Rimanere positivi (quando si è negativi!)

Tutto a posto… tampone risultato negativo, per fortuna. Abbiamo ripreso ad uscire di casa, con mia figlia abbiamo camminato e camminato e camminato… un enorme sospiro di sollievo. Con il mio lavoro si vedrà di volta in volta, di sicuro eviterò zone ad alto rischio, per le altre trasferte valuterò. Mi cala un po’ il morale al pensiero di non poter andare in giro in camper. Mercatini di Natale. Festività natalizie. Weekend.
Ad oggi, puntiamo a rimanere in salute… e non è poco.

Le lunghe attese

Sono rientrata il 23 ottobre dopo una settimana in Lombardia, tra vari clienti, ristoranti, hotel, aperitivi. La settimana è stata tranquilla, i locali apparentemente sanificati, controllo costante della temperatura, ambienti di lavoro sempre con mascherina e disinfettante alla mano. Diciamo che il clima generale iniziava a scaldarsi, tenevo costantemente sotto controllo i notiziari per paura che chiudessero le regioni, ma alla fine sono rientrata senza problemi (quasi “appena in tempo”)
Il timore di essere stata infettata rimaneva elevato, pertanto ho ben pensato di approfittare dell’iniziativa gratuita in cui poter fare sierologico io, figlia, e anche nonno intanto che ci siamo. Così, il venerdì successivo 30/10 siamo andati tutti e tre a fare il sierologico, tutti e tre negativi (visione immediata dell’esito al “pungidito”). La sera, prima di andare a dormire, controllando le mail vedo che hanno pubblicato esito sul mio fascicolo sanitario elettronico, vado a controllare e qui il primo shock: mia figlia era segnata positiva. Shock puro, in quanto ho visto io stessa che l’esito era negativo! Inutile dire che non ho chiuso occhio… la mattina provo la febbre a mia figlia e doppio shock: ha 37.5!!! Corro in farmacia per capire cosa fosse successo, mi dicono che sicuramente c’è stato uno sbaglio nel caricare i dati del test sul sito, che anche loro assicurano era negativo. Vista la concomitanza della febbre, decido di non chiedere una rettifica ai valori riportati sul sito, e rimango in attesa di chiamata per fare il tampone, giusto per sicurezza, considerando l’errore almeno ne approfitto per far fare un controllo in più alla figliola, che nel frattempo continua ad avere la febbre (sempre sui 37.2-37.5, mai oltre). Finalmente ieri (dopo una settimana ormai….) è stata chiamata per fare il tampone, del quale tutt’ora siamo in attesa di esito (e ben sappiamo ci vorranno giorni…)
Sono abbastanza tranquilla perchè, a parte questa febbriciattola, non ci sono altri sintomi. Io ed M non abbiamo nulla. Per sicurezza, in tutto questo periodo ce ne siamo stati rintanati in casa, poca fatica, mia figlia era già in DAD, io ero già in smart working, ed M come purtroppo sappiamo è in disoccupazione… quindi amen, siamo stati in casa e va bene così.
Lunga attesa comunque… non solo per questa vicenda, ma per come sta andando in tutta Italia!

