In piena fase digestiva da dopo feste, a rispettare la tradizione della Grande Abbuffata Natalizia. Oggi sono a lavorare, così come per tutta questa settimana che si prospetta luuunghissima! Mia figlia è dal padre, io devo lavorare… non mi viene in mente nulla di peggio per affrontare queste giornate. Aggiugiamoci anche i rotoli di ciccia accumulati e lo stomaco che urla pietà, tutto da copione insomma.
Queste festività dovevano essere traumatiche, disastrose. La mattina della Vigilia sono andata a comprare due bottiglie di vodka, vuoi mai correre il rischio di rimanere senza proprio nel momento dell’assoluto bisogno?
E invece.
Le due bottiglie sono ancora in cantina, intatte.
In questi giorni non mi sono ubriacata, non ho avuto crisi di ansia, non ho avuto crisi depressive, non ho pianto, non ho avuto desiderio di piangere.
Ho semplicemente vissuto.
Ho cercato di vivere un secondo dopo l’altro, fissando quanto di positivo avevo a disposizione: la sera della Vigilia con tutta la famiglia riunita (anche se ero intasata da tosse e raffreddore), i regali di Natale, la gioia di mia figlia che anche se non crede più a Babbo Natale, comunque crede nella magia del Natale in sé, nell’albero e nel presepe sempre accesi, nello svegliarsi la mattina di Natale e aprire i pacchetti tutti insieme con ancora il pigiama addosso. Poi l’ho dovuta lasciare con suo padre, ma ho trascorso un pranzo sereno a casa dei miei suoceri, qualche ora nel pomeriggio a giocare a bestia a casa di amici, e la sera sul divano con il mio omone a guardare un film e sferruzzare il vestito che regalerò a mia figlia per il suo compleanno. Ed il giorno di Santo Stefano a pranzo fuori con un’abbuffata di pesce memorabile, un paio di ore di chiacchiere e pettegolezzi dalla mia migliore amica-sorella, e ancora una serata in panciolle sul divano.
La “serata in panciolle sul divano” la replicheremo ancora per tutta questa settimana, essendo a casa soli io ed M, non vedo perché non approfittarne per goderci un po’ di intimità, che ultimamente ne abbiamo sempre troppo poca (sì, sì, avete capito, dai).
Ho portato mia madre con me ogni giorno, indossando le sue collane. Non ho pianto la sua mancanza perché è ovvio che manchi infinitamente, ma è stata con me ogni istante, non sarà mai la stessa cosa, ma mi consente di non piangere, di guardare avanti.
Penso che alla fine, queste feste siano state indubbiamente delle Buone Feste.
Basta saperle vivere. Un secondo alla volta.
Con tanti abbracci alle persone che amiamo!

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