Covid :(

Lo ammetto, ormai mi ritenevo immune, o di averlo già fatto asintomatico, perché con la vita che faccio, sempre in giro tra clienti, bar, ristoranti, mense, hotel… insomma, sono il soggetto più a rischio di contagio. E invece è toccato pure a me. Ho iniziato la notte tra sabato e domenica, un po’ di raffreddore, ma ci sta, ho preso freddo, aria condizionata, caldo, sudore, sbalzi continui di temperatura… Domenica ero un po’ intontita ma ci sta, il giorno prima avevo fatto una scarpinata notevole in montagna… Poi però la sera il mal di gola, nella notte la febbre che sale, stamattina tampone et voilà. Positiva. Ho sentito anche teorie sul fatto che dipende molto anche dal fisico, se si è sotto stress si è più a rischio (mah. credo poco), di fatto sì ero in un periodo di sovraffollamento di impegni lavorativi che mi stavano decisamente affaticando (quelli extralavorativi al contrario, neppure li considero).
E così saltano le “ferie” al mare, le solite a Gatteo di ogni anno, tra mio padre che deve fare delle visite piuttosto impegnative in ospedale (deve controllare un melanoma all’anca. ma non mi va tanto di parlarne, scusate), io con il covid, mia figlia che quasi sicuramente sarà positiva al covid nel giro di poco, visto che ha trascorso con me tutti gli ultimi quattro giorni. Se non ci fosse questa delusione immensa di perdere Gatteo (soprattutto perché era stato organizzato il weekend in modo speciale), sarei quasi contenta di tirare un attimo il fiato a casa. Lavoricchio in smart working per le urgenze, mi riposo un po’, mi godo casa mia e i gatti. Però un nervoso per il weekend saltato… vabbè. Tanto è andata così 😦
Sto realizzando che il prossimo weekend sarò completamente da sola, chiusa in casa. Non mi capitava da mesi e mesi e… aspetta, siamo sicuri che sia capitato? Ah sì, per l’ultimo dell’anno… ma c’era mia figlia con me, lei invece ora FINALMENTE ha una vita, ha degli amici, ha il ragazzetto… quindi sarò SOLA.
Questa cosa mi fa sorridere… non avrò più scuse: se sto bene (cosa che mi auguro, da qua a fine settimana), DEVO liberare il garage. Metà l’ho liberato lo scorso weekend portanto agli amici della Valle d’Aosta tutta la roba che avevo per il camper. E metà garage si è svuotato! Poi guarderò le serie tv che ho accumulato in questi mesi perché la sera sono sempre molto distratta e ne guardo si e no una puntata… e leggerò tantissimo (questo non ho mai smesso).
Mi sto facendo training autogeno per autoconvincermi che andrà benissimo e che non soffrirò la mancanza dell’uomo lontano, che già non ho visto in questo weekend appena trascorso
“…ma sarà una storia leggera, ci vedremo ogni tanto, quando capita… mica ci vedremo sempre” 🙂

Spero comunque davvero che passino i sintomi, ho mal di gola e la testa intontita (non vale dire che è sempre così 😛 ), e la febbre che si è alzata parecchio e non scende neanche a tachipirina. Vabbè. Un giorno alla volta. Intanto ricomincio a tediarvi sul blog, che ultimamente non avevo più tempo!

31 Maggio

TRENTUNO MAGGIO?!!?!?!?
Chi ha mangiato il mio mese di maggio? Dove è sparito? Come ha fatto a volare via in questo modo!??!?!?
Sono esterrefatta da quanto sia volato via questo mese. Mi pare di essere stata ieri in Andalusia invece è passato più di un mese dal rientro.
Sono successe un sacco di cose in questo Maggio 2022.
Mia figlia si è fidanzata con il ragazzetto di cui mi parlava in continuazione durante il viaggio (…ma ti piace? no! …eh ho visto!), sono due settimane che escono insieme e hanno una relazione che sta viaggiando alla velocità della luce, con tanto di presentazione ufficiale del fidanzato alla madre (che poi sarei io, ovviamente) con più ansia da parte mia che loro, presentato anche al padre e famiglia, manca solo il nonno e abbiamo finito il tour dei parenti. Che ansia!
Il mio lavoro dovrebbe essere in un periodo di calma invece è molto più intenso del previsto. Alterno viaggi di lavoro a viaggi di piacere e mi sento molto nomade. Ma felice.
Mio babbo mi ha chiesto come sto, come mi sento a vivere da sola, ormai sono oltre 8 mesi che ho lasciato M. Gli ho risposto che non mi sono mai sentita così viva come oggi. Così serena ed entusiasta di vivere ogni singolo giorno della mia vita, anche quelli noiosi, anche quelli meno entusiasmanti, sono VIVA e mi sento VIVA. A volte mi sento SOPRAVVISSUTA e come tale a maggior ragione VIVA.
Inizia l’estate e so già che volerà via in un attimo, cercherò di viverla quanto più possibile.
A tutti, anche a chi non ama questa stagione, auguro comunque di vivere una fantastica ESTATE!