DPCM

Non scrivo da un secolo, ogni tanto mi viene voglia di scrivere ma alla fine mi dimentico o passa il momento… Mi rendo conto che un silenzio prolungato può essere preoccupante, in realtà io scrivo quando sto male, quindi un mio silenzio su blog può essere solo un buon segno.
Dal punto di vista “novità”, non c’è nulla da dichiarare… la nostra vita sta scorrendo più o meno serena.
M purtroppo è sempre senza lavoro ma viste le condizioni economiche dell’Italia, dubito avremo possibilità nei prossimi 6 mesi almeno (voglio essere ottimista dalla primavera in poi…). Per ora non è un grosso problema, prende assegno di disoccupazione che sì è più basso di uno stipendio (ben più basso) ma anche vero non abbiamo spese di macchina, benzina, pasti. In più il recente dpcm ci garantisce che non faremo cene fuori (non che prima ne facessimo chissà che) e direi anche pochi giri in camper… quindi alla fine, riusciamo a non risentirne più di tanto.
Mia figlia è serena e bellissima, per ora va ancora a scuola in presenza, è molto preoccupata di poter essere contagiata più per il timore di contagiare noi che non per sé stessa… io del resto viaggio tantissimo quindi quella più a rischio in realtà sono io 😦
Per quanto riguarda me, sono nella fase più creativa, produttiva ed entusiasta che si possa avere nella vita lavorativa. Mi sento un vulcano di idee, sto lavorando tantissimo, viaggio tantissimo, mi diverto tantissimo, un issimo su tutto. So che non sarà per sempre, ma mi godo ogni singolo momento di questo periodo pazzesco che sto vivendo. Riassumendo molto a grandi linee, faccio il lavoro di prima (consulenze su gestionale in ambito contabilità), ma lo faccio senza alcuna interferenza da capi ignoranti, mi coordino da sola, organizzo il mio lavoro, le mie trasferte, le attività. E mi sento pure dire “brava” e “grazie”!!! Non ricordavo più la gioia di ricevere queste parole… Con l’azienda abbiamo un rapporto a distanza di totale collaborazione, con i colleghi si lavora via teams, fino ad oggi ho trovato persone responsabili e competenti con cui si lavora davvero bene. La grande sorpresa è stato rendermi conto che in azienda, su oltre 100 consulenti (tutti su programma dedicato alla produzione) sono l’unica che “ne capisce” di contabilità, pertanto sono diventata il punto di riferimento su questo argomento ed è una cosa bellissima sentirsi così utile e così “competente”! 😀 E la mia esperienza pregressa di programmazione mi sta aiutando molto per proporre migliorie al passaggio dati tra il programma di produzione e quello di contabilità, per questo sono un vulcano di idee e fino ad oggi quando ho proposto qualcosa, dopo solo pochi minuti che sto esponendo il mio progetto, la risposta è sempre stata “mi hai convinto, procedi”. Una fiducia che mi viene data da persone che mi conoscono neppure troppo bene, visto il periodo covid, quando dove lavoravo prima non ho avuto fiducia simile nemmeno dopo 16 anni di lavoro. Per dire. Per me è una cosa talmente incredibile che sto lavorando per mille senza alcuno sforzo… forse in questa mia nuova azienda hanno capito come far lavorare al meglio i dipendenti. Forse. Chi lo sa. Ho paura di illudermi 🙂
Tornando al mio titolo, viaggiare tantissimo per lavoro per me è stancante ma appagante e divertente. Ho paura del contagio, sto attenta a tutto, ma so che non è sufficiente perché non dipende solo da me ma dall’attenzione di tutti. Avranno igienizzato bene la camera di albergo? Avranno pulito a dovere i tavoli di bar e ristoranti? Ma soprattutto… le arachidi che mi portano con l’aperitivo, saranno state leccate da una persona infetta prima di essere portate a me?!?!?!?!?! 😉
Vi mando un abbraccio virtuale… dovessi ammalarmi, sapete già la quale sarà la causa!

Di mezzo luglio

Ho letto una frase in cui mi identifico moltissimo “a causa del lockdown, abbiamo perso talmente la cognizione del tempo che in un attimo siamo già arrivati a giugn… ah no. E’ luglio”
Il mio lavoro è decollato, fin troppo come era da previsione, sono murata di impegni, iniziano le trasferte (quelle serie, più giorni, pernottamenti fuori e così via) presso clienti, l’organizzazione del lavoro e delle assistenze, tutto come deve essere. E sì, sono felice. E sì, mi piace, mi piace tantissimo, a volte sento l’affanno e l’affiorare del mio senso di inadeguatezza che mi fa annaspare in un “non sono abbastanza brava” che però cerco di calpestare a suono di “non lo so fare ma lo posso imparare” e avanzo in questa direzione cercando di dare sempre il massimo. Mi piace moltissimo il lavoro, l’azienda, i colleghi, non mi sembra vero che siano passati già quattro mesi. A volte mi incontro con le mie ex colleghe e parlando di lavoro ho il disgusto dell’azienda in cui ero prima… ora che vedo la differenza con una azienda “moderna”, il modo di lavorare, l’approccio, e senza ombra di dubbio la considerazione che hanno di me. Un altro pianeta. Certo sono all’inizio ed è tutto più bello, non dubito che avrò parecchi problemi anche qui, niente è sempre roseo soltanto! Però già con una buona partenza, le cose sono più piacevoli da affrontare… e per il futuro, continuiamo a sperare si mantengano nel miglior modo possibile.

