Mia figlia, quarta elementare, ha ricevuto lodi dalla maestra che davanti alla classe intera le ha detto che “scrive come una bambina di prima media”. Ho letto i suoi scritti e posso ammettere, con il cuore gonfio di orgoglio, che ho corretto tesi di laurea scritte peggio di quanto scriva mia figlia a 9 anni… lei non sbaglia un’acca (letteralmente), azzecca i congiuntivi, mette la punteggiatura corretta… quanti adulti conoscete che riescano a fare tutto questo, per di più contemporaneamente?! Blogger esclusi, sia chiaro… ma se fate un giro sui social, c’è da inorridire.
La cosa che più amo degli scritti di mia figlia, è la sua sconfinata fantasia. Inventa racconti fantastici partendo al nulla, e scrive scrive scrive facendo evolvere il racconto, creando suspance, e più scrive più si addentra nella trama di ciò che sta scrivendo, e spesso si deve fermare perchè ha finito le pagine del compito (tipo “scrivi due pagine raccontando…”) ed è triste perchè non può continuare la storia che sta scrivendo.
Mia figlia ha una fantasia immensa, gioca con le sue amichette ed inventano mondi fantastici nei quali dar vita ad ogni tipo di avventura.
Mia figlia è anche concreta, fin troppo, del resto è mia figlia. Matematica, logica ferrea, non le sfugge nulla.
La guardo e sia, rivedo tanto di me a quell’età. Io ero quella che voleva sempre giocare “ai giochi inventati” mentre le mie amiche sbuffavano che volevano fare i giochi in scatola. Io ero quella dai mille mondi incantati, dai sogni ad occhi aperti, dalla favola quotidiana. Scrivevo libri su libri perchè non riuscivo a contenere tutto il fantastico e dovevo riportarlo su carta, per sfogarlo fuori, per condividerlo con gli altri… avevo una fantasia oltre ogni confine.
Mi guardo oggi, cocciuta inquadrata ingegnere che più ingegnere non si può. ho così tanti spigoli che pungo, da tanto sono inscatolata.
Qualche giorno fa pensavo a questo confronto con mia figlia, com’è lei ora, com’ero io a quell’età, come sono oggi. E ho pianto, mentre mi chiedevo dove e quando mi sono persa. Quand’è stato che ho lasciato scappare via la fantasia, e sono finita dentro la scatola? Dov’è il punto in cui ho tirato una riga dritta ed ho iniziato a seguirla senza più deviazione alcuna? Quando sono morti tutti i miei sogni?
Guardo negli occhi di mia figlia, dove è riposto un mondo infinito di meraviglie e colori, e so che qualcosa dentro di me c’è ancora, non è morto e non morirà. Anche se probabilmente, non troverà più la strada per venire fuori, la scintilla non si spegnerà. E’ quella scintilla che quando mia figlia mi chiede se io credo nelle favole, mi fa rispondere sì senza esitazione alcuna. Perchè io credo, credo alle fate, credo ai folletti, credo a Babbo Natale, credo che possa esistere un mondo in cui tutto possa convivere contemporaneamente.
Ed è in quel mondo, che vorrei vivere… alla fine del sogno.

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