A dieta

Giusto che sono dieci giorni che seguo scrupolosamente la dieta che mi ha dato la nutrizionista, scrivo per aggiornarvi (in realtà, scrivo quando sono depressa ed ovviamente essere a dieta mi deprime).
In questi dieci giorni sono stata bravissima ed i risultati già si vedono. Verrebbe da dire “grazie al caxxo”, visto che prima bevevo alcolici che neanche un marinaio veneto, ed ora a dieta mi viene concesso solo lo shottino di vodka serale, che posso concedermi rinunciando a qualsiasi forma di carboidrato dopo quelli ingeriti a pranzo. Vi assicuro che tengo talmente tanto alla mia vodka, che non tocco carboidrati. Nulla. Sono bravissima e scrupolosissima! Ergo, toglimi i carboidrati e gli alcolici alla sera, e come dicevo prima “grazie al caxxo” se sto già dimagrendo e soprattutto mi sto sgonfiando a vista d’occhio!
Questa dieta mi piace moltissimo e questa è la cosa fondamentale per farla andare bene. Mi piace che sia stata concessa l’importantissima vodka, che visto quanto bevevo prima è come mettere una goccia nel mare, ma è importante dal punto di vista psicologico il solo sapere che ci sia e che ci possa essere. La mia “coccola” serale.
Mi piace avere i carboidrati a pranzo, che insieme a verdura e proteine non mi fanno accusare mal di testa da stanchezza al pomeriggio (fondamentale per una dieta bilanciata, saziare e nutrire senza patire stanchezza o attacchi di fame). La sera faccio un po’ più fatica ma sono appena agli inizi, sto cercando di inventarmi ricette gustose, avere pagato una nutrizionista mi consente di dire ad M di arrangiarsi e mangiare quello che gli pare se non gli sta bene quello che cucino per me (esempio: pesce, che lui non mangia volentieri). Di notte mi alzo duemila volte per fare pipì, ovvia conseguenza della mancanza di carboidrati e di alcool.
Tutto azzeccato dunque, perché un altro problema (oltre all’alcool) era ovviamente dovuto alla premenopausa, ergo ritenzione idrica notevole, che a quanto pare con questa dieta viene combattuta nel modo corretto.
Soprattutto, mi sento bene. Sono carichissima e motivata. Il mio motivo principale è che fra dieci giorni inizierò il lavoro nuovo e voglio arrivarci bellissima e magrissima e meravigliosa, in modo da incantare tutti, non solo con il mio cervello ma anche perché sono strafichissima.
E modesta.
No??? 😀

Fine febbraio

Fra due giorni sarà l’anniversario della morte di mia madre, quattro anni da quel 29 febbraio, il giorno che non c’è, che per la prima volta ritorna. Sto cercando di non pensarci e mi riesce benissimo, faccio un rapido elenco per darvi un’idea:
– problemi di salute dei miei suoceri, attualmente stabili e in ottima ripresa, che comunque non siamo totalmente sereni visto il pregresso
– corse per richiedere il mutuo per il bilocale, che ancora non si sa se ci salteremo fuori. Di certo non aiuta il fatto che M sia a tempo determinato, il mio solo stipendio non è sufficiente a coprire la percentuale richiesta (avendo io il mutuo di casa mia). Sono comunque ottimista, rimane da giocare la carta di mio babbo, che economicamente sta benone. Bisogna solo attendere
– lavoro che sto freneticamente portando a termine per andarmene da questo ufficio a testa alta e non lasciare malcontento di alcun genere. Il capo quando lo aggiorno sugli ultimi progressi mi sorride e ringrazia. Lo vedo che gli dispiace che me ne vado, ogni giorno di più. Ma leggete il punto sotto e mi troverete sempre più ansiosa di andarmene
– collega nuovo che si rivela un ignorante ogni giorno di più, tanto che se non avessi dato le dimissioni, le starei dando adesso. E’ maleducato, ignorante, e in più di un’occasione ha bestemmiato contro i colleghi. Il capo lo difende, prima dell’ultimo mio giorno parlerò con il capo e gli fornirò le mie impressioni in merito. Poi, se preferirà continuare a credere nel suo “meraviglioso investimento” piuttosto che a me, che sono qua da 16 anni, amen. La collega che lascio sola con questo soggetto l’ho già istruita di registrare sempre tutto (ieri lei ha registrato mentre lui le ripeteva più di una volta che non ha problemi a picchiarla se si ostina a rispondergli. Che lui è il capo e lei deve obbedire. Poi le ha detto che quando si arrabbia è ancora più bella. Devo aggiungere altro?)
– coronavirus, che l’ho messo per ultimo perché preoccupa eccome, ma in merito a questo sono fatalista, se capita, capita. Prendiamo le dovute precauzioni, soprattutto i miei suoceri sono stati istruiti a fare attenzione quando escono, uscire meno possibile, la spesa gliela facciamo noi per fargli evitare luoghi affollati come supermercati, quando portano fuori il cane non stare troppo vicini alle persone con cui parlano, lavarsi bene le mani al rientro in casa… niente di più di quanto già dicano e suggeriscano tutti. Dal canto nostro, mia figlia è a casa da scuola (le hanno chiuse, lo sapete già) e frequenta un paio di amiche con cui fa i compiti, M lavora in un’officina, io in ufficio con tutte le attività di consulenza sospese quindi contatti solo con i colleghi, faccio la spesa, per il resto casa-lavoro e stop. La nostra vita va avanti più o meno come al solito, se deve capitare, affronteremo la questione nel “momento in cui”. Per ora cerchiamo di prevenire per quanto possibile.

