Il post precedente era solo un incipit, ma ho una app che ancora non padroneggio bene, pertanto mi viene più comodo fare due post. Lo so che il mio incipit si intitola “autunno”, che nulla ha a che vedere con questa strepitosa primavera (meteorologicamente parlando) che ci accompagna.  Ma la poesia mi rendeva bene il senso dell’attesa, il senso della precarietà, della fine imminente, di non so bene che, ma mi ci sta a pennello. Pochi giorni al rogito della casa, al diventare proprietaria del mio sogno. Che è ancora sogno, nonostante così reale. Mi ricordo quando ero incinta, che fino al sesto mese (e mezzo) mi sono rifiutata di acquistare qualsiasi cosa, niente cameretta, niente vestitini, niente passeggino. Non ho neppure preparato la borsa da ospedale, e credetemi che per un ingegnere precisino come me, vuol dire molto. È una forma di scaramanzia, una sorta di gioco d’azzardo, non credo finché non vedo. E manca così poco che viene già voglia di iniziare a correre, ma no, Aspetto. Che magari la corsa è ancora più divertente, dopo. Pochi giorni alla comunione di mia figlia, che è già così grande, così troppo cresciuta. Non voglio pensarci perché quel giorno preferirei essere a casa malata, per vari motivi. Invece sarò a festeggiare, con il mio miglior finto sorriso di circostanza, e un po’ di litri di vino a tenermi su. Passerà anche domenica, via. La precarietà dei miei 40 anni, del 41esimo anniversario di nozze dei mie genitori festeggiato ieri, di questo tempo che incalza ed incombe e passano gli anni che fanno spavento da tanto che volano via. Mi guardo allo specchio oggi, che ho buttato i miei capelli tra le forbici del parrucchiere, e mi ritrovo con una testa pazza di riccioli indisciplinati, come me, come vorrei essere. Riccoli rossi corti cortiHo una testa di ricci corti e rossi, una testa matta, una testa divertente, felice, sorridente, una testa viva. Ed è così che mi sento e che mi voglio sentire:  come questa mia testa odierna, anche se sotto ci sono 40 anni di vita, voglio che facciamo da altare ad una vitalità che non si vuole spegnere. Chi lo sa che cosa ha questa giornata odierna, di così divertente. Forse nulla, forse solo la speranza del divenire. Dunque “si sta”, anche se è primavera inoltrata e non autunno, anche se non so se sono foglia o radice, o ormai albero, ma con tanta voglia di protendere i rami alla luce.

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