Protetto: Genitori e conflitti

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Momenti

Il weekend è trascorso via in un baleno. Dopo i bagordi di Pasqua e del ponte del 25 Aprile, questa volta abbiamo scelto di rimanere vicino a casa, soprattutto perché sabato avrebbero dedicato una via a mio zio, il fratello di mia madre. Di lui ho parlato poco ma spesso, ci sono molti post in cui lo ritrovo (qui, qui, qui ad esempio).
Ecco, sabato è stato meraviglioso, difficilissimo, strano ed entusiasmante tutto insieme. Sono l’ultima discendente di questa famiglia sterminata, pertanto ero in un certo senso al centro dell’attenzione. Persone che mi hanno conosciuto nel periodo 8-13 anni, più o meno quando frequentavo le varie attività che organizzava mio zio per i giovani della sua parrocchia. Tante persone che mi scrutavano per capire chi fosse, quella tizia in prima fila che piangeva in continuazione ad ogni foto proiettata e ad ogni parola pronunciata. Alcuni temerari si avvicinavano e mi stringevano la mano chiedendomi se per caso fossi la nipote, e mi dicevano “scusa per averci messo 12 anni ad intitolare questa via”. Capito? Mio zio era talmente amato che ritrovare tutto l’affetto e la stima nei suoi confronti mi hanno davvero suscitato miliardi di emozioni tutte insieme alle quali non riesco neppure a dare voce. Siamo stati ospiti per pranzo nella canonica in cui tante volte ero andata da bambina, ho raccontato ed ascoltato raccontare aneddoti divertenti sulla vita di mio zio, sentivo intorno a me un affetto fortissimo, mi sentivo parte di una grande famiglia nella quale abbiamo condiviso insieme il ricordo di un personaggio importante per tutti quanti, ciascuno in modo differente.

Il resto del weekend lo abbiamo trascorso via in camper io M e mia figlia, questa volta ho chiesto scusa a mio padre ma desideravo rimanere da sola con il mio compagno e la mia bambina, l’intenzione era portarla ad una festa a tema Harry Potter (di cui è *leggermente* appassionata…), incontrarci con amici di Milano che scendevano appositamente, rilassarci un po’ tra di noi.
La mia scelta si è rivelata davvero azzeccata. Sabato sera eravamo sul camper dopocena, comodi sui vari divanetti, a guardare la puntata serale di Amici (che normalmente non guardiamo mai), commentando le varie scenette, ridendo e scherzando insieme noi tre.
E ho pensato, e l’ho detto ad alta voce, che in quel momento nella mia vita non serviva niente di più, perché il momento era perfetto così.
La mattina dopo si parlava dei momenti di felicità, delle piccole cose per cui valga la pena di vivere. Mia figlia mi ha chiesto quali sono le piccole cose che rendono felice la mia vita, e io ho indicato lei ed M e ho detto “ce le ho qui davanti agli occhi proprio adesso”, e mentre lo dicevo ho capito che è vero, che la vita è tutto un correre continuo, ma quello che rimane alla fine è l’affetto che ricevi e soprattutto quello che dai, che la felicità sono in fondo tanti momenti sereni in cui senti che non ti manca proprio nulla.

Ti porto con me

Nelle mie notti tormentate, ti porto con me. Nei miei sogni sei sempre presente, a volte malata, spesso sana. Parlo con te, chiedo consigli, litigo, mi arrabbio, più semplicemente vivo, come ti avessi ancora nella mia vita, la quotidianità con te.
Anche stanotte eri in viaggio con noi, eravamo in uno strano parco di montagna, una passeggiata fra i boschi, tu stavi bene, era una bella vacanza.

Mi piace pensare che tu stia realmente vivendo in questo mondo, ed i sogni siano per me un tramite che mi consenta di starti vicino in una forma differente.

La vita prosegue e per mia fortuna la quotidianità è talmente dirompente dal far scorrere via i giorni veloci, così veloci che non ho il tempo di fermarmi e stare male. A volte ti penso, a volte non ti ho in mente, so che ti rivedrò, come sempre, nei miei sogni.

Ti porto con me, mamma.

quattroetrenta

Quando devo accompagnare mia figlia a scuola, la sveglia suona alle 7. Quando lei non c’è, suona alle 7.45 (sì, sono una donna fortunata che abita poco distante dal lavoro)
Questa settimana è rimasta a dormire da mio babbo perché “tanto in vacanza rimango da lui così dormo” e “dormi pure dal nonno, che così mi riposo un po’ pure io”, pertanto io ben felice ho spostato la sveglia verso quegli importantissimi 45 minuti di sonno in più… e niente, tutta la settimana che puntuale mi sveglio alle 4 e 30.
QUATTRO E TRENTA!!!
Poi non c’è più verso di riaddormentarmi, alterno sonno e veglia fino alle 7.20 quando ormai, tanto non dormo, tanto vale alzarsi.
PERCHE’? PERCHE’?????????
Ho sonno, ma non dormo.
Sarà la primavera? Saranno le ansie (che stranamente, non ho?)
E soprattutto, che cavolo di orario è le 4.30? E come mai così puntuale, per una settimana di fila?
Penso all’articolo di Diemme e attendo di conoscere la risposta… perché sento che qualcosa deve significare. Solo che ancora non si è palesato…

Crescendo

Ultimamente scrivo poco, si sa che quando sto bene non ho nulla da scrivere perché mi limito a vivere. Nei momenti problematici invece, butto tutto in scrittura perché mi aiuta a focalizzare meglio le situazioni. Va così.

