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Scrivo poco, penso tanto tanto tanto.
In particolare in questa settimana, sono rimasta a casa dal lavoro per una banale influenza. Avere casa mia a disposizione, tutta mia, solo per me, mi ha dato modo di stare schifosamente bene e fare una serie infinita di valutazioni…
Con M il rapporto procede molto bene, ma mi rendo conto che non desidero niente di più di ciò che è ora. Sono disgustosamente egoista, mi è stato fatto notare da una mia amica che è assurdo che io non desideri “la normalità”, il vivere insieme, la quotidianità eccetera.
Ebbene lo ammetto: sono egoista. Sto TANTO bene così. Sto bene con lui quando c’è, sto bene senza di lui quando non c’è. Adoro avere 3 sere a settimana tutte per me, da dedicare a me stessa e basta… non so in futuro come sarà, se cambierò idea, se questo non mi basterà più: non lo so e non mi interessa. L’anno scorso avevo lasciato M per la mia necessità di rimanere da sola: ne abbiamo parlato molto più che a lungo, lui ha accettato di rimanere insieme a me a queste condizioni, so che non ne è per nulla felice, ma questo è. Attualmente sono ancora nella fase prendere o lasciare, sono egoista (l’ho già detto??). Cerco di non fargli mancare nulla, mi impegno per fargli capire che lui per me è importante, ma sono sicura che il problema che c’è alla base ritornerà fuori, non appena affronterò nuovamente l’argomento “non voglio tornare a vivere con te, men che meno a casa tua, voglio vivere in città, dove ho le mie radici, le mie amiche, dove c’è la vita di mia figlia, dove non mi manca l’aria, dove non mi sento in gabbia, dove mi sento veramente e totalmente a casa”
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Pare poco?

Altra riflessione profonda sui miei stati di ansia. Penso di aver individuato un periodo della mia vita totalmente “blackout”, 19-23 anni (lungo, terribilmente lungo) che sta all’origine del tutto. Devo ancora scavare, devo tirare fuori questo pensiero, questo aggancio, ma so che è lì la risposta. Penso sia legato al momento della mia vita in cui sono “cresciuta” definitivamente (laurea, in primis), al rendermi conto che ciò che desideravo per il mio futuro non era l’oblio del divertimento alcolico, bensì la stabilità di una famiglia, di un lavoro serio. E ce l’ho fatta egregiamente (scusate la modestia), ho ottenuto risultati grandiosi, sono davvero molto soddisfatta di me stessa… ma quegli anni ci sono, e se un tempo ne andavo quasi fiera (fiera di essermi divertita, di essermela spassata, gli anni migliori della mia vita, senza responsabilità alcuna, se non quella di godermela alla grande), oggi me ne vergono e non poco… ho già scritto post in passato su questo periodo della mia vita, sapete come la penso in proposito.
Ecco, credo che dovrei provare a rimettere insieme i pezzi: sono la donna di oggi, ma sono anche la ragazza di ieri. Se imparo ad accettare i miei errori, e non vergognarmi di essi, forse tutta questa ansia potrebbe andarsene. Forse.

O forse, come suggerisce la psicologa, l’ansia se ne andrà solo quando sarò in grado di riconoscere a me stessa che ho il diritto di essere felice, che ho il diritto di credere in me stessa, che ho il diritto di affermare che io valgo tanto, e come tale devo essere rispettata e farmi rispettare.

Introspezione *da poco*… spero di ammalarmi il meno possibile 😉

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