi altre cinque…) ed ero andata a fare una passeggiata in centro a Bologna. Mi è rimasta anche la consapevolezza che se non ce la faccio a bastarmi, devo trovare la forza di chiedere. E dopo aver chiesto ho trovato un “arrivo da te” che mi ha sciolto l’anima ed è soprattutto grazie a questo gesto, se quella notte sono riuscita a dormire, e così per molte altre notti dopo. Un po’ non avrei voluto scriverne perché so che leggerà e sembra che lo stia scrivendo per lui, penso e spero capisca che ne scrivo perché ho bisogno di parlare di questo periodo in generale, e di certo lui ne ha fatto parte, da quel terribile venerdì quando è corso da me e mi ha abbracciata forte, e tutti i giorni che sono seguiti, con tutte le complicazioni, le telefonate in piena notte dall’ospedale, le giornate spezzate ad ogni orario per le visite, tutto quanto mi è stato possibile da sopportare perché nel restante tempo, tutto intorno a questo schifo, c’erano i momenti insieme a lui e le nostre passeggiate, i tuffi al mare, i trekking nei ricordi dei suoi cammini, le serate di meditazione sul terrazzo a contemplare le stelle cadenti, l’intimità, le cadute dal letto, le risate, il caldo, la noia, le scalette, la nostra casa nella roccia. E’ stato tutto così bello. Ed è speciale che in un periodo così nero della vita, io possa portare nel cuore ricordi bellissimi a contrastare il resto.
Ad oggi mio padre è ancora ricoverato, finalmente spostato in una struttura vicino a casa, ma sempre monitorato, ne avrà per parecchio. E il “dopo” è una zona oscura a cui non riusciamo a pensare perché chi lo sa. Il mio papone ha perso decine di chili, certo ne aveva bisogno, ma non in questo modo. Cerco di continuare a vivere “a camere stagne“, che è l’unico modo in cui riesco a stare a galla, per andare avanti senza affondare.

Rumore

Stasera fa rumore. 

Ha il rumore di una Vespa 50 special che non potrò guidare. Ha il rumore di tutti i “buone ferie” che chiunque, gentilmente, mi rivolge in questo periodo. Il rumore dei battiti del cuore che non saltano, perché uso il betabloccante, e lo uso da nove anni, e anche questi nove anni fanno rumore, assordante, doloroso, rimbomba dentro. 

Fanno rumore le lacrime silenziose che non vorrei proprio lasciare andare ma hanno vita propria, anche quando fuori sorrido, soprattutto quando fuori sorrido.

Ed è rumoroso anche il cuore che batte forte e che vive nonostante tutto, e nonostante tutto vuole battere felice, perché il cuore ha una dimensione tutta sua, anche quando pare inopportuno. Ma può esserlo, un cuore, inopportuno? 

C’è troppo rumore qua dentro, stasera. C’è un frastuono di ricordi e di persone che non ci sono più ma che stasera vogliono parlare tutte contemporaneamente. Un affollamento di memorie che non mi dona alcun sollievo ma che forse vuole essere una accettazione, di come il destino non puoi far altro che subirlo, e se sei forte, accettarlo. 

Che confusione, stasera.

E sì, oggi è stata confermata la data del ricovero. 

(non trovo un titolo)

Sto rileggendo alcuni post di 9 anni fa, luglio 2013, erano protetti non ricordo neanche come mai li tenessi sotto password. A distanza di 9 anni rileggere alcune cose (alcuni sogni) mi danno tanta noia allo stomaco, mi si stringe un po’. Ma “è la vita” (che frase del caxxo) e bisogna farsela andare.
Non so neanche come scrivere questo post che da un po’ mi brucia dentro. La vita mia in generale sta viaggiando alta, a parte la pausa covid che comunque ha avuto i suoi lati positivi (Ho finito di sistemare cantina e garage, ad esempio. Ho guardato tutta Stranger Things. Mi sono coccolata i gatti senza ritegno. Ho capito quanto tengo a chi non ho potuto vedere per troppe settimane)
Ho scritto e cancellato almeno dieci volte ma alla fine, devo trovare il coraggio di non cancellare, perché i giorni passano e troppo veloci.
Mio babbo ha un tumore maligno alle ossa. Brutto.
Ha già intaccato l’anca ed il bacino, da marzo quando iniziava ad avvertire i primi fastidi mentre camminava, si è già esteso parecchio. A inizio agosto lo operano a Bologna (sono poche le strutture in Italia, abbiamo scelto la più “comoda”) per togliere la massa tumorale. Finché non aprono non si sa l’entità e non si sa se e quanto riusciranno a rimuovere, se è tutto rimovibile, se non si è esteso, se, se, se.
Comunque vada, sarà una merda. E non perché sono pessimista, lo sapete anzi che sono tutt’altro.
Ma cerco di essere obiettiva e questo sarà: merda. Poi si affronta, un giorno alla volta. Qualsiasi cosa sia.
Ne avrei volentieri fatto a meno ( MA VAH!) e avevo anche una forma di presunzione tutta mia, un “ehi, ho già dato a sufficienza, e che caxxo, basta”. Penso che anche mio babbo avesse lo stesso grado di presunzione e di arroganza nei confronti della vita, e invece.
A volte guardo il tutto pensando che negli ultimi mesi ho vissuto così tanto alto che doveva per forza arrivare il contraccolpo. Poi penso che con tutte le botte morali prese negli ultimi 13 anni (partirei da *ex marito* che mi lascia, tanto per dirne una bella tosta), insomma mi sentivo quasi di meritarmelo questo periodo così sereno. Invece penso che sia stato elargito come paracadute per quello che doveva arrivare.

