L’ho rinviata, ma non sono riuscita ad annullarla. Ed è arrivata, direi quasi puntuale, dopo un lungo lieto periodo di distacco: la crisi di panico.
Bella tosta, abituale il primo giorno di ogni anno.
Da quando mia figlia è partita per la settimana bianca con il padre, la sentivo che era in agguato e cercava di afferrarmi, sono riuscita a tenerla a bada grazie alla Grande Giostra dei Giorni Festivi: miliardi di cose da fare, impegni, inviti, ospiti e così via.
Stavo per soccombere l’ultimo giorno dell’anno, ma non potevo permettermelo perchè avevo tanta gente a cena e dovevo preparare, organizzare… il cenone è scivolato via con la mia ombra: mi muovevo come un’automa, stravolta dalla stanchezza, con un peso addosso che non riuscivo a scrollare via. Il primo crollo l’ho avuto a mezzanotte da poco passata, dopo aver ricevuto una telefonata di auguri da parte di mia figlia. Sono tornata al tavolo, doveva stava per iniziare una partita a Risiko, ha iniziato a girarmi la testa, mancarmi l’aria, mi sono alzata, sono andata in cucina, poi sul balcone (e c’era un freddo che risvegliava i morti, per intenderci), poi un goccio di prosecco, e via, è passata. Finito il partitone a Risiko, si va a letto che sono le 3 passate. E niente, è sempre lì. Confido al mio compagno come mi sento, e lui si presta a chiacchierare un po’ per aiutarmi a calmare l’ansia che non mi lasciava tregua. Mi sono addormentata stremata, ed il risveglio è arrivato fin troppo presto…
Il primo dell’anno è il mio tipico giorno da ansia. Non so, sembra quasi che sia io stessa a chiamarla, forse è così. Da che ricordo, sono ben pochi i capodanno senza attacchi di panico. Il primo grosso attacco che ricordo risale al 2001: mi ero appena laureata, avevo organizzato un megafestone di fine anno a casa mia, ritrovarmi nella casa vuota il primo dell’anno mi aveva preso così, con un attacco in gola, non riuscivo a respirare, piangevo ininterrottamente (singhiozzoni forti, violenti), ci era voluto parecchio per calmarmi. Avevo dato la colpa alla stanchezza, al fatto di aver avuto tanta gente intorno e di colpo silenzio, all’essere nella casa di mia zia (che all’epoca, era ancora disabitata), in seguito avevo pensato fosse perchè mi ero appena laureata e di colpo mi mancava un obiettivo di vita.
Qualsiasi fosse la causa, da allora non ricordo un primo dell’anno senza crisi di panico. Ma proprio non lo ricordo. In alcuni casi inevitabile (quando ex marito mi ha lasciata, tanto per dirne uno), in alcuni casi meno evidente.
Quest’anno posso dare la causa alla mancanza di mia figlia, che mi ha colpito forte forte, ma so bene che c’è dell’altro a motivare queste crisi. Solo che ancora non ho idea di cosa sia.
Ieri per oltrepassarla sono andata a trovare un’amica, due chiacchiere, una partita a carte, nella casa di sua madre dove siamo cresciute insieme proprio tra chiacchiere e carte… mi ha fatto molto bene, mi sono rigenerata. Questa cosa mi ha poi lasciato un’altra serie di riflessioni, che affronterò in altri post comunque.
Vorrei tanto, tanto, tanto, capire il perchè.
Che cosa mi porta ad avere la gola chiusa, a non riuscire a respirare, a riempirmi di lacrime, a voler sbattere la testa contro il muro per fermare i singhiozzi violenti che mi dilaniano. Che cosa c’è, dietro tutto questo.
Me lo voglio imporre come primo obiettivo del 2013: scavare fino alle origini del male.

Annunci