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Perchè BIS, vi chiederete, dal momento che non ho mai scritto un post “inno alla nonna” prima d’ora.
Ebbene, io ho una bisnonna.
Ha 60 anni giusti giusti più di me. E non solo: considerate che mia figlia ha 7 anni e mezzo, e che tra mia figlia e la sua TRISNONNA, di anni ne passano 90 precisi (e sia, fate pure i calcoli su quanti anni ho io ad oggi!).
Insomma, una potenza. Mica capita spesso, una trisnonna. E per di più, una trisnonna che C’E’. Perde qualche colpo ogni tanto, confonde i nipoti ed i nomi, ma c’è ed è ben presente. Un amore di donnina, bassa bassa, magrolina a causa delle malattie… un tempo era bella ciciotta. tonda e morbida! e profumava di crema per le mani, rigorosamente glysolid.
La mia bisnonna ha avuto una vita di mer*a, sulla quale vige un’omertà pazzesca e le poche informazioni che ho, le ho ricevute nel corso degli anni a sgoccioli, il più delle volte dalle pettegole di quartiere: nella mia famiglia non se ne parla. Omertà…
E’ stata ragazza madre negli anni ’30: era incinta, si stava per sposare, poco tempo prima del matrimonio il fidanzato ha avuto un incidente ed è morto. Il mio bisnonno, del quale non so assolutamente nulla se non il nome, ed una foto ingiallita conservata gelosamente dalla mia bisnonna nel comodino di camera sua.
Le è nato un maschietto, che a sua volta ha avuto un figlio maschio (mio padre). La mia prima perplessità e le mie prime domande risalgono alle scuole medie: perchè io porto il cognome della mia bisnonna? E da lì, con un po’ di investigazione, ho scoperto il primo segreto di famiglia (neanche troppo segreto, a dire il vero): una ragazza madre negli anni ’30. Ma vi immaginate lo scandalo?
All’età di 18 anni, avrei voluto conoscere i miei parenti, “quegli altri”, quelli della famiglia del mio bisnonno. Poi ho pensato che in fin dei conti, se non hanno voluto crescere il loro nipote (mio nonno), se hanno lasciato che la mia bisnonna si arrangiasse e crescesse per conto suo quel bambino, ecco allora anche se non li conosco fa lo stesso. Eppure, vorrei sapere come sono andate le cose, se davvero l’avevano abbandonata, oppure se si fossero offerti di aiutarla, se si sono mai fatti vivi… non so nulla. Omertà…
Ho scoperto inoltre che la mia bisnonna per poco non ci lasciava le penne quando il mio nonno era piccolo. Ha avuto un tumore all’utero ed è stata operata, glielo hanno completamente rimosso. E stiamo parlando degli anni del fascismo, che di sicuro dal punto di vista chirurgico tanto avanzati non eravamo, in Italia. Insomma, non so come, ma è viva. E cavolo, se regge!!
La mia bisnonna mi ha cresciuta.
I miei genitori erano a lavorare, i miei nonni erano a lavorare, io rimanevo a casa con lei, dormivo in camera con lei, tutte le sere prima di dormire si recitava il rosario. Più grandicella, ho fatto anche le vacanze con lei: ci spedivano al mare, la vecchia e la bambina, per qualche settimana nel solito paesino, nel solito hotel. Ero libera di fare quello che mi pareva alla sera, tanto lei andava a messa. Ma avevo l’obbligo di passare davanti alla chiesa ogni mezzora, per salutarla. E lo facevo: ci controllavamo a vicenda.
La mia bisnonna ormai va avanti e indietro dagli ospedali, il fisico sta cedendo, la testa ancora no. Deve essere orribile per lei. Se ce la fa, se regge, a dicembre compirà 98 anni. Un figlio, due nipoti, tre pronipoti, una trisnipote. Tutto da sola. Mica male vero?!
La vedo poco, ma non manco mai di dirle quanto le voglio bene. E me la sbaciucchio il più possibile! Ogni volta potrebbe essere l’ultima…
Domenica sono andata da lei e mi ha ripetuto “non abbandonatemi”. Rimango per poco tempo, ma cerco di andarci il più spesso possibile.
Mi siedo accanto a lei, la abbraccio, le tengo la mano.
Le ripeto sempre le stesse cose che so che la fanno ridere, le ricordo le sere in cui dormivo in camera sua, le vacanze al mare. Racconto sempre gli stessi aneddoti, e lei ride. Li racconto anche alle altre vecchiette che passano di lì e si fermano a farle i complimenti, che bella nipote che ha. PROnipote, sottolineo io. E via a raccontare, e lei che si gonfia di orgoglio.
La mia bisnonna è quasi completamente cieca e se vogliamo fare due passi, mi prende la mano e cammina al mio fianco timorosa che allenti la presa.
I vecchi ritornano bambini, e vanno trattati nello stesso identico modo: con pazienza, con mille attenzioni, con mille cure, con tutto l’amore possibile.
Mi piacerebbe, uno di questi giorni, trovare il coraggio di sedermi accanto a lei e dirle “nonna, perchè non mi racconti di quando eri giovane? parlami del mio bisnonno….”

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