Capitano delle strane coincidenze astrali, in cui tutto collima come dovrebbe, anche l’impensabile.
Così, capita che una ragazza con cui hai conoscenza virtuale (seppur ti ci senti già molto, molto vicina di cuore e di testa), ti inviti alla presentazione del suo libro. Libro che peraltro hai già acquistato sulla fiducia.
Ma capita che è un periodo che ti senti tanto persa e dispersa, che hai bisogno di te stessa, di stare da sola con te. Di ascoltarti un po’ in silenzio.
E capita che la tua amica virtuale ti inviti ad un festival di libri, una cosa che non hai mai fatto, anche se leggi un libro ogni due giorni. Ed è una cosa tua, nessuno legge con te, nessuno con cui condividere le tue letture.
E allora controlli il calendario, la bimba è dal padre, il compagno sopravviverà qualche ora senza di te (sicura?), la fiera è così vicino a casa che è un insulto a te stessa trovare scuse per non andare.
Ma la cosa più bella è che non pensi affatto a tutte queste cose, quando la tua amica virtuale ti propone l’idea, tu dici si. E più pensi al tuo sì sincero, immediato e disarmante soprattutto per te stessa, più ti senti libera e respiri meglio. E respiri, soprattutto.
Poi capita che passano i giorni (non tanti, senno il respiro sarebbe diventato affanno, paura ed angoscia) e ci ripensi come fosse un piccolo sogno, un ritaglio di te, una cosa solo tua, un pulcino infreddolito da scaldare vicino al cuore.
E poi capita che vai. Che telefoni pur temendo le telefonate, ma hai 40 anni, dai cavolo, sveglia. Telefona. E telefoni. E ti senti così bene e così a tuo agio che ti chiedi perché hai passato 40 anni a temere il telefono.
Poi passeggi. Cammini, corri, saltelli, soprattutto passeggi per vie sconosciute, con la musica nelle orecchie, a volte solo con la musica nella testa. E lo sai che potresti passeggiare ore, giorni interi, solo così.
Con te stessa, quella te che avevi lasciato chissà dove e che stasera tornerà nell’oblio, ma che oggi vive con te, dalla nebbia padana e fredda della tua città, al sole sorprendente della città vicina, che pare sia spuntato apposta per farti compagnia, sei partita con l’ansia del dovere, sei arrivata con la spensieratezza del gioire.
E capita ancora che conosci gente ma ti sembra di conoscerla da sempre, ma questo già lo sapevi, altrimenti non saresti andata. Era ovvio che sarebbe stato solo un ritrovarsi, un riconoscersi, tra persone che non si sono viste mai.
E già ti pare finita, ma non lo è affatto.
Applaudi un libro splendido con splendide autrici, e ti tuffi nel mercato della piccola editoria, respiri pagine, ti cibi di parole, di descrizioni, di autori che si promuovono da soli, copertine da sogno, e tante, tantissime persone che come te, sono lì perché amano i libri, la lettura, il sogno stampato.
E ti ricordi, all’improvviso, che non sei sola e che mai lo sarai. Che tutti loro vivono con te lo stesso sogno, che un libro ti porta ovunque tu voglia, che ogni tuo desiderio esisterà sempre.
Scappa fuori quel sorriso, accidenti se scappa. Ti si accende un sorriso sul volto che a ben pensarci, neanche lo ricordi l’ultima volta che te lo sei sentito addosso. Perché quel sorriso ti brucia gli zigomi, ti infuoca lo sguardo, ti senti famelica di tutto ciò che ti circonda, e ti senti viva come non lo so davvero, da quando. Sei così viva che vaghi per un paio di ore, ascolti, parli, sfogli, leggi, respiri.
Ma quel sorriso che hai addosso, quello è il regalo più grande di tutta questa giornata regalata.
Il sorriso di stare bene con me stessa, di sapermi scoprire e ritrovare, di potermi vivere e respirare.
E bastavano queste misere quattro ore, per capirlo.
E una amica virtuale, che oggi mi ha regalato, senza esserne consapevole, uno dei giorni più belli degli ultimi cinque anni.
Grazie.

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