Questa mattina sono partita da casa di M che splendeva il sole, cielo limpido, colori e profumi tipici di fine estate. Percorro qualche chilometro, e cala un nebbione che neanche nei peggiori autunni… nebbione che mi ha accompagnata fino all’ufficio, per svariati chilometri.
E chissà non sia questo, il motivo che mi spinge oggi a fare una specie di riepilogo da fine anno?
O perchè la settimana prossima compirò 39 anni, l’età più stupida da compiere. Cosa serve, compiere 39 anni? Tutti a dirti: aaahhhh quasi 40!! Ormai ci sei! Goditela finchè sei in tempo! Come se ancora un anno di vita, poi l’abisso degli inferi?! Quando avevo 29 anni, rispondevo 30 a chi mi chiedeva l’età. Ora che ne avrò 39, col cavolo che dico 40. 39. TRENTANOVE. E me li terrò stretti fino all’ultimo secondo che scandisce l’anniversario della mia nascita!
Aggiungiamoci che lunedì la bimba ricomincia la scuola, riparte la solita quotidianità, fine delle vacanze.
E’ stata una bella estate. E’ volata via in un attimo a dire il vero, quasi non me ne sono accorta. Forse perchè è iniziata molto tardi, meteorologicamente parlando. Chi lo sa. Fatto sta, che guardo indietro e mi sembra ieri che eravamo appena all’inizio dell’anno…
Le vacanze sono un lontanissimo ricordo, sarà che le ho vissute ovattate, immerse in una nebbiolina che stava fissa nel mio cervello, il corpo in vacanza, la testa in città con mia madre.
Bella estate, comunque. Mi preoccupa un po’ ricominciare la quotidianità, perchè mi rendo conto che è una quotidianità sterile, fatta di tanti piccoli bei momenti, ma soprattutto di lunghissimi momenti inutili. Noia no, quella non mi è concessa. Ma mi pare sempre di perdere del tempo. Di non sfruttare la mia vita al massimo. Di avere una pigrizia che mi porta ad adagiarmi in ciò che ho di buono in questa vita, senza sforzarmi di poter avere di più, o di meglio.
Ho rincorso la serenità per talmente tanto tempo, che ora che l’ho trovata, ed è salda da più di un anno, quasi mi disturba. Dopo aver tanto lottato, tanto rincorso, ora che me la sto godendo mi sembra uno spreco, non continuare a lottare.
In realtà, non ho altro per cui lottare. Ciò che desidero, ce l’ho. E’ un delitto, accontentarsi di ciò che si ha? E allora perchè non riesco ancora ad abituarmi?
Tempo fa la psicologa mi aveva detto che devo imparare a legittimarmi i successi. Che devo imparare a riconoscermeli, e a dire a me stessa che ce l’ho fatta, che ho raggiunto i miei obiettivi, che mi merito di averli raggiunti. Forse è questo che ancora mi manca, la legittimazione. Come se sì, ce l’ho fatta, ma sarà proprio vero? Non è che è un abbaglio anche questo, che domani devo ricominciare a lottare? Teniamo gli occhi aperti, per sicurezza?

Ecco, non mi fido di ciò che ho ottenuto. Eppure, è già passato un anno! Forse c’è bisogno di più tempo.
Questa notte ho sognato di essere al mare con un gruppo di amiche, un mare splendido di quell’azzurro accecante. Dapprima eravamo in alto su una scogliera, io soffro di vertigini pertanto mi facevo tenere la mano da un’amica per paura di cadere. Poi le lasciavo a prendere il sole e scendevo al paese, anch’esso circondato da acqua limpidissima, chiamavo le mie amiche per dire loro di scendere, che lì sotto si stava meglio, c’era l’acqua più bassa ma ugualmente meravigliosa.
Direi che anche questo, di sogno, è decisamente manifesto!

Per concludere questo post da fine anno, aggiungo i sacrosanti buoni propositi.
Voglio legittimarmi. Voglio poter dire a me stessa: sono serena, sto bene, non mi manca niente. E soprattutto, ME LO MERITO!

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