La pallina rimbalzina sperava di trovare un attimo di tregua, le prospettive erano fantastiche, mia madre sarebbe stata finalmente dimessa dall’ospedale, il letto antidecubito era stato ordinato, i documenti per vendere la casa del nonno ultimati, e tutto sarebbe tornato più o meno alla normalità: niente più corse avanti e indietro dall’ospedale, niente più salti mortali per piazzare la bimba per il dopo-scuola, sarebbe stato tutto in discesa.
MA (perché se sto scrivendo, è ovvio che ci sia un MA), ieri mattina mia madre ha avuto un ennesimo tracollo, con azzeramento dei battiti, della pressione, dell’ossigeno. L’hanno presa per un capello (nel senso che era più “di là” che “di qua”) e ce l’hanno restituita, ma si ricomincia daccapo con le cure, prima le trasfusioni di sangue, poi l’antibiotico, e così via, e così via.
L’umore è a terra a dir poco, mio padre uno straccio vivente, mia madre che cerca di farsi forza ma quando vedi uno spiraglio di speranza, e a due giorni dalle dimissioni dall’ospedale ti vedi ripiombare nell’incubo, è normale scoraggiarsi.
Cerco di farle forza, le ripeto che ogni giorno in più è un giorno donato, che ogni cosa è meglio del non esserci più. E lei lotta, non ha perso la voglia di lottare, ma con meno convinzione.
Penso a sabato scorso, a come stava bene (per quanto possa starlo, ormai), era bella, le avevo perfino fatto baffetti e sopracciglia perché voleva essere in ordine, non aveva tubi attaccati, e avevo pensato che sarebbe stata una bella idea portarle in visita la nipote, sua gioia di vita. Non l’ho fatto perché so che a mia madre non fa piacere, non vuole turbare la bimba facendosi vedere in ospedale, e poi mancava così poco al suo ritorno a casa, che insomma ho preferito non portarla.
E ho sbagliato.
Perché in questi casi ogni giorno è in bilico, e bisogna approfittare di ogni singolo momento di buona sorte.
Penso che lunedì non ero andata a trovarla perché “tanto ormai sta bene” e avevo approfittato della pausa pranzo per fare un po’ di ginnastica per la schiena, per distendermi e rilassarmi un po’. La sera dopo il lavoro ero andata direttamente a casa aspettando che mi riportassero la bimba, perché sentivo il bisogno di rilassarmi un attimo e non correre, almeno per un giorno soltanto, ormai ci siamo in fondo pensavo, ormai viene a casa.
E invece.
Penso a come la vita possa stravolgersi da un momento all’altro, e mai dare qualcosa per scontato.
Penso che è più di un mese che mia madre è ricoverata, e se io sono una palla rimbalzina, lei è una leonessa dalla forza davvero ammirevole.
Penso che anche oggi pranzerò con un panino in ufficio, facendo il conto alla rovescia per schizzare in ospedale a trovarla in pausa pranzo.
E che mai più, mai più lascerò passare un solo giorno senza andarla a trovare.
Un giorno alla volta.

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