Metà maggio (per non dire la data)

Maggio è sempre stato un mese particolare, spesso difficile, in bilico tra l’anniversario di matrimonio dei miei genitori (dove già ero presente,seppur dentro un pancino) ed il compleanno di mia madre. Quando lei era ancora in vita, spesso a metà mese si festeggiava con un mini-viaggio tutti insieme, un weekend in un agriturismo, tra mangiate e visite nei dintorni. Ricordo Toscana ed Umbria, mia madre che “pago tutto io, ma si va tutti insieme”, da prima che nascesse mia figlia, da quando lei è nata, fino alla malattia di mia madre che ha bloccato questa routine, e che avevamo voluto commemorare l’anno della sua morte, andando a fare un lungo weekend in camper (la “prima volta” per mio babbo in camper con noi) alle terme al lago di Garda.
In realtà, ho realizzato solo in questo momento la data particolare di questa giornata che volevo condividere.
Il post mi nasceva dal fatto che sabato scorso mi era stato accennato un paese di cui ignoravo l’esistenza, in Veneto, di cui si decantava la bontà del prosciutto. Io lunedì avrei iniziato una settimana di trasferte in Veneto, avevo già una mezza idea di partire già dalla domenica, a maggior ragione ne ho approfittato per unire tutto quanto e sono partita domenica mattina verso questo paesino, per scoprire oltretutto che c’era addirittura in corso la Sagra del Prosciutto! Un paese meraviglioso, la sagra, un casino di gente, una giornata soleggiata (…anche troppo), giravo per le strade ridendo da sola, felice di come la vita possa riservare sempre momenti assolutamente inattesi ma così belli. Così fottutamente perfetti.
Ero partita per questa “trasferta di lavoro anticipata” facendo tutte strade statali, volutamente ignorando l’autostrada (il tempo di percorrenza era di poco superiore), guidando piano su stradine sconosciute un po’ per guardarmi intorno, un po’ per non prendere multe (non conoscendo le strade!), mi sentivo in un viaggio un po’ surreale, un po’ mistico, orario a cavallo del mezzogiorno di domenica quindi strade deserte, solo io, la macchina, la musica, tanti messaggi vocali a farmi compagnia (<3), piccole deviazioni improvvise ed impreviste, fino ad arrivare in questo paese e rimanere incantata già solo alla vista delle mura che lo circondano.
Poi ho assaggiato questo prosciutto davvero buono, “ho provato anche questo nella vita”.
Il pensiero ha spaziato su quanto siano belle le piccole cose, le piccole gioie che si possono trovare in ogni angolo, se scegli di abbandonare la zona confort. Avrei potuto rimanere a casa, con l’aria condizionata, a guardare serie tv sul divano, e sarebbe sicuramente stata una bella domenica, in cui probabilmente avrei avuto piccoli momenti di ansia che avrei in parte annegato nell’alcool e in parte mascherati mettendo in ordine lo stanzino, o il garage, o la cantina…

E invece.

Questa sera sono rientrata finalmente a casa, mia figlia l’ho appena incrociata (giovedì giochi di ruolo), sono sul divano stravolta per le immancabili code in autostrada, anche un po’ stranita dall’essere in casa mia. Questa vita nomade è stancante ed appagante uguale. Mi sposto con il mio rumoroso trolley a seguito, a volte rido da sola pensando al casino che faccio quando mi sposto da un luogo all’altro. Mai nella vita avrei pensato una cosa simile nel mio futuro. Mai l’avrei neppure desiderato! Ed ancora una volta scrivo…

“E invece”.

Questo 2022 è tutto all’insegna della sperimentazione. Non dare nulla per scontato. Voglio provare esperienze che chissà se mi piaceranno o no, ma voglio farlo, non privarmi di qualcosa solo perché “forse non mi piace”, voglio piuttosto farlo perché “forse non mi dispiace”. La differenza è infinitamente grande. Ci saranno esperienze buone ed altre pessime, ma penso valga la pena provare.

E se me ne pentirò, perlomeno non avrò vissuto di rimpianti.

