Ho bisogno di staccare un po’ da tutto, sono sul ciglio dell’esaurimento nervoso, mal di testa cronico da un paio di settimane, come mi era accaduto a marzo per l’esagerato carico di stress, che alla fine mi ero ammalata di stress, appunto. Ora uguale. Sto tirando al limite delle forze e vado avanti a testa bassa, ma qua mi cede il fisico, lo sento che sono allo stremo delle forze!
Cosi, tanto per non pensare alla casa, al trasloco, alla burocrazia di merda che è un casino che metà basta… Al lavoro che sembra che lo facciano apposta ad accumularmi impegni, e richiedermi – proprio in QUESTO caxxo di periodo! – di lavorare per tre.
E allora voglio rilassarmi e pensare al mio uomo, alla fatica che si è sobbarcato quando a metà trasloco mi sono fottuta il ginocchio (che, per inciso, è ancora gonfio e dolorante). Il mio omone che ha dato il mille per cento per questa casa, e che se la merita tutta.
E quello che volevo mettere per iscritto è che io sono una anaffettiva (escluso nei confronti di mia figlia), scanso le coccole e le dimostrazioni di affetto. Ma anche dopo quasi sette anni insieme, spesso mi fermo nel suo panificio preferito e gli compro la baguette che tanto gli piace. Quasi sempre nei weekend gli porto il caffè a letto. Spesso, quando riesco, vado a prendergli le brioche fresche in pasticceria per la colazione. Sono anaffettiva, ma dimostro così, con gesti concreti, prendendomi cura di lui e cercando di viziarlo assecondando i suoi gusti.
E una delle cose che più amo di quest’uomo è che lui, ogni volta, non lo dá per scontato. Si entusiasma per il caffè, per la brioche, per ogni piccolo gesto che faccio per lui… Si riempie di quel sorriso che tanto adoro e dice felice “che bello che mi vuoi bene”.
Ecco.

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