Il tumore, quando colpisce qualcuno che ami, ti cammina a fianco. Ti tiene la mano e te la stringe, mentre percorri il tuo vivere quotidiano.Continui la solita vita nel solito modo, perchè è inutile pensarci, non puoi fare nulla di nulla, solo stare a guardare, affidarti ai medici, augurarti che sappiano ciò che fanno, sperare con tutto il cuore che i progressi in campo medico siano sufficienti a garantire l’annientamento del male.
Pertanto prosegui nella tua normale routine quotidiana, eppure lo vedi, lo spettro maligno, che se ne sta lì al tuo fianco, non ti molla mai, così come non abbandona il corpo che lo ospita, allo stesso modo ti abita nel cervello e nel cuore.
Vedi lo spettro e la sua ombra proprio nella quotidianità, perchè ti sembra davvero che sia tutto come prima, ti illudi che niente sia cambiato, eppure quell’ombra la vedi nelle cose più piccole, che prima non facevi, che prima non facevano gli altri.
E’ un meccanismo strano che ci ha colpito tutti: non ci siamo chiesti nè detti nulla, eppure abbiamo apportato mille piccole modifiche alle nostre abitudini, ci siamo orchestrati una quotidianità parallela come se fosse normale, eppure eccolo lì mio padre che lava i piatti senza averlo mai fatto prima, io che apparecchio in tavola mentre prima trovato tutto già apparecchiato, mia figlia che sparecchia senza che nessuno glielo abbia mai chiesto (e l’avesse mai fatto, prima, anche a chiederglielo). Chiedere a mio padre se può sbrigarmi una commissione, mentre l’incaricata ufficiale era mia madre. Vedere mia madre che non esce più di casa, mentre prima neanche ad inchiodarle i piedi al pavimento, la tenevi ferma.
Ma noi, si fa finta di non vedere che queste cose sono diverse. E’ più semplice pensare che sia sempre stato così, e muoversi di conseguenza.
E quell’ombra, quell’ombra, speriamo arrivi presto il momento in cui se ne andrà per sempre. Chissà quando.
Chissà SE.

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