Bilocale dei miei suoceri, dopo mille difficoltà e peripezie di ogni genere, siamo a una settimana dal trasloco, previsto per il 14. Siamo in fibrillazione nelle mille piccole cose da organizzare a va bene che M non stia lavorando così riesce a seguire tutto con attenzione. Il suo lavoro per ora è in forse, nel senso che forse lo assumeranno in via definitiva a settembre, per ora si gode l’estate poi da settembre si vedrà. Le prospettive sono molto buone, l’azienda che dà lavoro alla ditta che lo dovrebbe assumere, ha appena investito in un cambio di gestionale, quindi significa che non sta affatto andando male… siccome il mondo è piccolo, indovinate da chi hanno acquistato il gestionale?! 😀

Mia figlia è sempre meravigliosamente adolescente… cambi di umore continui, un momento affettuosona e coccolona, il momento dopo mi odia e mi ringhia, tutto esattamente come deve essere. Ad agosto andremo due settimane in un campeggio in Austria, non è la vacanza dei miei sogni ma va bene così, lei è felicissima di tornare in quel campeggio (ultima volta quattro anni fa “era piccola”). Avremmo voluto andare in montagna in Italia, ma i campeggi costano un botto, passare il confine di soli 20km ci fa risparmiare 20 euro al giorno di campeggio… quindi torniamo in mezzo agli austriaci, sperando non ci siano troppi maschietti adolescenti biondi affascinanti stranieri a ronzare intorno al nostro camper!

Buona estate a tutti voi… la mia ancora deve iniziare ed è già a metà!!!

Fase “a che numero siamo”?

Ho perso il senso del tempo. Fatico a capire con precisione che giorno sia, che stagione sia, i giorni si susseguono con un ritmo dolce e dondolante che mi intontisce, sveglia, colazione, lavoro da casa, preparo pranzo, lavoro, aperitivo, cena, film sul divano. E’ un ritmo morbido, assopisce.
Il lavoro va avanti da sé, ho preso in mano la gestione del settore come avrei dovuto, mi porto avanti le attività in autonomia, sto lavorando bene e ne sono consapevole, spero ne siano consapevoli anche i miei capi, del resto non ricevono fastidi o lamentele dai miei clienti (anzi, qualche encomio) e già questo dovrebbe essere per loro un buon segnale. A volte mi intristisce lavorare da casa e non avere il contatto diretto con il cliente, ma la situazione è questa e probabilmente, se così non fosse, oggi sarei qui a lamentarmi del dover andare troppo in giro! Qualche trasferta inizio a farla dalla settimana prossima, mi hanno ordinato la macchina nuova, mi hanno fatto scegliere modello e colore… sono commossa… dove lavoravo prima mi mollavano macchine smesse da altri, la maggior parte delle volte sporche e pure puzzolenti (quella volta che mi volevano affibbiare la macchina di un collega che ci fumava dentro un pacchetto di sigarette al giorno… sto ancora male al pensiero). Ho un telefono nuovo tutto per me. Sono piccole cose ma per me immense… vista la considerazione che avevano nel posto in cui lavoravo prima!

