Temo questo Natale con la stessa paura che avevo quando si parlava del “primo Natale senza mia figlia”. Pensavo sarebbe stato il peggiore della mia vita, ma la vita è crudele e la realtà è che dopo pochi giorni avrei rivisto e riabbracciato mia figlia. Mia madre, invece, non c’è e non ci sarà, mai più.

Riguardo lo scorso Natale e già era nell’aria, che avrebbe potuto essere l’ultimo. Per questo motivo, avevo organizzato tutte le feste a casa mia, un lavoro immane, dal risultato perfetto in tutto. Volevo IL ricordo, quello che rimane per sempre. E per lo stesso motivo, queste feste mi rifiuto di organizzarle da me.

Una fortuna è che i miei suoceri sono in una casa nuova, senza ricordi, nella quale possiamo passare il giorno di Natale senza fantasmi ingombranti. La seconda fortuna è che ho maturato una strana accettazione del dolore, una mia personale elaborazione del lutto, in cui quando penso a mia madre piango, ma lo faccio con il sorriso, come se volessi condividere con lei, ora che lei non c’è più, quelle risate che lei mi ha quasi sempre negato in vita. La sogno spesso, nei sogni vivo la quotidianità come se fosse ancora viva, le parlo, chiedo consiglio, mi confronto. Anzi, lo faccio più di quanto avessi mai fatto, o potuto fare, quando era in vita. Mi sembra una sorta di riscatto morale per entrambe, mi piace pensare che la sua energia mi venga trasmessa per allineare le discrepanze, per limare gli screzi.

E quindi eccomi qui, ad una settimana quasi dal Natale, che sarà senza mia figlia e senza mia madre. Temevo peggio, ecco. Forse mi arriverà la botta dopo, non so. Per ora posso solo dire che vedevo tutto molto più grigio qualche mese fa. Che piano piano si avvicinano le feste, mi fanno meno paura.

È che dire, se non “auguriamocelo”!

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