…i bimbi crescono, le mamme imbiancano.

Così declamava una delle canzoni che più ho amato nel corso della mia adolescenza. E così mi sento questa sera, osservando questa meravigliosa primavera, respirandone i profumi, adorandone i colori. Lungo il mio percorso quotidiano in bicicletta, per raggiungere l ufficio, passo accanto ad uno strepitoso glicine che riconosco dal profumo ben prima di incrociarlo alla vista: è questo il simbolo ed il profumo di questo 2015.

Ogni primavera porta con sè il fascino del nuovo, del mondo che rinasce, dei sentimenti che fioriscono. La primavera è una nuova nascita, ogni volta, e questa non fa eccezione. Ma ogni primavera porta con sè anche la malinconia per gli anni passati, perché c’è sempre un profumo, un colore, che fa riemergere ricordi piacevoli, dolorosi, nostalgici, qualunque forma essi portino con sè , è sempre un profumo di malinconia.

E in questa primavera vedo un pezzo di me che vuole rimanere ancorato al passato, vedo una parte di me che festeggia il presente, una me bramosa di futuro, un tripudio di emozioni. Un figlia perfetta che manifesta disagi ai quali ancora non riusciamo a dare un nome, una bimba meravigliosa che inizia a puntare i piedi per la sua indipendenza, e tanti progetti, tanti sogni, tanta voglia di vita.

Una primavera che però vorrei non viverla oggi, vorrei avere dieci anni in meno, anche venti in meno, vorrei non avere la testa, come vent’anni fa, non avere problem, pensieri, responsabilità. Ma mi accontenterei anche di averli tutti, questi miei 40 anni, se solo potessi fingere di essere ciò che sognavo di diventare, vent’anni fa. Se oggi potessi guardare indietro e dire a me stessa: ecco, sei arrivata esattamente dove desideravi.

Poi guardo attentamente nel mio passato e la vera domanda è: ma quando avevo 20 anni, cosa sognavo per la “me” adulta? Se guardo bene, non vedo nulla. A 20 anni non avevo un futuro, perché vivevo per il presente. Non mi interessava fare progetti, guardare avanti. L’unico desiderio, molto vago, era finire l’università in Irlanda, e rimanere a lavorare in un pub come lavapiatti, poi cameriera, poi barista, e li rimanere. Nei progetti più estremi, aprire un mio pub. Ma sarei partita con l’intenzione di provare, non di restare. Sarebbe stato un gioco, un passatempo, in attesa di diventare grande. E poi?

E poi?

Questo mi chiedo ancora adesso. Sto vivendo, o sto sopravvivendo? Mi sto prendendo ciò che voglio dalla vita, o lascio la vita si prenda ciò che vuole da me?

Passo i 40 anni chiedendomi quanto sia solo un gran compromesso. Un accettare a metà, un vivere per non vivere. 

Ma a volte guardo questa me 40enne e ne sono tanto orgogliosa. Perché accetto compromessi per non essere egoista. Perché avanzo ogni giorno fiera della mia dignità. Perché tante persone mi vogliono bene anche se faccio di tutto per allontanarle. Perché mi sveglio la mattina felice di ogni giornata da vivere. Per ogni persona che amo e che cerco, e riesco, di render felice. Perché non sono ciò che sognavo, ma forse non ho mai sognato realmente. 

Perché è primavera, di nuovo, e le persone che amo sono ancora tutte vicine a me.

È scusate se è poco.

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