Alla luce di quanto sopra, come vedete, non ho modo di annoiarmi o di pensare più di tanto. Si va avanti a testa bassa come sempre. Con una piccola news di cui vi racconto per farci una risata: sono stata dalla nutrizionista, e ufficialmente da lunedì sono a regime alimentare ridotto (dieta mi pare eccessivo). La dottoressa mi ha rassicurato che non sono grassa e che starei bene anche così, ma capisce che essendo stata io sempre più magra (sempre portato 6kg in meno di ora), questi kg in più mi disturbano, mi affaticano, non mi sento bene con me stessa. Quindi, regime alimentare ridotto, per cercare di combattere più che altro la ritenzione idrica e il cambio ormonale di questo periodo di “pre-menopausa”, tutto legato all’età insomma. E agli alcolici, ma questo già si sapeva. Tolti gli alcolici e modificato l’alimentazione in modo da contrastare la ritenzione, sembra che con poco sforzo dovrei riuscire a rientrare nei miei kg abituali (e nei cari, vecchi jeans che non entrano più…). Per ora in questi tre giorni sto tenendo bene. Pensavo di accusare molto peggio la mancanza del bicchiere di vino la sera e della vodkina dopo cena, ma vedo che per ora non ne risento, anzi direi che ne risento in modo positivo perché sento che già mi sto sgonfiando parecchio. Sono sicura di riuscire a reggere la dieta senza problemi per la prima settimana. La seconda sarà la più difficile. Poi forse riuscirò a proseguire senza grossi disagi.
La verità è che sono motivatissima dal fatto che fra due settimane e mezzo inizierò il nuovo lavoro… quale migliore occasione per rendermi bellissima e meravigliosa, presentandomi ai futuri nuovi colleghi? 😀
Vuoi mai che ce ne sia uno giovane e bellissimo in cerca di una splendida milf… 😀

