Che la mia vita sia fatta di corse, lo si sa.
Che bevo perché dopo una giornata di corse ho bisogno di qualcosa che “mi premia”, o anche semplicemente che mi rilassa, sappiamo pure questo.
La cosa che mi lascia perplessa è che negli ultimi due anni le corse sono aumentate, ed il tempo vita diminuito. Non capisco perché, quando il tempo sembra non bastare mai, quando si alternano giorni uno dopo l’altro con incombenze non volute, non desiderate, pesanti, che vorresti anche dimenticare.
Eppure guardi indietro e caxxo, sono passati due anni e mi pare due mesi.
E penso che ogni singolo giorno (come oggi, ad esempio) mi pare un’eternità! Invece le piccole eternità quotidiane si accumulano giorno dopo giorno e a fine di un anno mi ritrovo a pensare che, cavolo, sembrava ieri.
Non lo so, stasera ho la fissa del tempo.
Pensavo che mi pesa tantissimo vivere quei miseri 10 minuti di macchina che mi riportano a casa la sera, e non vedo l’ora arrivi la primavera, quando di minuti ce ne metterò 30, ma li farò in bicicletta e magari allungherò il tragitto apposta per portarli a 40, 50 minuti di pace e serenità in giro per la città che amo.
E la conclusione di questo post non esiste, perché il tempo è relativo e lo sappiamo tutti, ma mi pare che negli ultimi anni questa relatività si sia ampliata, o ristretta, dipende da come la si guardi.
Una mia amica ha detto che dipende dalla prospettiva in base all’età e al tempo vissuto e che rimane da vivere, una pura proporzione matematica, che ci può anche stare, ma si sa, che io nasco e morirò matematica!

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