Profonda riflessione sulla mia recente reticenza alle chiacchiere.
Da ragazza mi definivo “timida”, ed è vero che arrossisco per un nonnulla… ma più che “timida”, io sono sempre stata “insicura”. Anzi, Insicura, con la I maiuscola.
E per nascondere la mia insicurezza agli altri, li tramortivo di parole. Più sono insicura, più sono in imbarazzo, più parlo. Un fiume in piena!
Negli anni ho acquisito un minimo di sicurezza, perlomeno so per certo che la maschera che indosso funziona alla perfezione… mi sono sentita dire, ad un colloquio di lavoro durante il quale tremavo come una foglia (per la paura e l’imbarazzo), che hanno apprezzato la mia grinta, la mia sicurezza, la mia spavalderia. EH?!!?
Sarei curiosa di sapere cosa pensano oggi di me i miei colleghi. Come mi vedono, cosa sanno di me. Perchè sono quasi 10 anni che ci conosciamo e lavoriamo fianco a fianco, e io sono una che parla e racconta tanto, mi hanno vista innamorata, sposata, incinta, madre, separata… hanno seguito tutto il mio percorso di vita. Cosa rimane di me agli altri? Ho già scritto in passato, sul fatto che difficilmente accetto che gli altri mi conoscano, pur lasciando tanto di me, pur raccontando i fatti miei anche privati.
Penso non lo saprò mai…
E tornando alle chiacchiere, sono diventata intollerante a quelle futili. Penso sia legato al fatto di aver parlato “a vuoto” per tanti anni, per coprire l’insicurezza. Aver chiacchierato di qualsiasi cosa, pur di dar fiato alla gola e distogliere l’attenzione altrui dal mio imbarazzo, mi porta oggi a ricercare il silenzio. O meglio ancora, vorrei parlare di cose serie, affrontare discorso complessi, avvolgermi nelle spire della Parola con la P maiuscola, bearmi di un dialogo impegnato.
Le chiacchiere futili, mi schifano un po’. Arriccio un po’ il naso, taglio corto, cambio argomento.
Sto diventando snob?

(la domanda di cui sopra è da leggersi totalmente con tono ironico, vi prego. Sto alle snob come l’aria ad un pesce…)

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