Contropartite

Negli ultimi post vi ho scritto di quanto fosse partito bene il 2020, di fatto nelle ultime settimane è andato tutto in vacca, non tanto nelle cose positive che per fortuna permangono (lavoro – bilocale – figlia – M), quanto perché ho mio padre costantemente ammalato da inizio anno, passa da un’influenza all’altra, il suo dottore minimizza ma io inizio a preoccuparmi sul serio e non so come convincerlo a fare qualche esame del sangue. Lui dice che se il dottore è tranquillo, pure lui sta tranquillo. Di fatto io non sono tranquilla per un caxxo, sarà che si avvicina il quarto anniversario della morte di mia madre, sarà che è il “primo vero” anniversario della sua morte (29 febbraio…), tranquilla non la sono affatto.
Peggio di questo, mia suocera è stata operata domenica, le hanno asportato un pezzo di polmone, aveva un tumore già da due anni, finalmente si sono decisi ad asportarlo. Il tumore era ben circoscritto, non c’erano metastasi, quindi con la rimozione del polmone dovrebbe tornare tutto nella norma… l’operazione avrebbe dovuto essere fatta in microchirurgia, con degenza di cinque giorni al massimo, purtroppo non sono riusciti ad operarla in questo modo perché aveva i tessuti troppo duri e sanguinava troppo, pertanto l’hanno operata “vecchia maniera” con tecnica decisamente più invasiva e conseguente degenza molto molto più lunga, i primi giorni in terapia intensiva, costantemente sedata. Ieri sera l’hanno trasferita in reparto, è fuori pericolo, seguirà degenza in reparto fino a riabilitazione avvenuta.
Di per sé non sarebbe nulla di particolarmente preoccupante, se non che domenica M si è preso un’influenza allucinante che ancora oggi ha la febbre, quindi non ha potuto seguire ed aiutare sua madre in questi giorni, ci siamo affidati alle zie e cugine, per fortuna non si sono tirate indietro e fino ad oggi ce la siamo cavati così. Diciamo che non mi aiuta il fatto di essere a cavallo dell’anniversario di cui sopra, moralmente sono parecchio affaticata.
Mio suocero è a casa da solo e passavo io mattina e sera a controllare che prenda le medicine (ricordo che a dicembre ha avuto un infarto), ogni volta che tarda mezzo minuto ad aprirmi la porta mi sale un’ansia che non avete idea. Per fortuna è abbastanza autonomo, la moglie gli aveva lasciato cibi monoporzionati in congelatore che lui scongela e mangia, riesce a vestirsi e lavarsi da solo quindi per ora ce la caviamo, questo weekend gli cucino monoporzioni per la settimana prossima così stiamo tranquilli anche in questo.
Ieri sera, quando mio padre mi ha detto che aveva di nuovo la febbre, dopo aver sentito al telefono mia suocera che comunque è ovvio che sta male, insomma sono crollata e mi sono fatta un buon dieci minuti di pianto isterico, in bagno con la porta chiusa e il rubinetto aperto per non farmi sentire, mi ci voleva uno sfogo.
Erano anni che non mi capitava, settembre 2016, lo ricordo benissimo, una crisi di panico in piena regola, ieri sera più o meno uguale. Adesso mi sento meglio, sono ancora un po’ sbattuta a dire il vero, ho il morale un po’ troppo giù.
Mi sforzo di concentrarmi sui pensieri positivi, la pagella di mia figlia con la media dell’8, il lavoro nuovo che mi pare un miraggio ancora lontano visto che manca ancora un mese, ma è un pensiero talmente tanto positivo che lo tengo stretto stretto stretto.
Andiamo avanti.

Un bilocale

E’ un anno ormai che giriamo agenzie immobiliari del quartiere per cercare un bilocale, l’intenzione è acquistarlo per togliere i miei suoceri dall’affitto che stanno pagando: investiamo i nostri risparmi che coprono buona parte della spesa, loro pagano la rata del mutuo (molto inferiore all’affitto) e a noi rimane l’investimento immobiliare. Non abbiamo fretta, importante trovare un bel bilocale, il quartiere è di per se una garanzia di investimento. Ne abbiamo visti tanti, ad uno abbiamo fatto offerta non accettata…
Il giorno in cui ho firmato il contratto con la nuova azienda con cui lavorerò a breve, mi ha chiamato l’agente immobiliare per propormi un nuovo bilocale, quello giusto, mi dice, e avendone visti almeno dieci con lui, so che sa bene cosa stiamo cercando. Fissiamo per vederlo due giorni dopo e dopo la visita facciamo subito offerta perché si, è IL bilocale che stiamo cercando. È a fianco casa nostra, palazzina piccola, bel parco condominiale, 70mq, termoautonomo, garage, ristrutturato nuovo, posto auto. Posto auto lo sottolineo, avendo appena accettato un lavoro in cui mi danno fissa macchina aziendale che non avrei saputo dove mettere, essendo questa zona di righe blu.. cade a puntino a dire poco!
Poi sapete che mi piace vedere segni ovunque, ma ci sono tante di quelle piccole cose, il notaio, il palazzo, il parco e tanto tanto altro… ma vabbé, mi piace pensare sia così, un risarcimento al primo vero anniversario dalla morte di mia madre, visto che è mancata in anno bisestile, nel giorno che non esiste, quattro anni fa.
Come scrivevo, questo “venti venti” è partito troppo veloce e non riesco ancora a stargli al passo, fra pochi giorni operano mia suocera togliendole un pezzo di polmone, non sono cose piccole da associare all’anniversario di cui sopra, insomma, non è semplice.
Però ho anche mia figlia che ha finito il primo quadrimestre di liceo scientifico Cambridge con la media dell’otto e non ho altro da aggiungere… si va avanti, avanti, avanti!! Le marce le ho ingranate giuste… speriamo di non andare a sbattere contro un muro 🙂

