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Qualche anno di analisi mi ha aperto tante porte.
Volendo fare un paragone, mi sento come se la terapeuta mi avesse affidato un enorme mazzo di chiavi di ogni tipo. Io cammino lungo questo corridoio della mia vita, ad ogni passo c’è una porta chiusa a chiave. A volte mi soffermo con attenzione, alla ricerca della chiave giusta: è un’operazione molto complessa, non sempre riesco a trovare la chiave giusta e aprire la porta. Qualche volta lascio perdere e passo altrove, qualche volta ce la faccio ed apro la porta, per ritrovarmi su un nuovo corridoio a sua volta circondato di porte da aprire… e il viaggio continua.
Ecco, penso di aver spiegato alla perfezione come mi sento. Ne ho la prova ogni volta incontro una piccola difficoltà, ogni volta che non capisco bene cosa succede.
Posso fare tanti piccoli esempi, prendo il più recente: venerdì scorso mia figlia è tornata dopo una settimana di mare, e sabato è andata dal padre per il weekend. Io ho trascorso sabato e domenica decisamente *inc*lenta* (se il termine rende a sufficienza l’idea) nei confronti del mio compagno. Potrei dire che lui non è proprio l’uomo che sognavo, che a volte riscontro mancanze che mi disturbano e mi allontanano da lui, e così via (ho un pacchetto pieno di giustificazioni di ogni genere, sono una maestra)
La realtà è che M in questi giorni non ha fatto nulla di particolare che potesse suscitare in me fastidio, anzi è stato un bel weekend, divertentissimo… e io inc*lenta.
Ieri sera ho ricevuto telefonata di mia figlia, mi ha detto che oggi torna a casa dopo pranzo: mi sono sciolta…
E ecco la giusta chiave: ho vissuto con il terrore che mi dicesse che voleva rimanere dal padre per più tempo. Perchè sono dieci giorni che non sto con lei e mi manca da impazzire… e se avesse deciso di rimanere da lui, non potevo comunque impedirglielo… ed eccomi inc*lenta.
Una volta aperta la porta, ho parlato con M (altra grande porta che ho aperto da pochi mesi, il parlare con lui di queste cose) e gli ho spiegato come mi sentivo… ed è fondamentale, perchè lui avrebbe pensato ci fossero problemi nei suoi confronti, si sarebbe adombrato, avrebbe incamerato risentimento e innestato il solito circolo vizioso di silenzi e ripicche… mi ha detto che avrei dovuto parlargiene subito, gli ho risposto che non l’ho fatto perchè so che lui non capisce, che per lui è normale che la bimba stia con il padre. Al che ha obbiettato che se non gliene parlo, lui di sicuro non le capirà mai…
Ho quindi fatto due grandi passi, con una sola giusta chiave ho aperto la porta corretta ed imboccato un nuovo corridoio.
La sensazione è che lavorando in questo modo, i corridoi che di volta in volta imbocco sono quelli giusti, quelli che mi portano piano piano alla serenità che tanto anelo.

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