Invecchiando

E prima o poi doveva pur accadere, anzi già fin tardi, il primo batticuore della mia bambina. Sto ragazzetto dei giochi di ruolo (e non avevamo dubbi ) di cui nominava in continuazione durante il viaggio in Andalusia (del genere… “ma ti piace?” “ma no mamma, non mi piace, è basso!”… però intanto nominato venti volte al giorno)

Poi c’è stato il weekend intero ai giochi di ruolo dal vivo, poi arriva l’invito ad uscire da soli per un cinema… Mi racconta che erano tanto vicini a parlottarsi nell’orecchio, le dico che magari lui non ci prova perché la vede come una sorellina, lei mi dice “insomma, lasciami almeno sognare” e io perplessa le chiedo “ma allora ti piace!?” e lei boh, non so, mah…

Penso siano dolcissimi, lui è oggettivamente troppo grande, un universitario di 24 anni! Ma sfigatello e sembra pure bravino. La vede come una sorellina ma lei è anche tanto più matura della sua età. Ed è bellina (non lo dico da mamma, altrimenti avrei scritto che è la più bella del mondo) e intelligente e tanto simpatica, oltre alla passione in comune per i giochi di ruolo che la fa da padrona. Lei dal canto suo, manca poco ai 18 anni, non se l’è quasi mai filata nessuno, ora le attenzioni di questo universitario che la viene a prendere a casa in macchina…. Eh, ciao, insomma, come resistere?

Ho parlato con *ex marito* che pensavo avrebbe fatto da freno e invece l’ho scoperto più entusiasta di me, quasi commosso. Avevo timore di dover discutere e invece. Ma pensa un po’, mi fa piacere che pure lui sia comunque contento (preoccupati certo, ma con fiducia nei confronti di nostra figlia che fino ad oggi se l’è sempre meritata anzi guadagnata)

La scuola è quasi al termine e fino ad oggi i voti sono altissimi. Spero che questo non cambi. Di sicuro l’aver cambiato scuola le ha concesso di vivere questa esperienza, tutta questa cosa dei giochi di ruolo non avrebbe potuto esserci altrimenti. Vedi. Che poi alla fine, forse tutto ha cambiato in meglio, anche questa cosa della scuola ha un senso che si incastra con tutto il resto.

Questo post l’ho iniziato giovedì scorso e l’evoluzione è stata talmente rapida che neanche mi ricordavo di aver iniziato a scriverlo… ad oggi si sono scambiati il primo bacio, si vedono ogni giorno, lei pranza e cena da lui quasi con regolarità, la mia ansia va su e giù tipo montagne russe, da un lato la madre apprensiva, dall’altro l’adolescente dentro me che applaude felice questi momenti meravigliosi che non torneranno mai più.

Cercherò di lasciarle vivere questa avventura ma tenendole sempre davanti agli occhi la concretezza. Anche oggi una discussione in cui lei offesa perché non le davo fiducia (le ho chiesto di non tornare a casa tardi stasera) e io le ho risposto che è mio dovere di mamma rimarcarle le cose importanti. Pertanto, anche se lei è brava e sa da sola che deve tornare ad orario decente, io glielo ripeto perché va fatto.

MI SENTO INVECCHIATA DI UN SECOLO NEL GIRO DI POCHE SETTIMANE.

Diario di viaggio – Andalusia (Pasqua 2022)

Ho organizzato tutta da sola questo viaggio, fissando come tappe Siviglia – Cordoba – Granada – Malaga.
Tra una città e l’altra, ho previsto una giornata di viaggio in cui visitare altre località intermedie,
a volte programmate (soprattutto le tappe in cui sono state girate scene del Trono di Spade),
a volte capitate per caso vedendo cartelli che incuriosivano, perdendoci nel deserto, scalando montagne, bagnando i piedi al mare.
Avrei voluto scrivere un post “diario di viaggio” ma mi rendo conto che mi scappano via le parole, non saprei come riportare tutte le emozioni, è già passata una settimana dal rientro e già ricordo questo viaggio come un bellissimo sogno vissuto, immortalato nella memoria come uno dei più bei viaggi mai fatti, sicuramente legato all’Andalusia che è un posto meraviglioso, ma altrettanto indubbiamente legato al fatto che eravamo solo io e mia figlia, non c’era M a creare situazioni di disagio e urla a rovinare il ricordo. Essere solamente noi due in questo viaggio è stato bellissimo e riposante.
Mi rimarranno negli occhi gli incredibili panorami che ho visto, nelle orecchie le risate fatte con mia figlia.
Sono stati undici preziosissimi giorni in cui siamo state “madre e figlia”, con i momenti di litigio e i momenti di coccole e quelli di compagnia, di chiacchiere, e tantissime risate, davvero tantissime. Sono stati preziosi perché mi sento fortunata di aver potuto trascorrere così tanto tempo, e una così bella vacanza, insieme alla mia “piccola donna” che è ormai pronta a spiccare il volo da sola.
Questo weekend lei ha vissuto una esperienza pazzesca di giochi di ruolo dal vivo, so che tornerà a casa cresciuta e cambiata (in senso buono, intendo) e mi si stringe il cuore dalla gioia perché è un momento importante. E’ tornata ieri sera a mezzanotte ed io ero già a dormire, ora sta ancora dormendo e so che quando si sveglierà rimpiangerò la pace ed il silenzio, perché sarà così entusiasta e mi racconterà tutto e sarà agitatissima e non vedo l’ora (ma ho già mal di testa al pensiero).