Una partenza a tutto sprint

Avrei voluto intitolare “a tutta birra”, poi mi è venuto in mente lo spritz, anzi no, lo sprint. Faccio battutaccia tanto per alleggerire il post, che altrimenti vado in iperventilazione da ansia, visto che sono successe mille cose contemporaneamente e manca il fiato e gira la testa, a pensarci.
Sono stata convocata a secondo colloquio nell’azienda di cui ho scritto nei post precedenti. Il colloquio è stato un po’ surreale, ho parlato una decina di minuti di fronte a quattro estranei, di cui uno vicepresidente di multinazionale, che annuivano sorridenti e felici facendo cenni di assenso verso il quinto soggetto, colui che mi aveva fatto il primo colloquio. Il tutto si è concluso con una pubblicità promozionale della loro azienda, per convincermi ad accettare il posto di lavoro al grido di “vogliamo te!”. Ho accettato.
Dopo aver firmato la proposta di impegno, ho ricevuto un messaggio dall’agente immobiliare che ci stava seguendo per la ricerca del bilocale da acquistare per i miei suoceri, che mi scriveva che questa volta era certo di aver individuato l’immobile perfetto… ma di questo vi parlerò poi.
La mattina successiva ho dato le dimissioni, in fretta e furia per rispettare la scadenza del 15 del mese imposta dal contratto del commercio. Ho 60 giorni di preavviso, un’eternità purtroppo, ma ben sapendo in che condizioni lascio i colleghi, ho deciso di farlo più che altro per rispetto nei loro confronti, per cercare di lasciare il lavoro più “in ordine” possibile. Il capo non l’ha presa bene, ma questo era prevedibile visto il bel colloquio avuto prima delle feste… ho cercato di spiegargli che mi è stata offerta un’opportunità eccezionale alla quale non potevo rinunciare. Alla fine, ha visto che ero comunque molto scossa e dispiaciuta e a malincuore mi “lascia andare”.
Il nuovo arrivato mi ha chiesto se vado via a causa sua. Non ho infierito, del resto è anche per causa sua, non per lui in quanto tale ma per le scelte fatte dall’azienda… che fra parentesi, in questo mese è più che evidente il fatto che volevano un maschietto da inserire nella cerchia dei maschietti al vertice… amen, ognuno fa le scelte che ritiene più opportune… io ho scelto di andare.
Più rimango qui a fare questo immenso preavviso, più sono felice di andare. Vedo tutto con occhio più critico e ne stanno accadendo una via l’altra… non ultima, la chiusura del cliente più importante dell’azienda (parliamo del 30% del fatturato!) che avrà come giorno di chiusura ufficiale lo stesso mio ultimo giorno di lavoro (giuro!). Questo scossone enorme mi fa pensare che l’azienda potrebbe avere evoluzioni piuttosto drastiche… ad esempio un cambio di sede, per risparmiare sulle spese di gestione, chiudere questa sede per trasferire tutto verso la sede principale nella città vicina… ma non sarà un problema mio, per fortuna.
A volte mi coglie all’improvviso il pensiero di quando andrò via, e mi manca il fiato. Non per timore, solo in parte molto piccola ho timore. L’emozione più grande è il sollievo, unito ad un entusiasmo di cui non ricordavo più l’esistenza. Sono carichissima, entusiasta in modo pazzesco, ho mille idee, mille progetti, mille su mille su mille.
Questi giorni di preavviso dureranno un’eternità, a fronte della voglia di partire verso la mia nuova avventura!
Mi meraviglio della mia quasi totale sicurezza di farcela. Io sempre dubbiosa, io sempre umile, sempre incerta, insicura delle mie capacità. E invece.
In questi ultimi quattro anni ho fatto talmente tanto, oltrepassato ogni limite, imparato tantissimo, ho avuto riconoscimenti continui da parte dei clienti, tutto quanto fatto in questo periodo mi ha fatto crescere in modo davvero incredibile, ed eccomi qui, oggi, consapevole delle mie capacità e del fatto che se non so, so di poter imparare senza problemi. So di valere. Non potete neanche immaginare cosa significhi per me questa consapevolezza, mi dà quasi le vertigini. Mi sento un po’ l’aquila che si credeva un pollo, adesso so di poter essere anche l’aquila che sono e ho solo tanta voglia di spiccare il volo!

