Non sono ancora in grado di elaborare il lutto. Capita quindi che passo le mie giornate come nulla fosse, ogni tanto mi viene in mente qualche ricordo preciso e mi scende qualche lacrima, che penso sia la cosa più normale del mondo.
Non riesco assolutamente a capire, in modo conscio, che mia madre non c’è più. Non è ancora entrata questa informazione, è come se lei fosse ancora viva, come se fosse ancora in ospedale, tipo quando avevo il raffreddore e non potevo andarla a trovare.
Questo concetto del “per sempre”, non l’ho ancora elaborato. Il fatto che non vedrò mai più mia madre, che non le potrò mai più parlare, ecco questo “mai più” proprio non ce l’ho.
So che arriverà, e che quando sarà questo momento, farà veramente molto male.
Mi sto sforzando, quando mi sento forte, di ricordare gli ultimi momenti, di rivivere l’ultima ora, la sua agonia, il vederla spirare. Quando mi sento abbastanza forte per sopportarlo, cerco di costringermi a rivivere la sua fine, per impormi di accettare che non ci sia più, per digerire anche consciamente quello che dentro di me è già ovvio.
Il mio problema è quando mi scende l’apatia, che contrariamente alle lacrime, non riesco a controllare. Un esempio: domenica ero alla fiera dei vini. Stavo comprando dei sali da bagno effervescenti per mia figlia, mi è venuto l’istinto di telefonare a mia madre per chiederle se li volesse anche da tenere a casa sua. Il numero di  cellulare l’ho ancora in rubrica, associato alla sua foto. L’idea di non poterla chiamare mi annienta.
Stavo per chiamarla, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, e fin qua tutto normale, penso sia il regolare svolgimento della situazione.
Il problema è stato dopo qualche ora, ero in piena degustazione vini, con Mci stavamo divertendo un sacco a pensare quali vini comprare, quali no, eccetera… e tac, apatia. Mi sono spenta, un interruttore secco, on/off. Sono andata in off. Mi si è spento il sorriso, la voglia di rimanere in fiera, ho chiesto ad M di uscire un attimo a fare due passi, avevo bisogno di respirare.
Ragionando a posteriori, so che l’apatia è scattata a seguito dell’episodio precedente. Il problema è che mentre le lacrime sono immediate, decise, “sane”, questa apatia invece non ha nulla di sano, perché non è direttamente collegabile od imputabile ad un episodio. Se ne sta lì in agguato, e tac, mi spegne quando meno me lo aspetto.
Ieri sera, altro episodio, stavo portando in tavola i pasticcini ed il prosecco, tac, spenta.
Oggi ci ripenso e so che è perché prima di cena, mio padre mi ha portato una foto meravigliosa di mia madre, di due anni fa, quando ancora stava bene, quando si pensava che ce l’avrebbe fatta, che il tumore stava regredendo. Quando era in vantaggio lei, e di gran lunga, su quel maledetto male che l’ha in seguito divorata.
Questa apatia non la voglio, preferisco piangere, sfogarmi. Spero di sconfiggerla quanto prima, magari torno in analisi per qualche seduta, potrebbe farmi bene.
E’ ancora molto presto, so che ci vorrà moltissimo tempo.
Ma voglio arrivare a maggio più preparata possibile, perché a maggio c’è la festa della mamma, e soprattutto ci sarà il giorno in cui mia madre avrebbe compiuto 60 anni, ci sarà il giorno in cui i miei genitori avrebbero festeggiato 42 anni di matrimonio.
Che mese di merda.

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