Penso che è arrivato maggio in un baleno, mi fa un po’ impressione come siano volati questi mesi. Ormai è quasi estate, sarà un’estate tutta nuova e non riesco neanche a prevederla, e forse neanche voglio pensarci troppo, sarà sicuramente bellissima, sarà piena di momenti importanti.
La mia bambina e la sua ultima estate prima dei 18 anni, i suoi nuovi amici, i suoi weekend con loro.
Per me la prima estate senza camper.
In Andalusia ho visto che l’idea del viaggio in appartamento mi piace moltissimo e “assomiglia” al modo di vivere che mi appartiene, la libertà, l’organizzarmi da sola. Ci sono i pro e i contro ovviamente, il camper era casa mia a tutti gli effetti, li vedevo in giro per la Spagna parcheggiati in posti strepitosi con panorami mozzafiato e pensavo a come era bello svegliarsi la mattina e guardare dalla finestra tutta quella meraviglia, appena sveglia. Però non è male neanche avere un appartamento in pieno centro, senza dover utilizzare mezzi pubblici, poter uscire ed essere subito nel pieno delle attività.
Insomma, tutto da vivere.
Io farò il possibile per cercare di prendere il meglio da quanto la vita può offrire, vorrei promettere a me stessa di rimanere sempre a testa alta e cercare di non farmi buttare giù da nulla. Un obiettivo sicuramente ambizioso, e di difficile attuazione… però provarci è già un buon inizio!

Primavera

Mi sembra stranissimo essere “già” in Aprile. Di solito il mese di marzo l’ho sempre vissuto male, un mese lungo, noioso, calo di lavoro, calo di entusiasmo, attesa della primavera. Quest’anno marzo dov’è andato? Volto la testa per guardare indietro e non trovo marzo. Non trovo neanche febbraio a dire il vero. Mi sono volati via due mesi in un baleno, due mesi emozionanti, esagerati, in cui ho vissuto ogni emozione a mille, in cui ho avuto la fortuna di potermi emozionare ancora, e ancora, e ancora. E quindi sono volati via, per forza. Ed è straordinario.
Fra pochi giorni partirò con mia figlia per fare un tour in Andalusia, abbandonata l’opzione Tokio (il Giappone ancora non ha riaperto ai turisti), abbiamo optato per questo viaggio in territori che comunque normalmente non farei volentieri ad agosto (troppo caldo). Mi sono organizzata le tappe e prenotato gli appartamenti (Santo AirBnb, ora e sempre!), voli aerei, macchina a noleggio. Organizzato a grandi linee le cose da vedere, valutato con mia figlia cosa fare e cosa no (ad esempio, unanime sì alle aree in cui hanno girato il Trono di Spade).
Manca poco e ho tanto bisogno di ferie, il lavoro è sempre a tutto regime nonostante il periodo dovrebbe essere di calo. E sarà sempre più intenso perché quest’anno avrò moltissimi avviamenti anche tra giugno e luglio… speriamo siano al mare 🙂
Sabato scorso ho dovuto rivedere M per concludere il passaggio macchina e cane, mi sono tolta due grossi pensieri e tolto un ulteriore seccatura che mi legava ancora a lui. Rivederlo mi ha infastidito, ho cercato di essere educata, lui era palesemente altrettanto infastidito e mi ha dato l’idea di voler stare sulle sue pertanto ho evitato qualsiasi argomento potesse diventare fonte di discussione e va benissimo così. L’impressione è che sia comunque sbiadito il periodo di ossessione che l’aveva portato a farmi stalking pesante, sembra abbia smesso anche di telefonare ai mariti delle mie amiche, penso che in fondo sono passati più di sei mesi e sarebbe anche ora che prendesse una sua strada, chissà. Io di sicuro ho preso la mia.

Mia figlia è sempre più presa dai giochi di ruolo ed è una cosa di cui sono davvero felice. E’ ancora molto (direi “troppo” ma come madre “non è mai troppo”!) legata a me e sto cercando di aiutarla a farsi nuove amicizie e uscire dalla sua zona confort. Presto spiccherà il volo verso la sua vita, e io rimpiangerò questo periodo in cui mi chiede di passare più tempo con lei… pertanto, cerco di godermi quanto più possibile, concerti, weekend a zonzo, viaggio in Andalusia inclusi. Tanto quest’estate se ne andrà al mare con mio babbo, in montagna con suo padre… la vedrò pochissimo. Accumulo bei momenti per fare scorta per quando la vedrò meno. A volte la convinco ad andare da suo babbo nei weekend, così posso approfittarne per trascorrere un po’ di giorni insieme all’uomo che sto continuando a frequentare (stavo scrivendo “il mio uomo”, ormai sono oltre due mesi). Un tempo mi sarei sentita in colpa a prendermi del tempo per me in modo così ecclatante. Oggi penso che non ci sia niente di male in quello che faccio, ed è strano pure questo, mi sembra così tanto strano il non sentirmi in colpa per qualsiasi cosa, dopo 47 anni a sentirmi in colpa anche a respirare.

