Fammi sfogare, ti prego lasciami sfogare, che sto affondando nella realtà virtuale che mi sono voluta creare addosso e ho veramente bisogno di un angolo di fuga, anche solo per poter fantasticare in pace…
Sono quella sempre brava, madre perfetta, compagna irreprensibile (come prima ero moglie irreprensibile), al lavoro sono la più seria delle serie impegnate…
A me va bene fare questa vita, l’ho scelta consapevolmente, perché qualsiasi altra vita non mi avrebbe calzato. Ho provato, negli anni adolescenziali, a fare la tossica, la troia, la dark, la punk, l’anarchica, le ho fatte veramente tutte. E alla fine mi sono ritrovata ad essere l’unica persona che potevo guardare orgogliosa allo specchio la mattina, cioè eccomi qua, perfetta indiscussa persona adulta e matura.
Poi è ovvio che già solo perché sto qua a scriverlo, vuol dire che tanto soddisfatta non sono.
 Sono cresciuta all’ombra del Generale, pertanto l’unico modo per essere orgogliosa di me stessa era quello di rendere orgogliosa lei di me, nonostante abbia provato a ribellarmi, alla fine la strada per l’accettazione di me stessa doveva per forza passare attraverso la sua, di accettazione. Non mi sto giustificando, sia chiaro, sto solo cercando di spiegare il perché ho scelto consapevolmente di essere ciò che sono oggi, e perché ne vado anche fiera.
Sono orgogliosa di ciò che sono perché per essere così, ho lottato contro me stessa. Ho vinto contro chi sarei stata e contro chi avrei potuto essere (e che mai saprò), per arrivare alla perfetta splendida donna che sono. E che cavolo, che sono splendida lo vedo bene. Forse il problema è l’essere splendida a prescindere da me stessa, chissà. Chiunque mi veda, riconosce in me tutti i valori in cui credo, e questo è comunque un successo indiscutibile.
Per il mio pregresso di vita, penso che se avessi scelto di andarmene, di prendermi la mia libertà di vivere la mia vita nel modo in cui io volevo viverla… Ecco, non ce l’avrei fatta, perché non lo sapevo neppure io, che vita volevo vivere.
Oggi giorno dopo giorno vedo che la vita che ho scelto e che mi sono ritagliata, mi calza mio malgrado a pennello. Mi calza e mi riconosco in questa perfezione, e la riconosco anche in chi mi è vicino, non potrei privarmene.
Ma c’è quella parte di me, e sempre ci sarà, che è attratta dalle persone “out”. Adoro chi vive al confine, chi non si incasella, chi vive senza regole, chi va avanti nonostante gli altri. Li vedo e li ammiro e li amo e sbatto come una falena di notte contro le lampadine, e rimango fuori, non riesco a passare quel confine. 
Ho scritto delle persone “normali”, la verità è che io amo le persone che non sono affatto normali, e le amo perché sono spontanee, perché se ne fregano degli altri, perché tutto sommato sono ciò che io non avrò mai il coraggio di essere, e penso non sia neppure una questione di coraggio, è che proprio non potrei vivere in quel modo, il Generale è così forte in me che farei un torto a me stessa se seguissi quel modo di vivere, fregandomene di tutto.
Ho questo senso di angoscia verso il mio ex marito, che ho amato e sempre amerò per essere stato il mio unico porto di salvezza, l’unico mio approdo nel mio non essere giusta. Ma lui ha voluto essere giusto per me, forse io ho voluto che lui lo fosse, e li è iniziato il nostro declino, nel momento in cui abbiamo smesso di essere uno per l’altro e abbiamo fatto entrare il resto del mondo dentro il nostro amore. Dio, quanto mi fa male.
Ma c’erano già le crisi di ansia, sono iniziate proprio allora, quando ho cercato di vivere me stessa con lui, ma non sono riuscita ad abbandonare le mie radici, e tiravano così forte e facevano così male. Ed è stato l’inizio, la fine, sono qui oggi, una meravigliosa donna con una figlia fantastica ed un compagno che me lo invidiano 999 donne su mille, e un ottimo lavoro, e una famiglia, e una casa, e che cavolo, lo so bene che ho un culo così.
Il mio problema è nel mio cervello, questa mia testa che va oltre e che vorrebbe essere l’aquila che è, mentre invece vive da pollo, ma da pollo ultra fortunato, e allora chi me lo fa fare di fare l’aquila e rischiare le penne, quando qua mi va tutto così bene.
Sono un pollo, questo è quanto.
Se potessi ritornare all’inizio ed esprimere un desiderio in più, chiederei di essere un pochino più tonta. Ma tonta buona, intendo. Tonta non è la parola giusta, forse la parola giusta è piuttosto FURBA.
Ecco, adesso vivo da furba. Che tutto va bene e non ho niente di cui lamentarmi. Ecco, vivo da furba ma con la testa da tonta che invece vorrebbe vivere di precarietà. 
Fatemi diventare tonta, o furba, ma cambiatemi quest testa di cazzo che ho, vi prego, perché a continuare così non ne vado a capo!

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