Che il tempo scorra più o meno velocemente, questo si sa.
Ripenso ai due mesi trascorsi ad inizio anno, dal ricovero in ospedale fino alla morte di mia madre. Parlo di quei due mesi come se fossero durati due anni, e mi rendo conto (ma solo se faccio uno sforzo mnemonico) che in realtà si parla di un mese e 16 giorni. Un mese e mezzo, non due mesi. Eppure, sono durati un’eternità.
Penso al tempo trascorso dalla morte di mia madre ad oggi, sono passati due mesi e poco più. Eppure sono volati, mi pare ieri che sia accaduto, probabilmente incide la sofferenza che non diminuisce, che rimane, parte di me, sempre presente.
Sto affrontando il lutto a mio parere in modo ottimale, mi lascio andare al pianto quando ne sento necessità, lascio che la mia vita proceda come sempre, mi occupo del mio papà che, a contrario mio, non riesce a darsi pace.
Una mia amica, che undici anni fa ha perso il padre, mi ha confidato che il segreto sta nel trascorrere del tempo. Eh, grazie, le stavo per rispondere… questo lo sanno tutti. Ma lei è stata più precisa: il tempo non aiuta a guarire il dolore, perché il dolore non passerà mai. Quello che aiuta è il costruire nuovi ricordi, una nuova vita che prosegue ma della quale il genitore non fa più parte. Saranno ricordi nuovi, alcuni belli, alcuni brutti, come naturale sia la vita, ma saranno ricordi non condivisi con il genitore, e accumulandoli si riuscirà ad erigere un muro a cui appoggiarsi per aiutare a sopportare meglio il dolore.
E’ una immagine che mi è piaciuta molto, ci tenevo a condividerla 🙂

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