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Cara Mamma,
so bene che non mi hai cercata, non ero voluta, sono capitata.
Non so quali fossero i tuoi desideri, cosa sognavi per la tua vita, eri poco più che bambina e di colpo sei dovuta diventare donna, inventarti una vita, costruire qualcosa partendo da zero.
Ho guardato il filmato del giorno del matrimonio tuo e di papà, ed ho pianto pensando che lì, nel tuo pancino che neanche si vedeva, c’ero anche io: c’ero quel giorno e ci sono stata per il resto della tua vita, sono qui oggi.
Non mi hai mai parlato di quei giorni, di come eri tu da giovane, di te non so nulla: i miei ricordi di te, iniziano che eri già donna, e da che ricordo io sei sempre stata Generale.
Eppure, sono certa che non eri così… lo so da quel filmato, e dal fatto di esistere io stessa.
Vorrei tanto parlarti, capire, capirti, ed arrivare infine a capire me stessa… ma c’è il Generale tra di noi, quella barriera che abbiamo (ho? hai?) innalzato fra di noi e che si rivela insuperabile, indistruttibile. La mia psicologa vorrebbe tanto fare un incontro con me e te insieme: non so se sarò mai pronta abbastanza. E rimando.
Non mi lamento di essere venuta al mondo: mi avete dato tutto, sento di avere le radici forti e stabili, i valori, l’amore, la protezione che una famiglia sa donare, non mi è mancato nulla.
Ma c’è sempre quella spina, piantata in gola. E la sento, fa male.
Lo so che non mi hai cercata, che hai dovuto cambiare la tua vita per me, ma ho raggiunto un’età in cui inizio ad essere stanca. Stanca di giustificarti sempre, stanca di sentirmi sempre in colpa, stanca di essere sempre inadeguata ai tuoi occhi.
Stanca.
Non ho chiesto io di nascere, tanto quanto tu non hai chiesto di avermi. E al di là della gratitudine per avermi tenuta, avermi amata, avermi cresciuta, vorrei tanto iniziare a sentirmi libera di vivere la mia vita.
Forse mi vedi così inadeguata, perchè mi sognavi assolutamente perfetta? Perchè sognavi che, visto che avevi rinunciato alla tua vita per me, io potessi essere il coronamento dei tuoi sogni? Vivere attraverso la mia vita?
Se così fosse, capisco la tua profonda delusione, nel vedermi crescere indipendente e ribelle. E più mi stringevi la morsa del Generale, più mi ribellavo.
Ma il mondo gira e gira, ed oggi sono madre io a mia volta, il che mi consente di capire tanti tuoi atteggiamenti e di rendermi conto che essere madre non è proprio uguale a ciò che tu sei stata per me. Mi hai sempre voluto bene, ne sono certa, ma me lo hai dimostrato solo attraverso le tue rigide regole, l’unico modo con il quale dialoghiamo.
Mai un gesto di affetto, mai un momento di intimità, non ho un solo ricordo di noi due che giochiamo insieme o che parliamo di cose importanti.
Zero.
Oggi vedo con chiarezza i valori che mi hai insegnato, e di cui vado fiera, vedo quanto valgo come persona, e vedo chiaramente anche la figlia del Generale, che vive dentro di me, tua eredità. Per quanto io sia orgogliosa di me stessa, per quanto io sia consapevole di valere tanto, basta un tuo minimo gesto, una tuo sguardo, un accenno, e quella parte di me inizia a tremare. A soffrire, a sentirsi in colpa, a pensare di non valere un accidenti, a temere la propria ombra. Eccola: la figlia del Generale.
Vorrei tanto, tanto, tanto, cacciarla via da me per sempre.
E se scrivo tutte queste righe, il motivo è uno solamente: ho capito cosa mi manca in realtà.
E’ successo l’altro giorno, quando ne ho combinate “una delle mie” e mi sono chiusa fuori casa. ma veramente nessuno al mondo non combina mai nulla? veramente non è mai capitato a nessuno? sono un mostro perchè mi è successo? devo vergognarmene finchè campo? devo morire di imbarazzo ogni volta che lo racconto?
Sono stata costretta a dirtelo e già morivo all’idea della tua reazione. Che è arrivata, puntuale, precisa, diretta. Generale: non vali niente, sei solo capace di combinare casini, è inconcepibile che ne combini sempre una delle tue.
E puntuale, il mio senso di colpa, il mio sentirmi un’inetta… ma una piccola scintilla mi si è accesa questa volta… è vero che ne ho combinata “una delle mie”… e allora? Ho fatto del male a qualcuno? Qualcuno ha sofferto per causa mia? DOV’E’ IL DRAMMA?
La scintilla l’ha fatta scattare mia figlia: chiudendomi fuori casa, non avevo la possibilità di prendere la macchina in garage, pertanto l’ho dovuta accompagnare a scuola a piedi. E mentre camminavamo lungo la via, lei rideva saltellando e ripeteva che bello mamma, facciamolo più spesso, è bellissimo andare a piedi insieme a te!
Eccola la scintilla… in quel momento, ho smesso di sentirmi in colpa, ho preso il bello della situazione, ed ho riso insieme a mia figlia.
Cara mamma, questo è il motivo per cui oggi ho scritto queste righe.
Perchè tu non hai mai riso con me. Perchè tu non ridi. Tu non condividi.
Il mio sogno sarebbe di sentirti ridere, almeno una volta, insieme a me. E all’ennesima “delle mie” che combino, invece di dirmi che non valgo nulla, sentirti ridere di e con me per una situazione buffa, per ciò che ho combinato, e sollevarmi dal peso della colpa e dell’imbarazzo.
Ma il Generale non ride, non minimizza, il Generale colpisce.
E anche un gesto minimo, una carezza sul capo, un abbraccio, un cenno di intesa, chiunque me li rivolga sento sempre di non meritarmeli.
Perchè a noi figlie di Generale, cara mamma, non è concesso meritarsi qualcosa.
Pensaci su.

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