Nel frattempo è iniziata la primavera, una primavera in tante cose completamente anomala dal mio “standard”. Sto vivendo alla giornata ed è un modo di vivere che non mi appartiene ma che incredibilmente trovo mi stia benissimo addosso. Forse è legato all’età, tutto quello che “dovevo” fare l’ho fatto, ora posso raccogliere i frutti e dedicarmi a stare bene. Godermi il lavoro che tanto mi piace, i viaggi, le trasferte. Abituarmi a vivere le vacanze senza il camper (quanto mi manca!) ma adeguando la modalità di viaggio in un modo che comunque mi è consono (Santo AirBnb, di nuovo!). Un uomo con cui sto davvero bene. Una figlia che sta crescendo e che è il mio orgoglio. 47 anni e rinascere in un modo che proprio non pensavo fosse possibile.

Vivere le emozioni quando si presentano, senza scappare.

Una primavera tutta da divorare.

Ko tecnico (influenza)

Sarebbe bello scrivere un post sull’inevitabilità dell’ammalarsi dopo aver corso così tanto per lavoro negli ultimi cinque mesi, ed ora dopo una sola settimana di smart working, il fisico si rilassa e si ribella e me le fa pagare tutte piantandomi un sonoro ko di influenza pesante. Sarebbe bello e quasi naturale, ma no, è gastroenterite e a quanto pare in questi giorni sta falcidiando il nord Italia (perlomeno a sentire in giro).
Sono rientrata a casa domenica nel tardo pomeriggio, dopo un intenso e bellissimo weekend in splendida compagnia, tra passeggiate in montagna, lago, splendida compagnia (ah l’avevo già scritto?), comunque lieta di rientrare nella mia casina vuota e silenziosa (figlia dal padre) a farmi un breve relax tra apericena solitario e libro da leggere. Rientrando in macchina sentivo la testa leggera e un accenno di dolore cervicale, ma era tutto facilmente riconducibile alle attività delle ultime 48 ore pertanto non ci ho badato. Ho iniziato verso le 20 a guardare male il bicchiere di vino (Franciacorta, peraltro, perché avevo di che festeggiare): era ancora a metà e non avevo voglia di finirlo. UHMMMMM… rimetto il vino nella bottiglia. UUUHHHMMMM… non ho voglia di bere altro, Ma proprio nulla. E inizio a sentire i brividi, per quanto in casa non ci sia caldissimo, ho i brividi anche mettendomi davanti al camino. E sento le gambe deboli (ma sempre riconducibile al weekend). Provo la febbre nulla. Mah. Mi inizia anche la nausea abbastanza forte, meno male che ho abbandonato il vino. Mi metto a letto a leggere, brividi sempre peggio, metto una coperta in più, poi due, poi riprovo la febbre e sono 37.4. AHI. Dopo neanche mezz’ora sto già a 38°, prendo una tachipirina e mi metto a dormire, per poi svegliarmi alle 2 rigettando la cena, il pranzo, la colazione e tutti i santi del paradiso (ed il resto della notte non sto a raccontarlo). Al mattino il termometro mi dice 38.5, per fortuna la nausea è passata (più o meno… perlomeno si è calmata). La giornata di lunedì trascorre con punte di 39° che tengo a bada a malapena con la tachipirina, coricata a letto a dormire a intervalli regolari come i miei gatti, pranzo e cena con menù da ospedale, tisane, biscotti secchi, una tristezza. Gioisco di essere a casa da sola perché ho un mal di testa atroce e anche solo mia figlia che è passata da casa 5 minuti a prendere i libri di scuola, mi ha spaccato il cervello! Ieri è andata leggermente meglio, febbre con picchi più bassi di 38°, spossatezza generale, sempre tante dormite, ho pure