Vabbè questo post non lo volevo neanche scrivere. Adesso lo salvo ma penso non lo pubblicherò.

Anzi lo riprendo ora, manca giusto una settimana all’operazione di mio padre. Ho pensato che lo devo pubblicare, in questo blog in cui c’è sparpagliata la mia vita negli ultimi anni. Così come ancora oggi ogni tanto ritrovo vecchi post di cui nemmeno ricordavo.

Covid :(

Lo ammetto, ormai mi ritenevo immune, o di averlo già fatto asintomatico, perché con la vita che faccio, sempre in giro tra clienti, bar, ristoranti, mense, hotel… insomma, sono il soggetto più a rischio di contagio. E invece è toccato pure a me. Ho iniziato la notte tra sabato e domenica, un po’ di raffreddore, ma ci sta, ho preso freddo, aria condizionata, caldo, sudore, sbalzi continui di temperatura… Domenica ero un po’ intontita ma ci sta, il giorno prima avevo fatto una scarpinata notevole in montagna… Poi però la sera il mal di gola, nella notte la febbre che sale, stamattina tampone et voilà. Positiva. Ho sentito anche teorie sul fatto che dipende molto anche dal fisico, se si è sotto stress si è più a rischio (mah. credo poco), di fatto sì ero in un periodo di sovraffollamento di impegni lavorativi che mi stavano decisamente affaticando (quelli extralavorativi al contrario, neppure li considero).
E così saltano le “ferie” al mare, le solite a Gatteo di ogni anno, tra mio padre che deve fare delle visite piuttosto impegnative in ospedale (deve controllare un melanoma all’anca. ma non mi va tanto di parlarne, scusate), io con il covid, mia figlia che quasi sicuramente sarà positiva al covid nel giro di poco, visto che ha trascorso con me tutti gli ultimi quattro giorni. Se non ci fosse questa delusione immensa di perdere Gatteo (soprattutto perché era stato organizzato il weekend in modo speciale), sarei quasi contenta di tirare un attimo il fiato a casa. Lavoricchio in smart working per le urgenze, mi riposo un po’, mi godo casa mia e i gatti. Però un nervoso per il weekend saltato… vabbè. Tanto è andata così 😦
Sto realizzando che il prossimo weekend sarò completamente da sola, chiusa in casa. Non mi capitava da mesi e mesi e… aspetta, siamo sicuri che sia capitato? Ah sì, per l’ultimo dell’anno… ma c’era mia figlia con me, lei invece ora FINALMENTE ha una vita, ha degli amici, ha il ragazzetto… quindi sarò SOLA.
Questa cosa mi fa sorridere… non avrò più scuse: se sto bene (cosa che mi auguro, da qua a fine settimana), DEVO liberare il garage. Metà l’ho liberato lo scorso weekend portanto agli amici della Valle d’Aosta tutta la roba che avevo per il camper. E metà garage si è svuotato! Poi guarderò le serie tv che ho accumulato in questi mesi perché la sera sono sempre molto distratta e ne guardo si e no una puntata… e leggerò tantissimo (questo non ho mai smesso).
Mi sto facendo training autogeno per autoconvincermi che andrà benissimo e che non soffrirò la mancanza dell’uomo lontano, che già non ho visto in questo weekend appena trascorso
“…ma sarà una storia leggera, ci vedremo ogni tanto, quando capita… mica ci vedremo sempre” 🙂

Spero comunque davvero che passino i sintomi, ho mal di gola e la testa intontita (non vale dire che è sempre così 😛 ), e la febbre che si è alzata parecchio e non scende neanche a tachipirina. Vabbè. Un giorno alla volta. Intanto ricomincio a tediarvi sul blog, che ultimamente non avevo più tempo!

31 Maggio

TRENTUNO MAGGIO?!!?!?!?
Chi ha mangiato il mio mese di maggio? Dove è sparito? Come ha fatto a volare via in questo modo!??!?!?
Sono esterrefatta da quanto sia volato via questo mese. Mi pare di essere stata ieri in Andalusia invece è passato più di un mese dal rientro.
Sono successe un sacco di cose in questo Maggio 2022.
Mia figlia si è fidanzata con il ragazzetto di cui mi parlava in continuazione durante il viaggio (…ma ti piace? no! …eh ho visto!), sono due settimane che escono insieme e hanno una relazione che sta viaggiando alla velocità della luce, con tanto di presentazione ufficiale del fidanzato alla madre (che poi sarei io, ovviamente) con più ansia da parte mia che loro, presentato anche al padre e famiglia, manca solo il nonno e abbiamo finito il tour dei parenti. Che ansia!
Il mio lavoro dovrebbe essere in un periodo di calma invece è molto più intenso del previsto. Alterno viaggi di lavoro a viaggi di piacere e mi sento molto nomade. Ma felice.
Mio babbo mi ha chiesto come sto, come mi sento a vivere da sola, ormai sono oltre 8 mesi che ho lasciato M. Gli ho risposto che non mi sono mai sentita così viva come oggi. Così serena ed entusiasta di vivere ogni singolo giorno della mia vita, anche quelli noiosi, anche quelli meno entusiasmanti, sono VIVA e mi sento VIVA. A volte mi sento SOPRAVVISSUTA e come tale a maggior ragione VIVA.
Inizia l’estate e so già che volerà via in un attimo, cercherò di viverla quanto più possibile.
A tutti, anche a chi non ama questa stagione, auguro comunque di vivere una fantastica ESTATE!