Ci sono persone che definiamo “amici” anche se in realtà, non è proprio così.
Ho “amici” che conosco da tanti, tantissimi anni. Siamo parte di un gruppo nato più di un decennio fa, viviamo in varie parti d’Italia, ci si incontra quando si riesce, si rimane in collegamento grazie alle tecnologie e le piattaforme messe a disposizione da internet, un tempo ci si vedeva più spesso, oggi tra lavori-matrimoni-figli riesce più difficile, si cerca almeno una volta l’anno di ritrovarci tutti insieme.
Uomini e donne che condividono con me qualche passione, delle quali discutiamo quando ci vediamo. Un tempo si filosofeggiava quasi, oggi forse ci si concentra più sulle cose concrete. Mi piace comunque poter dire, di tutti loro, che sono ampiamente al di sopra della media per quanto riguarda cultura ed intelligenza.
Sono persone delle quali posso inoltre dire che “siamo cresciuti insieme”. Mi sembra parecchio presuntuoso affermare che “ci conosciamo”, ognuno di noi offre all’altro solo uno spaccato di vita, condivide ciò che gli va di condividere, non si può parlare di “amicizia” nel vero senso del termine.
Eppure, ci siamo visti crescere. Siamo passati dalla tarda adolescenza alla maturità, dalla spensieratezza degli anni dell’università alle problematiche della “vita reale”, il lavoro, i rapporti, tutto ciò che ruota intorno all’esistenza negli anni più intensi delle nostre vite.
Mi illudo, ed in alcuni casi ho sicuramente ragione, che loro non mi conoscano affatto, che di me in realtà non sappiano nulla se non ciò che decido di mostrare.
Ma nonostante il mio riserbo, tanti anni di frequentazioni (seppur virtuali per la maggior parte) è ovvio che lascino trapelare qualcosa di più profondo del nostro vero essere, tantopiù che come ho scritto poco fa, sono persone estremamente colte ed intelligenti…
Ed è per tutti questi motivi, che è bastato un banale “tu, come stai?” per farmi venire le lacrime agli occhi.
Perchè tra un bicchiere di vino e l’altro, tra il parlare di sciocchezze, tra le risate continue, tra lo schiamazzo generale, vedo uno di loro tornare serio per un attimo, guardarmi negli occhi intensamente e seriamente, e mi sento chiedere “tu, come stai?” e vedo che ci tiene davvero, a vedere come sto, perchè lo sa che ho sofferto tanto.
E allora ti ringrazio, “amico” lontano, che nonostante non ci si veda mai, ci si scriva pochissimo, si sappia a malapena che tipo di vita conduce l’altro, ecco nonostante tutto questo ti interessi realmente a me. E mi ci commuovo, sì, perchè ci sono persone molto più vicine, che chiamo magari amici senza virgolette, che non si interessano minimamente.
Sarà il caso di iniziare a virgolettare la mia vita in modo diverso.

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