Ho appena scritto un post, che mi ha fatto venire in mente un’altro post nel quale vorrei discutere insieme a voi una questione che negli ultimi anni (se non da sempre) ha fatto parte della mia vita. Mi riferisco, come da titolo, al tanto temuto-ricercato-desiderato-paventato “PARERE DEGLI ALTRI” (che chiamaremo con affetto, in questo post, abbreviandolo PDA)
Sono sempre stata in amore-odio nei confronti del PDA. L’ho sempre cercato e bramato, essendo figlia del Generale che mal tollera qualsiasi aspetto della mia vita, avevo un impellente bisogno del riconoscimento da parte della società.
Parallelamente a questa mia necessità, ho sempre portato avanti una buna dose di carattere anticonformista, che mal si addice al mio volersi uniformare alle masse per ottenerne il riconoscimento… bel dilemma, insomma.
“Ai miei tempi” non c’era internet, niente chat, niente social, le amicizie erano quelle dei banchi di scuola o di quartiere. Se avete letto un po’ di me sapete che io sono una persona che istintivamente concedo fiducia alle persone, pertanto è facile fare amicizia con me, non sono chiusa, anzi.
Nel corso degli anni, ho portato avanti le amicizie più disparate, alle volte anche disperate, nel senso che mi prendevo sotto ala protettiva alcuni casi sociali di indubbia psicolabilità. Povera ragazza, mi dicevo, è più sola di me, ha bisogno del mio appoggio, della mia amicizia, eccomi!
Da parte della mia famiglia, così come dalle altre mie amicizie, il parere era univoco: conoscendo la mia nuova amica, commentavano: “Non è normale!”
E io, che a mia volta non mi sentivo particolarmente normale, anzi ben strana rispetto alle mie compagne di classe, gongolavo dalla gioia all’idea di aver trovato un’amica poco normale quanto me…
Lungo il cammino queste persone le ho perse per strada, chi più chi meno, la maggior parte ricadevano nella mia altalena dell’amore, e via, avanti verso la prossima amicizia psicolabile!
Arrivando al giorno d’oggi, sto portando avanti l’amicizia con alcune amiche “d’infanzia” (quelle “VERE”, quelle che ti porti per tutta la vita – sono fortunata ad averne!), altre conosciute lungo la via e cementificate negli anni, e un paio di amiche ritenute psicolabili.
Tornando al discorso iniziale, ovvero al PDA, mi chiedo dove sia il confine tra i vari aspetti che lo compongono. Se la maggior parte delle persone che conosco da tanti anni, ritiene che queste due mie amiche siano psicolabili, chi ha ragione? Se io me ne fregassi realmente del PDA, manterrei tranquillamente le mie due amicizie a cui tengo. In realtà, del PDA non me ne frego così tanto a quanto pare. O meglio, me ne frego se il parere proviene da persone a cui non tengo. Ma se le persone a cui tengo rilasciano il loro PDA, allora presto ascolto.
Capita allora che prestando ascolto, io mi renda conto che forse hanno anche ragione, che ho due amiche poco “normali”, ma in fondo sono io stessa poco “normale”, quindi non vedo il problema.
E spesso noto che vengono considerate “poco normali” le persone, adulte intendo, che manifestano apertamente la propria opinione, che non hanno filtri nel parlare, che sono spontanee all’esasperazione, che dicono in faccia tutto quello che pensano senza moderare i termini.
Ma alla fine chi è il “poco normale”? Chi mantiene un atteggiamento dignitoso e decoroso nella società (e io sono una di queste, perché anche se me ne frego del PDA, l’educazione innanzitutto), o chi se ne frega davvero del PDA in senso più ampio, e si limita ad essere sé stesso?
In fondo io sono tutt’altro che “poco normale”, visto che filtro le parole, cerco sempre di non offendere, metto sempre un freno quando mi rivolgo alle persone (con le amicizie sono più spontanea, ma non sempre, spesso tengo un tono neutro e neutrale anche con chi sono in confidenza, non voglio offendere, non voglio discutere, non voglio litigare)
Siamo adulti, ognuno con i propri problemi, ognuno con il proprio modo di affrontarli, dove sta il confine della “normalità”? E perché le persone spontanee diventano “poco normali” agli occhi dei “normali”?
Sono confusa. Il discorso è molto più ampio di così e mi rendo conto che è difficile riassumerlo in un post. E’ difficile e complesso, perché potrei deviare un accento piuttosto che un altro e so che troverei da parte vostra un consenso netto verso la direzione nella quale vorrei andare.
In linea di massima, penso che chiunque ammetterebbe di preferire una persona spontanea e sincera e diretta, piuttosto che una filtrata.
Ma poi ti ritrovi ad esempio un’amica che ti viene a trovare a casa (e sei figlia del Generale, per di più), la inviti a pranzo e lei fa commenti rivolgendosi a tua madre dandole del tu (senza chiederlo, ovviamente), magari criticando l’arredamento (che magari fa schifo davvero, però dai, NON SI FA…) o criticando apertamente la fede (a casa del Generale abbondano crocifissi e santini)… Senza insultare, intendo, senza essere maleducata. Semplicemente, esprimendo la propria opinione in modo non filtrato, senza preoccuparsi se l’altra persona possa o meno offendersi, perché viene fatto senza l’intenzione di offendere ma solo di esprimere liberamente la propria opinione.
Ho reso l’idea?
Ecco, io nei confronti di queste amiche ho sempre avuto attrazione/repulsione. Da un lato apprezzo la schiettezza, dall’altro me ne vergogno. Perchè alla fine, sto PDA, mi interessa quando coinvolge persone a cui tengo? Non lo so, non l’ho mai capito.
Sarà che qua a Parma sono tutti talmente tanto impostati, che quando trovo una persona schietta è una boccata d’aria fresca. Che però poi un po’ me ne vergogno.
Che sarà un caso, ma alla fine le amicizie, quelle VERE, che porto avanti nella mia vita, sono tutte con persone “normali”.
Mah. Sono tanto confusa!

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