provato a lavorare un’oretta. Oggi niente febbre, ho le ossa che mi sembra di essere conciata peggio del dopo incidente, sono tutta dolorante, il mal di testa non si placa, ho provato ancora a lavorare ma mi è salito ancora più mal di testa e ho abbandonato. La tv mi dà noia, l’unica cosa che riesco a fare senza stancarmi è leggere. Sto leggendo così tanto che non ricordo l’ultima volta. Ah sì, la ricordo, in effetti ero ammalata, luglio 2018, la vacanza della devastazione tra ginocchio e febbre e dissenteria (che settimana di merd…. ci avevo fatto un post). Che peraltro, non ho mai più preso un’influenza da allora!
Quindi eccomi qui, mercoledì sera, tre giorni ad acqua e cibo da ospedale, a breve mi rimetto a leggere ma so che fra un’ora o poco più mi daranno fastidio gli occhi… purtroppo questo è un cartaceo, scritto piccolo, senza retroilluminazione, i miei occhi si stancano tanto, non so neanche perché l’avevo comprato cartaceo! L’ho iniziato apposta ora che sono a casa, così non devo portarmelo nei viaggi, pesa tre kg (Ken Follet – Fu sera e fu mattina). Mi rendo conto di essere completamente sola e la cosa non mi disturba in alcun modo, forse perché tanto so che è una situazione momentanea. Al momento però non solo non mi disturba, ma anzi è una situazione di cui sono lieta.
Poi ho i miei due gatti, che alternano il fare un casino allucinante (corrono come indemoniati, si buttano sul letto a mordermi un piede e ricorrono via… in continuo per dieci minuti almeno, finché non li prendo con la ciabatta), all’accoccolarsi dolciosi e coccolosi a fianco al piede che prima mordevano.
Ammetto che mi manca l’aperitivo delle 18, il mio cervello associa l’essere a casa, il libro, ehi dov’è il mio bicchiere di vino? Mi sento il cane di Pavlov, ecco, in quella fascia oraria ho notato che mi sale un secondo di ansia. E sono così LIETA di rendermi conto che sì, è un secondo. Sono da sola in casa, ammalata, sto malissimo, sono debole, mi annoio, non bevo e ho UN SECONDO di ansia. Mi fermo un attimo a riflettere meglio e non trovo ansia in questi ultimi giorni. Mesi. Trovo tanta agitazione, eccitazione, brama di emozione. No ansia. Che considerando che “ansia è parte di me”, è come aver smarrito un pezzo, un po’ mi inquieta. Poi mi rendo conto che no, non mi inquieta, è sempre parte di me, solo non mi soffoca, non mi accompagna, semplicemente ci accettiamo a vicenda senza darci fastidio.
Mi viene in mente un capolavoro di fumetto di Giacomo Bevilacqua, “la mia amica ansia”, in cui il sunto è che l’ansia è il modo che ha il nostro cervello per farci capire che qualcosa non va, una sorta di allarme. Non dobbiamo cercare di mandarla via, perché più la scacciamo e più lei stringe forte, perchè vuole che capiamo di essere in pericolo. Dobbiamo ascoltarla. Sarà sempre con noi, ma se la ascoltiamo, lei non ci stringerà più così forte da farci mancare il respiro, rimarrà una presenza a sorvegliare che non commettiamo altri errori. Non è una minaccia, è una compagna.
Nel mio esempio personale posso affermare che è esattamente così. Se davvero in questo momento (…mesi!) non mi sta più stringendo, forse ho imparato ad ascoltarla e darle retta.
Mi piace illudermi che sia così.
Per questa sera, l’unica mia “ansia” è pormi il problema se provare o meno a guardare la tv… fossero tutte così 🙂
Buona guarigione a me, me lo dico da sola, perché sono fiduciosa!