…spero di non sfracellarmi al suolo 🙂

p.s. dell’appartamento vi dirò in un prossimo post… pazientate!

Inizio anno col botto?

Appuntamento fissato per mercoledì prossimo con l’azienda del colloquio fatto prima di Natale. E andiamo a sentire che cosa mi verrà proposto concretamente.
Nella mia attuale ditta mi hanno realmente riconosciuto il premio produzione a fine anno (400 euro. mica male), l’aumento di stipendio ancora non l’ho visto ma presumo per tempistiche di adeguamento di contratto. Il nuovo arrivato non è male, è sicuramente un uomo in gamba con buone competenze. Ciò non toglie che non sa nulla di nulla ed è stato preso per una posizione in cui, francamente, io sarei stata più che perfetta. Ma non sono stata presa in considerazione, e questo è quanto.
Nell’altra azienda mi viene offerto il posto di responsabile, totale autonomia, più responsabilità ma di sicuro più soddisfazione. Probabilmente anche più soldini, vi saprò dire settimana prossima.
Da un lato la copertina calda di un lavoro sicuro e senza responsabilità, tranquillo, senza scossoni. Una confort zone senza grandi aspettative di crescita o cambiamento. Un’azienda vecchio stile (molto vecchio stile) in cui i padroni vogliono sì investire ma nel contempo, mostrano mentalità veramente retrograda considerando che siamo un’azienda informatica.
Dall’altro lato il brivido di mettersi in gioco per la prima volta in vita mia. Tanti km al giorno. Tanta nebbia (penso sia la cosa che più mi spaventa). Una ditta giovane, solida, al passo con i tempi e con l’informatica che vola. La responsabilità. Il fare un mestiere che mi piace e che so fare benissimo, dovendo rendere conto principalmente a me stessa.
Tanti pro e contro da entrambe le parti, poco da dire.
Tanta voglia di mettermi in pista e dimostrare quanto valgo, questo sì. Tanto.
Il dispiacere eventuale nel lasciare una confort zone e nel lasciare l’azienda attuale letteralmente nella mer*a (a metà gennaio sta a casa anche un’altra collega, in maternità…). Dispiace a livello personale per i colleghi che rimangono, capo compreso (quello che mi ha dato il premio produzione, con cui avevo parlato il mese scorso). Dispiace per nulla per la dirigenza che non è assolutamente in grado di capire che gli investimenti vanno fatti a partire dalla forza produttiva e non dai controllori del traffico. Che invece di assumere un capo per un ufficio di due persone, sarebbe stato meglio assumere dei programmatori per fare il “lavoro base”. Che non ha senso avere più comandanti che lavoratori, perché è il lavoratore alla fine che produce ciò che viene venduto… vabbè, fine polemica (per ora).
Ci riaggiorniamo settimana prossima…

Bilancio o bilancia?