Il lento trascorrere del tempo

…e intanto, la prima settimana solitaria sta volgendo al termine. Mi rendo conto che i miei (piccoli, per fortuna) attacchi di ansia non sono legati tanto al fatto di essere in casa sola, quanto al fatto che pur “potendo uscire”, non so dove andare. Esco, faccio un giro in quartiere, mi spingo fino al parco (ben 500 metri…), compro pane e latte… e torno a casa,
In piena emergenza, il fatto di non poter uscire l’ho vissuto anche bene. Non si può uscire, non si esce, punto. Mi destabilizza di più questa situazione attuale, questi bar che sono aperti ma il caffè lo porti via, i ristoranti che sono aperti ma il cibo te lo porti a casa… questo vivere a metà, questo tentativo di ripresa a singhiozzo, le persone sconsiderate in giro senza mascherine che chiacchierano e si avvicinano troppo, statemi lontani maledizione! Che questo virus è ancora in giro, si è portato via già tante persone, ad oggi ancora tante sono ammalate e si ammalano… io mica sto tranquilla, proprio per niente. Il tempo passa, ma di fatto, non mi sembra sia cambiato così tanto. Abbiamo iniziato l’incubo dei contagi che era freddo e si stava in casa con il camino acceso… ieri ero sul balcone a lavorare mentre prendevo il sole in costume. Questo sì, mi dà l’idea dello scorrere del tempo!
…e fra due giorni sarà la festa della mamma, DI NUOVO. Quest’anno niente salone del libro di Torino con mia figlia, avevamo da pochi anni iniziato questa nostra “tradizione” e già dobbiamo interromperla. Ci consoleremo con un po’ di torta fritta, mia figlia che la andrò a prendere ed in giornata la riporterò da suo padre, ma almeno sarà con me in questa giornata, che sì è solo una festa commerciale, ma per chi ha perso la propria mamma, è sempre un po’ una pugnalata al cuore.
E intanto maggio è iniziato e siamo quasi già a metà. In un mondo “normale” avrei la mente già proiettata al viaggio che avrei fatto ad agosto, quest’anno invece è proiettata ad andare avanti un giorno alla volta, e i viaggi per ora non mi consento nemmeno di sognarli. Chissà.

Solitudine

Ho avuto la fortuna di trascorrere la quarantena in casa con il mio compagno e mia figlia, pertanto non ho accusato solitudine, di fatto mi è trascorsa serena e tranquilla.
Oggi si fa più difficile, perché M è al lavoro, mia figlia si è trasferita dal padre, e io sono qua, sola soletta, con il mio pc ed il mio smart working. Arrivano ondate di panico che fino ad ora ho gestito cercando di controllare la respirazione e facendo lavori di casa a più non posso (una casa così splendente, mai vista neanche appena comprata!).
Da oggi possiamo uscire, ma dove dobbiamo andare? Io personalmente non ho nulla di preciso da dover fare, fuori. Una passeggiata con il cagnolino me la dedicherò sicuramente, un giro in bici nel weekend sperando che non inizino weekend di piogge incessanti (e sarebbe pure il colmo!)… una ripartenza assolutamente smart.
Mai avrei pensato che a mancarmi così tanto fosse il lavoro, tanto più che non ho mai neppure “iniziato” a lavorare nella nuova azienda, il rapporto con i colleghi, i viaggi, il confronto diretto con i clienti… ero così entusiasta di cambiare lavoro per avere mille e più opportunità di andare in giro… e invece.

Che noia.

Maggio (per tenere il conto del periodo)

Lo scrivo nel titolo, perché ormai ho perso il senso del tempo, delle stagioni, dei ritmi. Non sappiamo più bene che giorno sia, riconosciamo i weekend perché non c’è scuola e non si lavora, non cambia poi moltissimo.
La “riapertura” prevista a brevissimo non mi scalfisce più di tanto, non fosse che mia figlia e suo padre non si vedono da un mese e mezzo pertanto, domani andrà da lui e vi rimarrà penso un mese (così ha deciso lei). Ovviamente è sacrosanto che sia così, avevamo scelto di comune accordo che sarebbe rimasta con me fino a fine emergenza, ed ora “recupererà” il tempo perduto dal padre. Ho avuto ed ho tutt’ora leggeri attacchi di ansia al pensiero che da lunedì sarò a casa da sola durante il giorno, siccome io continuo (per ora) a lavorare da casa. Tutto il giorno in casa da sola mi mette ansia, non poco. Saprò sicuramente cavarmela, penso che prenderò il cane ai miei suoceri più spesso del solito per sentirmi meno sola, sperando mi basti.
Mi spaventa, questa “riapertura”. Non me la sento, nemmeno quando verrà consentito, di riprendere a viaggiare dubito. Dove caxxo devo andare? Con l’ansia dei contagi. Con la mascherina. Con i distanziamenti sociali. Con ristoranti, bar, musei, luoghi di interesse chiusi. A che mi servono i chilometri? Ciò di cui ho bisogno, di cui ho sentito più la mancanza, sono le passeggiate ed i giri in bicicletta: questo vorrei ricominciare a fare appena possibile. Per farlo non devo andare in capo al mondo, posso farlo nei dintorni, e di questo sicuramente sono fortunatissima.
Mi manca, più del viaggio in camper, la progettualità. Il sogno dei viaggi che faremo. Adesso non riesco neppure a pensarli (non è vero, penso a tanti piccoli weekend non troppo lontano, soprattutto in compagnia dei nostri amici lontani che mancano tanto), non mi concedo di lasciar correre la mente, cerco di rimanere ancorata a ciò che sembra più plausibile e mi auguro che si possa, che possiamo tutti quanti, ricominciare un passo alla volta le nostre vite.
…e ripartire, anzi, iniziare proprio, con il nuovo lavoro. Andare dai clienti. Conoscere i miei colleghi “di persona”! Anche questo è un obiettivo cui anelo davvero tanto…
(p.s. la mia dieta è giunta al termine, pur continuando a rimanere controllata mi concedo nuovamente i miei piccoli sgarri quotidiani. Sono scesa un ulteriore chilo sotto all’obiettivo che avevo prefissato… ne perdessi altri due, sarei tornata alla modalità secca secca di dieci anni fa! Sono piccole… ma che dico… sono immense soddisfazioni!!!)

