Sono out. Oltre le mie forze, ma tanto che lo dico a fare, che già lo so che le mie forze vanno sempre oltre, anche quando pare siano oltre al limite, ce n’è sempre a riserva. Forse temo che quella riserva non sia così inesauribile come credo, o forse sento l’affanno dell’età. 

La bimba migliora, forse è solo un’illusione, ma questa illusione è che si stia riprendendo, che la strada, seppure in salita, sia meno ripida di quanto fosse all’inizio. Continuiamo a percorrerla un po’ a testa bassa, per non rischiare di alzare gli occhi e non scorgere la cima, ma il sentiero lo sentiamo proprio giusto, quindi si va avanti.

Il Generale uno sfacelo. Il tumore sta accelerando nonostante le infinite terapie, sta colpendo duro, massacrando organi che non dovrebbero esserne coinvolti, costringendo il Generale a sessioni di chirurgia invasiva non indifferenti, ed il Generale combatte, e tutti mi dicono che è sempre meglio un intervento che salva la vita, piuttosto che la morte, ed è ovvio che sia così. Ma vedere la forza con cui sta combattendo, e trovarsi di fronte scogli così grandi, e accorgersi che per quanto sia forte, la malattia per ora sembra combattere con la stessa forza. Fa male, fa male. Mi piace illudermi che il Generale non mollerà mai, perché ama troppo mia figlia per abbandonarla. Forse è la prima volta in cui il suo antagonismo nei miei confronti, il suo volere essere madre (e migliore) di mia figlia, non mi sembra patologico ma curativo. Se non altro, mi da una sorta di sicurezza, perché mia madre non abbandonerebbe mai mia figlia, e per lei lotterà. So che quanto ho scritto può suonare strano, ma di cuore vi assicuro che qualsiasi motivo possa aiutare una persona a combattere per la propria vita, sia pure un motivo poco sensato, è comunque un motivo che vale una vita. E quanto caxxo fa male ed è difficile, lei sola lo sa. Noi lo viviamo di conseguenza, ci sosteniamo come possiamo, mio padre che per la prima volta nella sua vita deve essere roccia e non appoggiarvisi, un uomo appena raggiunta la sospirata pensione, un uomo che deve imparare da solo a diventare appoggio. Ed è così strano, e così interessante vederlo, ed ho un orgoglio dentro, nel vedere tutto questo, che andiamo avanti e via, sembra come dicevo prima un sentiero in salita, ma questo è davvero ripidissimo e temo che la cima non la vedremo mai, ma andiamo avanti a testa ancora più china, non vogliamo sapere cosa ci sia davanti, noi si cammina. E forse l’unico lato positivo, è che non si cammina da soli.

Il povero M al mio fianco, che di problemi ne ha ben grandi di suoi, lo riscopro ogni giorno come approdo sicuro. Io quella che scansava le coccole, adesso le accolgo con un sospiro di sollievo. Io quella che non mi confido mai, ora non vedo l’ora di farlo. È curiosamente diventiamo grandi tutti insieme, ognuno con la propria dose di fardello da portare, ci passiamo i pesi da una spalla all’altra, sempre pesanti sono, ma ci si affatica un po’ meno. Chissà, magari sto imparando a diventare grande. O magari mi ci illudo soltanto.

Di sicuro cammino. A testa china. Un passo avanti all’altro. Non guardo la cima, guardo solo il mio prossimo passo,che è l’unico importante, uno alla volta. Concentrarmi su un solo passo alla volta, sperando di potermi guardare indietro ed accorgermi di aver già oltrepassato la cima, e scoprire avanti a me tutta discesa. Alla prossima prospettiva.

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