No, tranquilli, non sono qui a fare il bilancio di fine anno. Anche perché questo 2019 è stato un anno sereno, tranquillo, di bellissimi viaggi e splendidi ricordi costruiti. E’ stato un anno che mi farà da copertina calda a lungo, avercene di anni così!
La bilancia invece mi dice che mi sono rilassata decisamente troppo, ma mi sento bene senza tutti quegli spigoli che avevo, non mi dispiace essere morbida. Non posso neanche dire che avrò come buon proposito per il 2020 il perdere peso, perché sarebbe una menzogna: non ho nessuna intenzione di smettere di mangiare salumi né tantomeno rinunciare al prosecco e alla vodka! 😀
Il 2020 mi spaventa moltissimo, ecco, questo sì.
Sarà il primo “vero” anniversario della morte di mia madre, cadendo di fatto il 29 febbraio. Gli ultimi anni bisestili sono stati tutti disastrosi, chissà se il 2020 confermerà o ribalterà il risultato?!
Finisco questo 2019 con un colloquio di lavoro fatto sabato mattina via skype, un’esperienza nuova per me, strana e divertente allo stesso tempo. Mi hanno offerto di gestire il settore gestionale dell’azienda, forse l’unico che non avevo ancora preso in considerazione ma probabilmente quello che mi diverte di più. Andare dai clienti, fare formazione, avviamento, gestire e coordinare autonomamente tutta la mia attività e, se il settore crescerà, gestire nuovi collaboratori che mi verrebbero affiancati. In pratica, il lavoro che sto facendo negli ultimi quattro anni, ma senza avere la parte di sviluppo e tutte le altre attività da tappabuchi che mi sono state appioppate negli ultimi anni! Più benefit, auto aziendale, telefono, possibilità di fare assistenza anche da casa senza bisogno di andare in ufficio… un’azienda giovane, in fortissima crescita, acquistata da un colosso metalmeccanico locale per avere “in casa” il settore informatico. Che dire? Ci sto pensando? In realtà penso di avere già deciso. Ho messo tutto in standby fino al 7 gennaio, voglio godermi le meritatissime ferie, che non mi fermo da metà agosto!
Abbiamo in programma un bel giro in costiera amalfitana fino al 1 gennaio, poi rientro risalendo lentamente attraverso l’Umbria… non vedo l’ora.
Buone feste e buon anno a tutti… ci risentiremo al 2020!

Colloquio con il capo

Last but not least, Venerdì pomeriggio finalmente sono riuscita a parlare con il mio capo. L’ho preso in una giornata decisamente particolare, visto che al mattino sono arrivate le dimissioni di un mio collega (18 anni che lavora qui…) che hanno scatenato il panico in azienda. Quando ho chiesto di poter parlare con il capo, mi ha detto “siediti pure”. Ho chiesto di andare in sala riunioni e lui è letteralmente sbiancato, mi ha chiesto subito “va tutto bene? ci sono problemi?”… direi che l’ho decisamente preoccupato 😀
In sala riunioni, gli ho chiesto di spiegarmi meglio in cosa consiste il mio ruolo in azienda, visto l’arrivo imminente del nuovo coordinatore e visto il fatto che negli ultimi anni ho fatto praticamente da tappabuchi… ho anche specificato che non ho intenzione di tornare a fare solo il programmatore, né di coprire l’ennesimo buco lasciato da questo collega dimissionario. Vorrei, nel mio futuro in questa azienda, vedere un ruolo più orientato alla consulenza che non alla programmazione vera e propria.
Insomma, una chiacchierata con i fiocchi, in cui molto gentilmente ed educatamente gli ho parlato di come mi sento, di come lavoro, di quelle che sento essere le mie competenze migliori, di quello che non faccio volentieri (pur garantendo la piena disponibilità in caso di bisogno, come ho sempre fatto, del resto).
Il capo è rimasto talmente colpito e felice (ma veramente, veramente felice) che io per la prima volta dopo 16 anni abbia finalmente aperto bocca. E mi ha detto che avrò un premio produzione in busta a fine anno. Al che ho rilanciato chiedendo anche un ritocco alla busta paga, mi ha detto sorridendo “vedo quello che posso fare”, che per come è fatto lui, significa sì. Insomma, un successone.
Nel frattempo, in questi giorni stanno letteralmente piovendo richieste di colloquio da parte di aziende a cui stavo mandando curriculum, visto che il settore è in netto fermento ed offerte di lavoro ce ne sono veramente tante!
Se mi viene garantito un lavoro orientato alla consulenza, ed un aumento di stipendio, mi va bene anche rimanere qua. Ho perso un po’ la stima nei confronti della dirigenza (non del capo di cui sopra, che è amministratore delegato. Intendo i capi “padroni”), ho poca fiducia nell’inserimento del nuovo coordinatore, non vedo tutto roseo insomma. Ma il posto di lavoro è buono, i clienti mi adorano, i prodotti sono “miei” visto che li ho di fatto creati io, godo di una notevole autonomia di gestione lavorativa (nuovo coordinatore permettendo… ma questo è un altro discorso). Un posto di lavoro nuovo sarebbe di sicuro un’iniezione di adrenalina e di motivazione, mi darebbe di sicuro una scossa positiva. Ma anche rimanere qua comoda al calduccio della mia copertina di “lavoro tranquillo e sicuro” schifo schifo non fa.
Al momento la situazione è: rimango a lavorare qui, ma i colloqui in giro li faccio, che non si sa mai…