Il passato che si armonizza

Dal libro di King 22/11/63, dalla serie TV Dark, questa piccola frase che riporto nel titolo mi perseguita. So bene (parlando alla mia parte razionale) che sono suggestioni e casualità, ma la mia personalità romantica ama cercare assonanze e, accidenti, questa settimana è stata impegnativa. Prima volta che mi capita di rimanere via da casa, nello stesso posto, così a lungo. Stesso albergo, stesso ristorante, tutta la settimana.
Certo non aiuta pensare che siamo passati giusto dieci anni da Matera. La mia prima “vera” trasferta e tutto quello che avevo provato e che ho poi insabbiato come ben sono capace di fare. Ma quella sensazione di libertà, di stare bene, di bastare a me stessa, di poter essere me stessa, di poter valere e essere in grado ed essere capace. Se ci ripenso e osservo con attenzione, mi vedo oggi, mi vedo allora. Uguale. Ero già me stessa, dieci anni fa. Ma non avevo avuto il coraggio di esserlo. Ah, se potessi. Se solo potessi riprendermi questi dieci anni. Tornare a Matera e darmi due schiaffi immensi e dirmi: non tornare come eri, prima di Matera. Torna DOPO Matera. Torna cresciuta e viva e splendida e capace e fiera, così come sei stata in tutta questa settimana. Puoi solo crescere.
Invece rivedo quella splendida donna già in grado di esserla, ma piena di paure, ritornare a casa e ricominciare a fare il pulcino spiumato. Con il generale, con il lavoro, con M, con mia figlia pure. Tornare a fare la mia bellissima vita precisa e indolore, certo non di sofferenza, certo al sicuro, ma priva di emozioni, soprattutto prima di me. Mi fa rabbia ma non riesco a colpevolizzare quel pulcino. Ero ancora troppo spaventata dalla vita, e pur sapendo (e lo sapevo) di poter essere meglio di così, all’epoca me lo sono fatta andare bene. Ed è andata bene, lo sapete. Non sono stati anni buttati via, ho fatto tante cose, ho viaggiato tanto ed ogni viaggio è stato meraviglioso (ogni viaggio con uno sclero di M, ma tanto sappiamo pure questo. Sono comunque stati buoni viaggi, nel complesso). Ho cresciuto mia figlia aiutandola a diventare la splendida ragazza che è oggi, quindi al di là di cosa ho fatto o non fatto, qualcosa di buono di sicuro l’ho realizzato e l’ho davanti agli occhi ogni giorno.
Tornando ad oggi e a questa strana settimana, ho approfittato della bellissima stagione (fredda, ma il freddo non mi crea disagio) per fare la turista e ritrovare borghi e città che ho visitato in passato e che desideravo tanto rivedere. Sono stata una turista “toccata e fuga”, un paio di ore finito il lavoro e prima di cena, ma ho potuto vivere la mia solitudine, i miei silenzi, il mio entusiasmo, ritrovarmi ad allargare le braccia quasi a voler ballare in cima alla Fortezza di Poggibonsi, io e il mio cellulare con alla radio canzoni anni 80 (quasi imbarazzanti). E questo sorriso che ho addosso e che diventa più bello che mai nel mio cervello. Sentirmi bene ovunque io sia, perché la vita è bella e anche questo passato che si armonizza mi ricorda che non c’è mai nulla di scontato nel vivere.
Guardo le foto che ho fatto stasera, faccio sempre foto a caso, neanche controllo il display, scatto come sto guardando, per vedere ciò che vedevo. Un aperitivo sulla terrazza vista Siena, un calice di Chianti, e questo panorama. Non leggo, guardo appena il cellulare, sto semplicemente lì seduta a sorseggiare il vino e guardare il panorama, e le stelle, e lo spicchio di luna lì in mezzo al cielo, e penso sì, che la vita mi sorride. Sono in luoghi meravigliosi, i turisti pagano per venire a visitarli, io sono pagata per viverli. E mi si strozza il respiro perché mi sento fortunata.
Stasera stavo osservando di come io riesca a sentirmi a mio agio ovunque. Ho ricordato i miei nonni (entrambi), che in modi diversi facevano lo stesso lavoro, rivendita di generi alimentari, uno con negozio in centro, l’altro ambulante in mezzo ai monti. Due uomini completamente diversi, entrambi a modo loro con questa capacità di affabulatori, sornioni, piacevoli, sempre una parola gentile con tutti, dei veri venditori. Io non saprei vendere neanche l’acqua nel deserto, ma di loro ho ereditato la capacità di mettere a proprio agio le persone, ed è una dote di cui vado fiera, mi è indispensabile nel lavoro che faccio, ed è molto piacevole nel tempo libero, soprattutto quando sono in trasferta. Soggiorno in hotel più di una giornata? Una parola gentile alla receptionist, un saluto educato alle donne delle pulizie, una battuta simpatica alla cameriera… ho piccoli gesti, che non mi costano affatto e che anzi mi escono naturali, che mi aiutano a sentirmi un po’ “a casa” ovunque io vada. E’ un atteggiamento che ho sempre, anche quando sono a casa, anche al supermercato, cerco sempre una parola gentile per la cassiera, per il cameriere, il barista. Non sento mai di dover “essere servita”, anche se sto pagando per un servizio. Anzi, ringrazio, perché ho davanti una persona che sta facendo un lavoro e se lo fa con il sorriso, non lo ritengo scontato e ne sono grata.
Ho messo in un solo post almeno duemila pensieri, perché domani finirà questa stramba settimana e so che ne sto uscendo arricchita. Non per i luoghi che ho visitato (e che non smetterei mai di vivere), ma per l’esperienza in sé, che è stata davvero importante.
Aggiungo (ma quanto è bella la frase “last but not least”?!), perché non posso proprio farne a meno, due righe sul fatto che sì, mi sta mancando tanto il non poter vedere l’uomo che mi sta occupando i pensieri (poi troverò anche una definizione migliore, prometto). Mi manca ma è un sentimento bello, perché so che lo rivedrò la settimana prossima, pertanto non è un sentimento di sofferenza e di mancanza quando di aspettativa e di entusiasmo per ciò che sarà. E’ una cosa tutta nuova per me, che non mi appartiene. Non ho mai vissuto un sentimento solo per la gioia di provarlo. Ma caspita, se è bello. Vivere per la felicità che sicuramente arriverà, piuttosto che ingrigirsi su una mancanza momentanea. Godere dell’aspettativa e anzi entusiasmarmi di questa attesa, e più mi manca e più sarà bello rivederlo, perché non ho dubbio alcuno su quanto sarà bello. Non so neanche cosa sto scrivendo perché ho proprio bisogno di buttare tutto fuori a caso, non ho voglia di rileggere. Mi rendo conto solo che mi esce questo sorriso addosso e che non voglio farne a meno.

