Permesso che io con la chiesa non ho un buon rapporto, diciamo che la tollero, un po’ una reciproca sopportazione. Diciamo che comunque ci credo, non tanto nella chiesa in sè, quanto in ciò che vorrebbe rappresentare, credo in Dio insomma, credo in Gesù, ma non sono qua a scrivere per eccesso di fede.

Avevo il mio zio adorato, fratello di mia madre, che era prete. Era IL parroco, quello che da solo ti fa congrega a tutto il paese, che ti cattura i giovani, che ne sa, che si mette in gioco. Ne ho visti pochi, di preti come lui. Forse lui soltanto.

Nomino mio zio perché dal canto mio solo, io non seguirei chiesa nè parrocchia alcuna.

Nomino lui perché essere cresciuta avendo vicino una persona del genere, perlomeno ti mette un dubbio, che se un grande (inteso come “mito”) come mio zio, aveva deciso di dedicare l’esistenza a Dio, insomma, non poteva aver sbagliato tutto. Perché mio zio ne sapeva, e mica perché lo dico io che si, gli ho voluto un bene immenso e che a tutt’oggi me ne vanto. Dico che non poteva aver sbagliato tutto perché quando hai davanti un esempio così lampante di vita cristiana (per come la decantano, perlomeno), allora dai, qualcosa di giusto ci deve essere.

E posto quest premesse, contraddicendo me stessa e quanto ho appena scritto, posso mio malgrado affermare che no, non credo in questa chiesa cattolica. Credevo in quella costruita da mio zio, che non ho ancora ritrovato. Credevo nella comunità, nella fratellanza, nell’aiutarsi reciproco. che vuoi darlo per scontato, non lo è affatto.

Tutto questo per premettere che non ho un gran rapporto con la chiesa, e più vado avanti e meno me lo sento.  E mi dá fastidio, insomma avevate terreno fertile con me, che già ci credevo. Dovevate solo mantenere l’illusione.

E adesso mi ritrovo a dovermi scontrare con tutto quanto, che la mia bimba fa catechismo e vive la sua vita parrocchiale. E ecco, no. Non mi piace un cazzo, senza francesismi.

Parrocchia attuale: incapaci di organizzare la benché minima occasione carina, idee tante, organizzazione zero meno. Una pena. Bimbi allo sbando, annoiati,che vivono la catechesi come una punizione e peggio di due compiti in classe in contemporanea.

Parrocchia dove andrò a vivere a breve: parroco invasato che si rifiuta di mettere mia figlia in classe di catechismo con tutti i suoi compagni di classe, perché “tanto gli amici se li farà”. Ma mio parroco intelligentissimo,  tu credi davvero che sbattere una bimba di 10 anni a fare catechismo con dei completi sconosciuti, quanto tutta (TUTTA!) l sua classe è a fare catechismo nella stanza a fianco, ecco, dimmi, mio parroco, questa bambina amerà il Signore e sarà lieta e felice di frequentare la sua nuova parrocchia?

Ma ve n’è andate un po’ tutti quanti a… Farvi benedire?

Ne ho già le palle piene, e domani litigherò per bene con il Generale (oooohhh scusat, dimenticavo il *dettaglio* che stiamo parlando dlla chiesa del Generale!).

Mia figlia rimarrà a fare catechismo dove si trova ora, con le sue amiche, i suoi catechisti noiosi ma tanto pieni di volontà, e guarda, a dirla tutta (ma lo scrivo solo qua sul blog e non lo ammetterò neanche sotto tortura), mi viene quasi voglia di mettere in gioco me stessa, e le mie straordinarie capacità organizzative, per prendere la parrocchia per le orecchie ed iniziare a farla funzionare.

E dopo questa, vado a dormire, che è evidente che la stanchezza gioca brutti scherzi!

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