Colloqui

Non sono ancora riuscita a parlare con il mio capo, ma lo scontro è imminente.
Principalmente stavo aspettando l’esito di un concorso presso l’agenzia comunale dei trasporti pubblici, che avevo sostenuto il mese passato… e niente, mi sono classificata seconda. Ovviamente avrebbero assunto solo una persona, che non sarò purtroppo io. Ci speravo tanto, ad occupare questa posizione di addetto informatico presso l’ente. Sarebbe stato pazzesco, oltre tutti i benefit che lavorare in azienda comunale comporta… pazienza. Sono comunque orgogliosa del risultato.
Il lavoro in questi giorni è frenetico, sono sempre fuori presso clienti, tutti vogliono tutto entro Natale, il solito delirio da fine anno. Mi piace quando sono in giro, ho un sacco di soddisfazione… mi è stato proposto da una ditta un lavoro di consulenza presso aziende dislocate nella regione, buono stipendio, buoni benefit, un gruppo di lavoro da coordinare… sto valutando. Da un lato l’occasione di fare carriera, dall’altra la famiglia, che per carità va avanti anche da sola, mia figlia ormai ha 15 anni, però… però. In ogni caso, non ho ancora fatto l’iter colloquiale quindi si tratta comunque di offerte verbali.
Altre opportunità di lavoro concrete ci sono, sempre come sviluppatore, non molte possibilità di far carriera. Esattamente come qua dove lavoro adesso, dunque.
Qui devo capire come andrà a girare. Vorrei parlare con il capo già oggi ma è in riunione da stamattina e non riesco a beccarlo ancora. Vorrei capire se posso sperare in più considerazione, nel potermi portare avanti il lavoro come sto facendo da quattro anni a questa parte, autogestendo le mie attività, gli sviluppi e le consulenze.
Vorrei capire l’impatto del nuovo arrivato, che lunedì comincia a lavorare da noi.
Capire se la sua presenza mi pesterà i piedi o se sarà un’attività parallela alla mia.
Devo capire tante cose.

Per ora, il pensiero più grande va ai miei suoceri che sono entrambi messi male con la salute. Mio suocero ricoverato ieri per infarto, salvato per un pelo. Mia suocera le hanno comunicato oggi che la macchia nel polmone è maligna e andrà operata.