Quindi dicevamo? Maggio? E Maggio sia… attendiamo questo mese augurandoci di riuscire a viverlo ed assaporarlo come merita!

Il virus non perdona

La mia nonna non ce l’ha fatta. Ha superato i giorni di Pasqua indenne, parlando al telefono con parenti ed amiche, come niente fosse. Si lamentava che le davano poco da mangiare e aveva fame, si lamentava che le avevano cambiato stanza e doveva abituarsi, si lamentava delle salviette che le avevano date… si lamentava: era mia nonna.
Era.
E’ mancata lunedì mattina, perlomeno così ci hanno riferito.
I polmoni non ce l’hanno fatta, dicono. Una mia amica infermiera mi ha spiegato che questo virus causa spesso dei trombi, che quindi è un attimo e puff… non ci sei più.
Quando leggi di altre persone, racconti, testimonianze, sì va bene, ma è capitato ad altri e non ti ha toccato di persona. Questa volta, purtroppo, tocca a noi.
Il dispiacere per la perdita di una nonna è ovviamente alto, per quanto ci si possa adeguare all’idea, per quanto mia nonna avesse 87 anni… la verità, si sa, è che non ci si abitua mai. Lei aveva i suoi 87 anni e li portava che “avercene”! Era più in forma di me, mentalmente al 100% (forse pure oltre), fisicamente in salute, mai un problema, basti ricordare la recente vigilia di Natale e le discussioni perché voleva organizzare lei a casa sua, per 15 persone! E invece. Ha iniziato con qualche linea di febbre, un po’ di tosse, faceva fatica a respirare. Ha scelto lei di andare in ospedale a farsi controllare perché proprio “non si sentiva bene”. Prima di andare si è fatta il bagno, lavata e pettinata con cura i capelli (la settimana prima si era fatta la tinta – da sola), ha sospeso l’abbonamento alla Gazzetta perché se non gliela portavano tutti i giorni, ha disdetto la fornitura di vino che le sarebbe arrivata nei giorni successivi (non per nulla, era mia nonna!)… si è preparata con cura, con mille accorgimenti che francamente, dico, 87 anni!?
In ospedale è stata ricoverata immediatamente: diagnosi dopo la tac evidente COVID.
Le hanno fatto un primo tampone negativo, ma la tac dava altri responsi… al secondo tampone, positivo, hanno iniziato la terapia prevista per il virus. La prima settimana andava bene, poi ci hanno chiamato che si stava aggravando e la spostavano in un altro ospedale, anche questo adibito covid, che scopriremo poi essere battezzato “hospice” del virus… ma questo ovviamente non ce lo hanno detto. In tutto questo tempo e fino all’ultimo giorno, come ho detto, lei parlava tranquillamente al telefono, sì aveva la mascherina dell’ossigeno, ma non era intubata… anche se vita l’età, sicuramente non l’avrebbero comunque intubata in ogni caso.
Di tutta questa vicenda, ciò che distrugge più di tutto è la SOLITUDINE. Mia nonna è morta da sola, ha vissuto gli ultimi giorni da sola, e non meritava (NESSUNO lo merita) di finire in questo modo. Avrebbe meritato una morte serena, nella sua casa dove viveva sola ed autonoma da decenni, con vicino i suoi cari.
E INVECE.
Il vuoto di saperla morta così, da sola, è dilaniante. Il non sapere nulla dei suoi ultimi giorni di vita, perché va bene che i dottori ci chiamavano ogni giorno, ma NON E’ la stessa cosa. Non la vedi. Non sai. E’ straziante.
Infine, il non poterla salutare pubblicamente. Un ultimo sguardo al suo corpo, una messa per lei che era donna di fede, un funerale, una sepoltura.
Nulla.
La porteranno all’inceneritore, consegneranno le ceneri direttamente all’agenzia funebre, e in ultimo (almeno questo) la concessione di recarsi (massimo 5 persone) al cimitero per la sepoltura, la metteremo insieme a mio nonno, suo marito, unica consolazione.
Il virus non perdona.
Oggi lo impariamo anche noi.