Una settimana in Toscana, dieci anni da Matera, una testa abituata ad un regime rigido ed incasellato che sta sbandando verso cuore ed emozioni, pur mantenendo la propria identità.

E poi ditemi che la vita non è incredibile.

Toscana

Mi ritrovo per lavoro in Toscana, l’ultima volta era stata subito post-rottura con M, sono più o meno nelle stesse zone, con una intensità emotiva completamente differente. Stanotte ho passato la notte malissimo, un continuo di incubi-dentro-incubi, quando sogni di svegliarti e pensi di avere sognato e invece sei dentro all’ennesimo incubo da cui ad un certo punto pensi non potrai mai uscire. Incubi su M, incubi sul rientrare da una trasferta e trovarlo in casa come niente fosse, urlargli “ti ho lasciato! vattene”, lui che cerca di baciarmi, io che non ho abbastanza voce per urlare “mi fai schifo”, cerco di scappare, mi rincorre, mi “sveglio” e l’incubo ricomincia nello stesso modo, con lui che fa finta di nulla come fossimo ancora insieme, il mio orrore, la notte non finiva mai.

Non so perché ho avuto una nottataccia simile (non è la prima volta che faccio incubi di questo tenore, ma mai così prolungati). Forse perché sono tornata in Toscana dopo quell’ultima volta, forse perché oggi “festa della donna” mi rammarico di essermi lasciata sopraffare e ingannare (me stessa) per così tanti anni. In realtà “festa della donna” per me significa nulla, come “San Valentino” o altre cavolate inutili di cui non ho mai sentito la necessità.

Oggi ho rivisto una coppia di amici camperisti, che non vedevo da cinque anni, abitano vicino a dove lavoro e ho pensato che sarebbe stato carino salutarli. Mi hanno chiesto di M e ho detto che ci siamo lasciati, sono stata su una vaga causa legata al mio cambio di lavoro, ho pensato poi che ad oggi, sono sicura che la bomba scoppiata a settembre sarebbe comunque esplosa, ad oggi quella relazione non sarebbe comunque potuta continuare.

Il lavoro da fine novembre è esploso talmente tanto, mi ha portato in giro in continuazione, non ho ancora smesso (…”ma a breve smetto” lo ripeto da fine gennaio…) e, se posso, neanche voglio smettere, anche se è inevitabile il calo da qui a giugno almeno.

Il camper è un ricordo di immensa nostalgia e mi manca tanto, tantissimo. Se penso che normalmente a marzo iniziavo a programmare le ferie di agosto. Se penso che quest’anno agosto non so neanche quando arriverà. Nel senso che ho mille progetti prima. Weekend con mia figlia. Weekend con l’uomo che sto frequentando (sì, ci stiamo frequentando, lo scrivo giusto fra le righe così magari si nota meno), un viaggio per Pasqua con mia figlia, che vorremmo andare a Tokio ma tra covid e guerra chi lo sa se il Giappone riaprirà le frontiere. La gioia del mio capo (Grande Capo) che quando ho mandato il piano ferie per Pasqua, mi scrive “goditi le tue meritate vacanze” in risposta (poi chiedetemi perché sono innamorata del mio Grande Capo). Una azienda (forse più di una) con sede vicino al mare che potrebbero partire a giugno e che mi garantirebbero giornate di lavoro seguite da lunghe passeggiate lungo la battigia al tramonto. Mio babbo con figlia che se ne partiranno per il mare per quasi un mese e avrò libertà totale di fare ciò che mi va (ho i gatti. ma casa libera. e tante amiche che mi aiutano per cibare i gatti in mia assenza). Agosto che figlia vorrebbe stare da suo babbo come la scorsa estate, che si era tanto divertita. Io che vorrei lo facesse, un po’ anche per dispetto, visto che la scorsa estate mi ha abbandonata (sì, mi fa ancora male) e allora può farlo ancora, e io farò quello che mi andrà di fare.
Mi sembra che i giorni stiano viaggiando ad una velocità tanto strana. Al lavoro volano e rallentano senza alcuna logica, penso seguendo i miei livelli di stanchezza. Dopo lavoro un tempo non passavano mai. Adesso fumano via in un baleno. Vado anche a dormire molto più tardi del solito (a volte anche a mezzanotte, robe da matti!), perché il tempo non mi basta mai. Mi sembra di averne così poco, di tempo, che vorrei non smettere mai di viverlo. O forse perché non ricordo un tempo così sereno da meritare di essere vissuto così totalmente, sempre, senza perderne un solo istante.