Sono una lamentona, non sono mai contenta, ma lo so bene quanto sono fortunata.
Mi sto seriamente impegnando nell’apprezzare di più le piccole cose, nel ridurre il mondo intorno a me per sentirmi più vicino a chi amo.
Ieri ad esempio (mi riferisco a quanto scritto nel post privato precedente: se volete la password scrivetemi), ero ripiombata dentro le mura, quelle mura che innalzo altissime quando mi sento ferita. Tiro su queste difese sempre più velocemente e sempre più alte, mano a mano che avanzo con gli anni mi rendo conto che ho questa reazione istantanea, ma più si alzano le mura più io ci affondo dentro, e soffro doppiamente.
Ho scelto di parlare subito di quanto accaduto con M, prima di chiudermi dentro me stessa, anche se so che lui non può farci nulla e che anzi mi avrebbe probabilmente accusato a sua volta (perché subisco, perché non reagisco), eppure ho deciso di parlarne con lui, e dopo dieci minuti di telefonata ho pensato a quanto mi ha fatto bene parlare con lui, come mi abbia strappato il sorriso, e quanto, nonostante ci fossero 30km tra me  e lui, io mi sia sentita abbracciata e protetta parlando con lui.
Ieri sera sono uscita a cena con un’amica che frequento troppo poco, e quelle poche volte che riusciamo a scavalcare gli impegni per vederci, sembra sempre come esserci lasciate il giorno prima. Ho trascorso qualche ora di risate sincere, di chiacchiere, di aneddoti, e sono tornata a casa leggera.
Mi sono coricata nel letto a fianco del mio omone che russava sonoramente, l’ho abbracciato, e mi sono addormentata serena appoggiata con la fronte alla sua schiena.
Sono tanto, tanto fortunata.

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