Il titolo è dal film dell’orrore, la casa, appunto.
Quando io scrivo “casa”, dovete leggere CAAAAASAAAAAAA, con tono da film dell’orrore, sussurrato e tenebroso. Perché io lo scrivo con quel tono. Sappiatelo.

La casa di mia zia, morta all’età di 27 anni per un tumore lampo ai polmoni, che in soli sei mesi ce l’ha portata via. Non ha mai potuto vedere la casa finita, aspettava di sposarsi, non ha fatto in tempo a fare nessuna di queste cose.
La casa che è poi stata intestata a mio zio, siccome non aveva altre case intestate (era parroco). Non ci ha mai vissuto, siccome viveva in canonica, non ne aveva certo bisogno. Zio morto all’età di 53 anni, stroncato da un embolo.
La casa è passata a mia madre, con usufrutto vitalizio a mio nonno. Mio nonno ha vissuto in quella casa per 12 anni, in questo caso è morto di vecchiaia, ma anche lui aveva un tumore, nel suo caso ha influito poco poiché, essendo anziano, viaggiava lento lento ed è arrivata prima la morte da vecchiaia, appunto.
Piccolo intermezzo per dire che in quella casa, avevo trascorso l’ultima notte da single e mi ero preparata per convolare a nozze (che ben sapete come sono poi finite…)
Ed ora eccoci a mia madre, da due anni unica proprietaria di questa casa, e ben sapete le condizioni (di mia madre, intendo. non della casa).
Mi ricordo quando l’aveva ereditata da mio zio, si rideva (mica tanto) sul fatto che questa casa non è che porti tanto bene (*eufemismo*), e io non avevo affatto piacere che se la intestasse mia madre. Lei, con i dovuti scongiuri del caso, aveva detto che comunque prima o poi le sarebbe capitata, tanto valeva intestarsela subito per evitare in futuro di doverci pagare ulteriori tasse di successione…
La casa, attualmente, è vuota da due anni. Messa in vendita ad un prezzo troppo alto (ma mia madre è testona come pochi… non voleva cedere), è rimasta lì fino a che, finalmente, mia madre ha chinato il capo a fronte di un’offerta oggettivamente troppo bassa, ma inutile che ci portiamo appresso questa caxxo di casa ancora altro tempo, oltretutto che costa un botto tra imu, manutenzione, già costa troppo il solo andare fin là (paese a 40km dalla città, in montagna!)
Mi sto occupando della burocrazia prevendita, ho contattato gli acquirenti per redarre una proposta di acquisto (*ovviamente*, mia madre non ha voluto agenzie in mezzo…), abbiamo contattato il notaio perché la nostra meravigliosa Italia non ha ancora registrato la successione di mio nonno (dopo SOLI DUE ANNI, del resto…), avviato la certificazione energetica.
Sabato scorso ho passato il pomeriggio a *paese lontano*, nella casa.
Ho fatto eseguire i rilievi al tizio che deve preparare la certificazione, ho fatto venire i due acquirenti per consentire di prendere misure per i mobili, e riguardarsi un po’ tutto quanto (l’avevano vista una sola volta, mesi fa), nonché concordare per la proposta di acquisto che entro questa settimana firmeremo a sugellare l’accordo.
E ho girato per le stanze, e ho pianto tanto, tanto, tanto. La casa è ancora piena degli oggetti appartenuti alla nostra famiglia, le foto appese ai muri, gli oggetti personali di mio nonno (il bastone… l’apparecchio per l’asma…). Ci sono ancora vasetti di spezie (scaduti), detersivi, lenzuola, salviette, una marea di roba.
Ho passeggiato nel giardino ricordando gli anni in cui facevamo feste su feste, a volte anche 40 persone, tra grigliate e torta fritta a volontà, quando ancora ero felice ed innamorata dell’uomo che avevo sposato, quando (zia a parte) i miei famigliari erano ancora tutti vivi ed in perfetta salute, e mio nonno una roccia indistruttibile, un omone alto alto che adorava la compagnia e apriva la casa a chiunque volesse far festa.
Ho pianto le perdite, gli anni che scappano via, mia madre che non si sa, questo vivere un giorno alla volta e sì, pagherei qualsiasi prezzo per riavere quei giorni, e poter tornare indietro e costringere mio nonno a venderla, questa casa maledetta, lui che ha sempre sostenuto che questa casa gli ha portato solo disgrazie e che lui la voleva tenere apposta, per contrastare le disgrazie, per combattere contro la casa e voleva vincere lui.
E invece eccoci qui, ha vinto lei, la casa.
Spero non riesca a vincere la sua ultima battaglia, se fossimo in un film americano (ma anche un Dorian Gray non stona) il finale ideale sarebbe il giorno del rogito, mia madre che firma la vendita della casa, e all’improvviso guarisce.
Ho sempre adorato i lieto fine, anche quando non hanno attinenza con la realtà…

Annunci