Mi sono da sempre interrogata su cosa sia giusto e cosa sbagliato.
Mi riferisco all’idea di perseguire i propri ideali, oppure accontentarsi di ciò che si ha (e sull’accontentarsi, mi ricollego al mio precedente post)
In generale, sono predisposta all’idea di non accontentarsi mai, di inseguire i propri sogni, di credere in sè stessi e cercare di realizzarsi il più possibile in questa breve vita che ci è dato di vivere… però, però.
In tutto quanto riguarda la nostra esistenza, esistono le cosiddette vie di mezzo. Perseguire un ideale al di sopra delle nostre possibilità, rischia di farci cadere in depressione cronica, di buttar via gli anni migliori inseguendo l’impossibile. Così come l’accontentarsi nonostante tutto, ci porterebbe malinconia e rimpianti.
Farei l’esempio del lavoro: una persona che al giorno d’oggi ha il tanto ambito “posto fisso”, ma sogna di aprire un ristorante. Considerando i rischi, soprattutto vista la condizione economica attuale, direi che conviene che si tenga ben stretto il lavoro che ha. E anzi, di farselo andare bene, di trovarne i lati positivi, che già solo uno stipendio sicuro a fine mese non è certo da buttar via.
Io sono fortunatissima, perchè ho un lavoro che amo e che faccio volentieri, mi sveglio al mattino con la voglia di arrivare in ufficio. E le giornate mi volano via. Ma il mio vero ideale, sarebbe andarmene da questo paese di mer…, lasciare il mio lavoro, andare a vivere altrove. Sogno l’Irlanda in realtà, ma ultimamente anche la Nuova Zelanda non la vedo male. Lontana, lontanissima. Riscoprirmi e riscoprire la vita reinventandomela daccapo: la fatica non mi spaventa, avrei un orto, qualche animale, per garantirmi la sopravvivenza. Farei la cameriera, la lavapiatti, la cuoca. E probabilmente potrei trovare un lavoro come il mio attuale, viste le competenze che ho in materia!
Ma non lo faccio e non lo farò mai. So che sarei in grado di farlo alla grande, ma va bene così.
Ecco io l’esempio di cui sopra, lo adatto preciso preciso alla mia situazione sentimentale. Perchè ho avuto la fortuna di trovare un uomo con cui condivido tantissimo, che mi ama e mi offre un futuro stabile e sereno. Mi piace tanto, anche fisicamente, e quando sono con lui trovo pace. Ma no, non è quello che mi fa venire le farfalle allo stomaco, che mi fa sospirare quando è lontano, che conto i minuti che ci separano, che chiamerei duemila volte solo per vedere il suo nome comparire sullo schermo del telefono.
Mi “accontento” del mio lavoro, mi “accontento” del mio uomo. E sempre in materia “accontentarsi”, direi che non è che mi vada così male dopotutto.
Una risposta me l’ha data un’amica di blog, Diemme. Perchè nel raccontare un’esperienza vissuta da suoi conoscenti, ha concluso con “l’altra ha avuto una vita agiata, tranquilla, senza scossoni, probabilmente più adeguata a lei”
Ecco, questo mi ha colpito, la frase è stata la chiave giusta per aprire la porta che stavo forzando da un po’.
Si tratta di scegliere la vita che ci è più consona. Ci sono i sogni, ci sono le aspettative, ci sono le speranze, ma tutto si racchiude in noi stessi e come scegliamo di vivere la nostra esistenza.
Non si tratta di accontentarsi, nè di rinunciare ai propri sogni, nè di lottare strenuamente per essi, nè di rimanere delusi o depressi dalle scelte fatte.
Si tratta di scegliere il vestito giusto per ogni stagione, quello che non ci deluderà mai; si tratta di guardarsi allo specchio ogni mattina ed essere fieri ed orgogliosi di ciò che si è.
Adeguarsi a sè stessi.

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