E questo è quanto, direi. Si sta preparando l’anno bisestile 😦

Attività lavorativa

Come ormai dovreste sapere, quando sono serena difficilmente ho necessità di scrivere. Pertanto, il mio silenzio sul blog fino ad oggi può rincuorarvi. Così come dovrebbe allarmarvi il mio ricominciare a scrivere 😉
L’argomento l’avete nel titolo: scrolloni in vista?
Lavoro in questa azienda da quasi 16 anni, ci sono stati momenti molto difficili, negli ultimi quattro anni soprattutto è stato un susseguirsi di colleghi licenziati, colleghi spostati di sede, colleghi dimissionari (alcuni dei quali con mia gioia). La direzione sembrava essersi dimenticata della nostra esistenza lasciandoci in balia di noi stessi e del vento spesso contrario. Nell’ultimo anno e mezzo, superato lo scrollone del cambio di sede (che per fortuna non ha coinvolto il mio reparto), la presidenza ha ricominciato a mostrare interesse ed investire nell’attività, ha assunto personale, ha investito capitali, insomma una buona partenza per ricominciare a crescere.
Dal mio punto di vista lavorativo, ho sempre seguito lo sviluppo software, fino a circa due anni fa quando nel settore assistenza gestionali sono passati da tre dipendenti a zero nel giro di pochissimi mesi (un pensionamento, un licenziamento, un dimissionario da me festeggiato). Siccome all’epoca avevamo poco sviluppo, mi sono offerta ed immolata per la causa aziendale nel ricoprire il ruolo di assistenza. Poi è stata assunta la mia collega adorata con la quale (da sole) ci siamo fatte tutta la fatturazione elettronica, un anno devastante e frenetico ma di indubbia soddisfazione. Nel mentre ha ricominciato ad entrare sviluppo, quindi ho seguito anche quella parte di lavoro, dividendo l’assistenza con la collega, cercando di coordinare l’attività dell’ufficio, in attesa di rinforzi che ci erano stati garantiti dalla direzione. Parlando più volte con il mio diretto responsabile, facevo presente la necessità di prendere un paio di giovani da “tirare su”, uno per l’assistenza ed uno per lo sviluppo, in quanto io personalmente ormai sono dedicata sì ad assistenza e sviluppo, ma essendo in azienda da quasi 16 anni e godendo di ampia stima da parte dei clienti, più che sviluppo base mi occupo di consulenza, di gestione aziendale, lo sviluppo “low” può tranquillamente essere seguito da un ragazzino uscito dalle scuole superiori per intenderci, ed impiegare me per mansioni un po’ più complesse (e diversamente retribuite, visto che la mia presenza presso i clienti fa guadagnare un botto all’azienda…).
Ci tengo pure a sottolineare, nel più classico dei “last but not least”, che in tutto questo tempo non ho mai preteso un soldo in più dall’azienda, perché capivo che si trattava di un momento di difficoltà, mi sono tirata su le maniche e via a lavorare, in attesa di tempi migliori…
Tempi migliori che sono arrivati, da settembre è iniziata una nuova era, dalla direzioni forti investimenti, lavoro in crescita in impennata, una nuova collega giovane assunta per l’assistenza, insomma diciamocelo chiaramente: mi aspettavo a breve la “promozione” tanto desiderata quanto sudata e sì, decisamente meritata. Passare a coordinatore delle attività di ufficio, pur continuando a seguire assistenza e sviluppo, ma con un riconoscimento di ruolo (e perché no, anche due soldini in più non mi avrebbero schifato…).

E INVECE.

Lo sapevate fin dal titolo, vero, che ci sarebbe stato un “E INVECE”?
Ebbene, ieri ci hanno presentato il nostro nuovo coordinatore d’ufficio: uno sconosciuto che proviene da una realtà completamente diversa, che neanche conosce il nostro gestionale. Per carità, un uomo di sicura competenza ed esperienza, MA io? Io riportata a sottoruolo di sviluppo software, a dirette dipendenze sia del mio vecchio responsabile (che rimane come collaboratore esterno, in quanto ormai verso la via della pensione) e del nuovo coordinatore. In pratica, torno a ricoprire lo stesso ruolo che avevo 16 anni fa appena assunta. 16 anni di collaborazione, lavoro, presenza, fatica, impegno, ripagati così. Certo che bello, alla sera alle 18 stacco dall’ufficio e me ne vado a casa serena, di sicuro non ho alcuna responsabilità. Però CAXXO, quanto brucia. E sì, sì, diciamolo pure ad alta voce, il problema è che sono donna. Dai, basta guardare l’organigramma aziendale per vedere chiaramente quale possa essere il problema.

E QUINDI.

Sì, perché questa volta non posso mandare giù in silenzio. L’ho fatto tante volte in passato, ora basta. Settimana prossima parlerò con il Grande Capo e gli parlerò, molto serenamente e senza rabbia, manifestando il mio malcontento. Gli spiegherò che non era questo il futuro che mi aspettavo di avere in questa azienda, pertanto cercherò futuro altrove. E amici come prima.
Lavoro in giro ce n’è in abbondanza, ma io ho 45 anni, non è facilissimo trovare, ma sono fiduciosa e di sicuro molto determinata: esperienza non me ne manca di certo.

Dita incrociate per me, vi prego, ne ho tanto bisogno!