Le condizioni di mia madre rimangono stabili, stabili nel senso che le curano un problema e se ne presenta un altro, curano l’altro e ne salta fuori uno nuovo… facciamo la collezione del “celo celo manca”, ogni giorno una conquista. Senza tralasciare il linfoma, che continua a diffondersi e causare ulteriori danni, e quello non si può curare, vista la condizione generale.
Questa la situazione attuale.
Previsioni non ce ne sono, si va avanti un giorno alla volta, lei ricoverata in ospedale con poche prospettive di tornare a casa (perlomeno nel breve termine, e lo scrivo solo perché VOGLIO essere ottimista)
Onda d’urto in mio padre che vive in ospedale con lei, mangia chissà cosa (ma soprattutto: mangia?), dorme nella poltrona-letto a fianco a lei. Deperisce. Lo invito a cena e lo so che è uno sbattimento, ma almeno un’ora al giorno che esca da quell’ospedale… se non per sé stesso, almeno per vedere la nipote (e questo, normalmente, funziona come richiamo). Mi madre che mi dice di smetterla di invitarlo, che per lui è uno sbattimento, esci dall’ospedale, vieni a casa, ritorna in ospedale, e la sera fa freddo, e lui non riesce a dirmi di no, e insomma va pure a finire che mi sento in colpa io, che lo invito per cena.
Ragiono un po’ a mente lucida e mi dico che in fondo, lo so che lui viene volentieri a cena. Per staccare un po’, per vedere la nipote e anche per vedere me. Ma davanti a mia madre deve fare la scena, far vedere che non viene via volentieri dall’ospedale, come potrebbe dirle che esce volentieri almeno un’oretta? Farebbe sentire lei un peso, pertanto davanti a lei fa sembrare che io lo costringo a venire a cena.
E io lo costringo, se lo devo costringere, perché almeno quei pochi minuti al giorno si distragga.
Sono tre giorni che non vado a trovare mia madre perché ho un raffreddore bestiale e non voglio assolutamente rischiare di portare ulteriori bacilli, ieri non ho neanche invitato mio padre perché non voglio contagiare neppure lui.
Onda d’urto nella nostra programmazione dei weekend, ma questo è il minore dei problemi, nel senso che gli amici ci invitano ad andare via con il camper, a fare weekend in giro, ma non se ne parla neppure, non posso neanche pensare lontanamente all’eventualità di essere lontano e ricevere una telefonata da mio padre che mi dice di tornare a casa. Non ci voglio pensare e non posso neanche immaginare di essere lontano.
Onda d’urto in mia figlia, che questa mattina era stranamente silenziosa, le chiedo cosa c’è che non va, mi dice con le lacrime agli occhi che ha paura che la sgrido. EH?
Mi volto sconvolta verso di lei, le chiedo che cavolo stai dicendo?!
E lei, occhioni gonfi gonfi di lacrime “mamma ho preso 6 in matematica”
EEEEHHHHH??? E a me che cavolo me ne frega se hai preso 6 in matematica?! I voti vanno e vengono, tu sei brava e ti impegni, e questo mi basta. E un 6 è comunque un voto sufficiente, in ogni caso.
La vera domanda è: come mai hai preso 6? Hai sbagliato in cosa? Ero distratta? Sei in pensiero per qualcosa?
Eccola, l’onda d’urto forte “mamma sono preoccupata per la nonna”
E io non so che dirle, perché mi si gonfiano gli occhi di lacrime pure a me, anzi mi si gonfiano il doppio che io ho pure ‘sto raffreddore boia addosso. Non so che dirle, amore mio tesoro sono tanto preoccupata anche io per la nonna. Ma dobbiamo pensare anche a tutto il resto, ad andare avanti un giorno alla volta. E se vedi la mamma preoccupata a un po’ assente, non devi per forza risentirne tu. Io non riesco a fingere che vada tutto bene, e comunque non avrebbe neanche senso raccontarselo, raccontarglielo, perché no, non va tutto bene.
L’unica cosa che so fare è andare avanti un giorno alla volta, un passo alla volta.
E magari, un incontro con la terapeuta, che male non fa?

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