Percezioni

Mai come in questo periodo di vita sospesa, ho la netta percezione di quanto io sia fortunata. Di come le piccole cose con cui ho costruito la mia vita, siano al contrario grandissime cose, in grado di rendermi felice e serena sempre, ancor di più in una situazione di disagio generale come quella che stiamo vivendo attualmente.
Avere accanto l’uomo che amo e con cui conviviamo senza problema, avere mia figlia che (per quanto nel pieno dell’adolescenza) è tranquilla e vive le sue giornate serenamente e con gioia nonostante tutto, ho una stabilità economica che mi consente di non preoccuparmi (…non troppo) della cassa integrazione, o del dover fare ferie non retribuite, o di M in disoccupazione… possiamo tranquillamente sopravvivere, e per un bel po’ ancora.
La fortuna di avere questa bellissima casa che adoro costantemente, in piena città per avere la comodità dei servizi, dei negozi sotto casa che si rivelano un paradiso per evitare code nei supermercati, degli spazi verdi vicini per poter “pisciare il cane” rispettando la normativa sulle distanze… ed un piccolo paradiso di terrazza che ci sta facendo respirare all’aria aperta, una boccata di ossigeno non indifferente. Il pensiero di Pasqua in casa, noi che ormai sono anni che si va sempre via in camper, quest’anno ancora peggio visto che sono previsti giorni caldi di sole splendente e si sta a casa, in casa… progettiamo una grigliata in terrazzo, è il nostro pensiero felice di questi giorni, ci si accontenta di poco ben sapendo che comunque tanto poco non è, anzi, come da titolo, siamo privilegiati già solo nel poterlo progettare e vivere!
Tornando al discorso casa, visto che me la sto godendo appieno solamente perché costretta (altrimenti, sarei via in camper), da ieri mi sono messa “l’ufficio” in balcone, lavoro (più che altro, sto seguendo corsi online, giusto per non perdere il giro e rimanere comunque allineata) all’aria aperta prendendo un po’ di sole che non guasta. Mi guardo intorno e osservo le case vicine scoprendo meraviglie che non avrei mai colto in altri momenti (ed in effetti, vivo qui da quattro anni e mezzo e mai notato nulla… ehm). Il giardino della casa di fronte (hanno un giardino privato! non è incredibile!) che ha alberi in fiore bellissimi. Il terrazzino della casa a fianco, con piante tenute in ordine ed eleganti. I bambini delle palazzine intorno che schiamazzano in cortile (ma poi, possono andare in cortile i bambini? mistero. mah). Ed il silenzio della città, che per fortuna si muove poco (ci sono comunque i cretini che vanno in giro, eh. Non molti, ma ci sono). La primavera nel pieno della sua meraviglia. I pioppi che rilasciano piumini come nevicasse, e la fortuna di non soffrire di allergia! Quanta meraviglia ci circonda!

Concludo il post con un rapido aggiornamento poco piacevole… mia nonna purtroppo ha preso il virus ed è ricoverata. Per ora sta bene ed i valori non sono allarmanti, ha comunque 87 anni, le prospettive possono cambiare da un momento all’altro. Per ora sta bene. Ce la viviamo un giorno alla volta, senza pensare troppo in là.