Quando attraverso momenti di stasi come quello attuale, come scrivevo nel post precedente, spesso mi verrebbe spontaneo definirli “di noia”. Ho iniziato a spulciare le mie passioni, i miei hobby, per ricercare dentro di me una spinta per uscire da questo torpore, o meglio un input che mi consenta di godermi il momento, di prendermi i miei spazi, rilassarmi.
I miei hobby si suddividono in macrocategorie.
Ho gli hobby costruttivi: mi rilasso cucinando o sferruzzando a maglia. Cucinare porta la realizzazione di piatti che vengono condivisi con le persone che amo, e non vi dico la soddisfazione nel consumare il risultato del mio lavoro! Sferruzzare porta la realizzazione di un prodotto, generalmente realizzato per coloro che amo, che verrà indossato, mostrato con orgoglio (mia figlia se ne fa un vanto incredibile, delle maglie che le preparo). Hobby creativi, costruttivi, che comportano lavoro e anche un pizzico di fatica, ma tanto riconoscimento.
Altra tipologia di hobby, sono quelli spegnicervello. Ce ne sono di vario genere, primo fra tutti leggere: quando leggo un ottimo libro, non sento nemmeno la gente che mi parla, per attirare la mia attenzione dovreste fermare la mia mente, letteralmente scrollandomi. E’ un hobby che apparentemente non ha fine, ci sono miliardi di libri al mondo. In realtà, non tutti mi prendono in questo modo, ma quando ne incrocio uno, è beatitudine allo stato puro. E dopo è un vero problema ricominciare un libro nuovo… faccio sempre fatica. Ma riparto!
Tra gli spegnicervello ci metto la tv, quei programmi inutili tipo Masterchef, Xfactor… mi lobotomizzo per un paio d’ore, e nel frattempo sferruzzo alla grande e produco opere di magleria finissima!!! 😀
E fra tutti questi hobby, mi chiedevo se ci fosse un interesse, una passione che realmente mi realizzi. Qualcosa che mi faccia sentire libera, pienamente me stessa, sazia del mondo. E sì, c’è.
Camminare.
Mettetemi un bel sole nel cielo, ma anche una bella notte limpida, ma anche la neve, ma anche la nebbia… insomma mettetemi qualsiasi clima tranne il vento, che quello mi fa venire mal di testa. Poi un bel paio di scarpe comode, abbigliamento adeguato, e ciao. Lasciatemi andare. Vado, cammino, a volte senza meta, a volte con una destinazione, ma anche in quel caso ciò che conta non è mai la destinazione ma il viaggio in sè. Un passo dopo l’altro, avanti, dritto, a zig zag. I primi minuti penso, penso, penso. Poi arriva lo scatto nella mente, quello che ti sblocca, o forse ti blocca, io sento proprio come un pulsante, un interruttore. Tac.
Ed è con quell’interruttore, che inizia la vera beatitudine: il cervello si spegne e assaporo odori, colori, vita.
E cammino, cammino. Cammino finchè posso, finchè il tempo me lo consente, perchè è il tempo che mi frega la maggior parte delle volte. Ma per tutto quel tempo, poco o tanto che sia, vivo a pieni polmoni.
Mi chiedo perchè io ami così tanto camminare, e penso che la risposta sia più semplice del previsto: qualsiasi cammino, di qualsiasi forma, mi riporta sempre e comunque a casa. E’ un percorso circolare, nel quale rinasco e rientro fortificata.
Ogni cammino prevede un ritorno, ma porta con sè l’arricchimento del viaggio.

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