Da agosto, la mia situazione lavorativa è cambiata.
Inizialmente è stato devastante: mi sono ritrovata in un ufficio-scantinato, maleodorante, male arieggiato, male illuminato. E fin qua, pace. C’è anche chi sta peggio. Abbiamo avuto gli uffici migliori per tanti anni, ora tocca a noi subire il tugurio… pazienza.
Il vero problema è che mi sono ritrovata da sola.
Faccio una premessa: il mio responsabile è un genio. Mi ha letteralmente insegnato ogni cosa che so, e ne ha ancora tante da insegnarmi. Mi insegna, mi segue da sempre, e sono passati 10 anni ormai. E’ incredibilmente tollerante e lo considero maestro non solo lavorativamente parlando, ma anche di vita, perchè affronta sempre tutto con lo spirito giusto. Lo ammiro e lo stimo in maniera esagerata! Oltre a tutto questo (che già basta ed avanza), si è dimostrato in miliardi di occasioni che sa fare il proprio mestiere mille volte meglio di chi pretende di volerlo fare. Ha le competenze tecniche per mandare a casa tutti, qua dentro. Ed è il capo ideale, perchè oltre ad insegnarmi, in tante occasioni soprattutto agli inizi, mi ha parato il c*lo quando commettevo errori. Siamo una squadra: se si vince il merito è di tutti, se si sbaglia anche. Si è addossato molte mie responsabilità, mi ha difeso in più di un’occasione.
Un santo insomma. Guai a chi me lo tocca!
Ma da agosto non c’è più. O meglio, c’è ancora, ma è esclusivamente dedicato ad un progetto importantissimo che si sta prolungando a tutt’ora e chissà se e quando finirà. Il che è un bene, visto che porta in tasca all’azienda fior di soldoni!
Ma mi sono ritrovata da sola. E pace essere da sola in ufficio, che già di suo è triste, adesso che è vuoto è una miseria assoluta. Non ho nessuno con cui parlare, scambiare due cavolate, confrontarmi. Sola.
E cosa ben più grave, mi sono ritrovata senza il filtro del mio responsabile. Che generalmente, con i clienti aveva a che fare lui, che poi passava i lavori a me. Di punto in bianco, senza preavviso, non ho più avuto il filtro, e sono stata catapultata in un mondo tutto nuovo, senza però averne l’autorità, senza avere la legittimazione del poter fare preventivi, o rispondere in un certo modo, e così via…
Il lavoro non mi spaventa, amo il mio lavoro. Ma da agosto, faccio il lavoro di due persone con il solito misero stipendio mio, che non è neanche uno stipendio da una persona, ma è uno stipendio da mezza. E vabbè.
Insomma, sono andata in tilt assoluto. Ho combinato un paio di cavolate, le ho risolte, cercavo di fare tutto per accontentare tutti, sono arrivata alla fine dell’anno stremata.
Poi è iniziato l’anno nuovo, ed ho deciso di cambiare le regole. Primo suggerimento utile dal mio compagno: “ti pagano poco? Lavora per quanto ti pagano”. Ho ADORATO questo suggerimento, e l’ho fatto mio. Più che altro, il concetto che sono UNA persona (vengo pagata per mezza, e vabbè. L’ho già detto?!), e lavorerò per UNA persona. Niente corse, niente arrampicate sugli specchi: UNA sono e UNA faccio.
Altro suggerimento vitale dal mio responsabile: il telefono ti assilla e non ti lascia lavorare? Staccalo. Attaccalo solo a metà mattina e a metà pomeriggio, giusto per l’assistenza.
Terzo non è stato un suggerimento, ma il vedere come lavora il mio collega (che guadagna ben più che due volte il mio stipendio). Lui è sempre tranquillo, è metodico, fa una cosa alla volta ed è pure lungo a farla, ma la fa bene e non lascia nulla al caso: preciso e perfetto. Ma come fa a stare così tranquillo, con il casino di lavoro che ha? Semplice: lui arriva in ufficio puntuale, e altrettanto puntuale se ne va. Lavora 8 ore al giorno. 8 sono, 8 le lavora. Fine. Non c’è un minuto in più, nè uno in meno: quello che riesce a fare nelle 8 ore bene, il resto domani. “non è un problema mio”, lo ridefinirei così. ADORO!
Ecco, due semplici suggerimenti più uno stile di vita, ma che mi hanno modificato il modo di lavorare, e non poco.
Faccio un lavoro alla volta.
E lo faccio bene, sono concentrata, non combino cavolate, non dimentico le cose.
Finalmente, sto ricominciando a lavorare bene!
Perchè la cosa che mi aveva mandato di più in tilt, a fine anno, era il rendermi conto che stavo lavorando da cani. L’essere consapevole di non rendere, di fare male il mio lavoro, mi stava distruggendo.
Ora inizio a vedere che il lavoro gira e gira bene. E ritorno ad essere soddisfatta, a sentirmi bene.
Nessuno mi ha dato la legittimazione e l’autorità per svolgere alcuni compiti? Me la sono presa.
La soddisfazione più grande la ricevo quelle poche volte che il mio responsabile passa dall’ufficio, mi dice “devi fare…” e io: “già fatto”. mi dice “ricordati di chiamare…” e io “già chiamato”. mi dice “preventivo…” e io: “finito”.
Una pacchia!
E ho ricevuto un premio produzione, questo mese. Finalmente!
Alla fine, le cose sembrano girare. Non voglio chiamarmela, ecco, ma sto meglio. Molto meglio.
E stare da sola in ufficio sì, mi pesa un po’. Ma sono quella inguaribile ottimista, pertanto penso che posso tenermi il termostato come piace a me, la radio come piace a me, telefonare quando e come mi pare, rispondere anche al cellulare, insomma non è poi così male.
Uno ci può anche prendere gusto, all’ufficio… “presidenziale”!

Annunci