Ho poco da scrivere perché sto vivendo una vita serena, con gli alti e bassi quotidiani, la mia figlia adolescente da gestire che un piccolo inferno quotidiano, direi… sto vivendo molto male questa sua crescita improvvisa, questo stacco delle scuole medie che sì, me lo dicevano che sarebbe cambiata, ma chi se lo aspettava così TANTO?!
E’ nervosa, intrattabile, rende il massimo a scuola e arriva a sera sfinita e me la devo sorbire con le sue ansie e le sue isterie, e le ginocchiate, e le gomitate, che è cresciuta tutta d’un botto e non ha la coscienza del proprio corpo e del proprio ingombro!
Ma rimane la mia cucciolotta, e ogni tanto quando ha voglia di coccole ne approfitto e me le prendo tutte quante, che ormai capita così di rado… in compenso sono molti i momenti in cui ridiamo insieme, in cui condividiamo qualcosa di divertente, insomma ormai è una donnina e la sua compagnia è decisamente gradevole… la mia cucciola ❤

Con mio padre stiamo raggiungendo più o meno un equilibrio, nel senso che gli ho fatto tutto un bel discorso sul fatto che siamo rimasti io e lui, siamo padre e figlia, siamo entrambi adulti, pertanto se ha voglia di venire con noi deve sentirsi libero di chiederlo, così come io mi devo sentire libera di potergli dire di no, senza per questo veder piantare dei musi lunghi o recriminazioni. Per Pasqua verrà con noi, che saremo in camper con altre 40 famiglie (l’associazione si chiama “bimbi col camper”) e sinceramente, la sua presenza è piuttosto fuori luogo, nessun’altra famiglia si è mai portata appresso i nonni… ma se fossi andata via senza di lui avrei passato 4 giorni di mer*a all’idea di averlo lasciato da solo a Pasqua, non esiste proprio. Anche se l’idea di 4 giorni in 4 sul camper in plein air non mi solletica tantissimo, ma l’abbiamo comprato grande apposta, mi abituerò. Sarà comunque un bel weekend trascorso con cari amici e con la mia famiglia vicina, male non può andare!

Con M direi che va bene, ci scorniamo come sempre, ma ho aperto un varco nella mia muraglia e ogni tanto mi lascio semplicemente coccolare fra le sue braccia, so che lui non aspetta altro, e quindi mi lascio andare. Non è facile abituarsi a potermi appoggiare a qualcuno, ma lui è una tale dimostrazione costante di affetto che sì, penso di potermi fidare, ce lo meritiamo entrambi.
Lo odio quando sbuffa verso mia figlia, ma come dicevo sopra lei è davvero a livelli di fastidio elevati, pertanto non posso neanche prendermela con lui se ogni tanto sbotta… anche se la mia parte di leonessa-che-difende-il-cucciolo mi fa venire voglia di sbranarlo con ferocia!

Concludo il post con una cosa di cui sono infinitamente orgogliosa: a fine aprile dedicheranno una via a nome di mio zio, il fratello di mia madre. E’ stato parroco per venti anni di una parrocchia nel piacentino in cui ha fatto davvero del gran bene e dove tutti, in paese, portano ancora il suo nome ad esempio di come deve essere un parroco. Un OTTIMO parroco. Mio zio è morto all’improvviso quando aveva solo 53 anni, pochi giorni prima che nascesse mia figlia. E’ stato un colpo duro per tutti quanti la sua perdita, ed oggi questa onorificenza che gli viene riconosciuta è davvero una gioia e motivo di grandissimo orgoglio. L’unico immenso rammarico è che non c’è più nessuno a parte me, di tutta la sua famiglia, a poter gioire di questo onore. Ma sono sicura che da lassù sono tutti affacciati al balcone del cielo, in un unico abbraccio, suo padre, sua madre, insieme a lui e alle sue due sorelle ed al fratello. La famiglia, almeno in paradiso, è tutta riunita.

Di Marzo

Stanotte ho fatto un sogno di quelli bellissimissimi…

Ero innamorata di un uomo bellissimo che a sua volta ricambiava, ma io ero sposata con suo padre, al quale volevo molto bene, e lui era sposato con una tizia importante (tipo “la figlia del presidente”, roba del genere). L’ambientazione era in un paese del sud non ben precisato, di sicuro era al sud per la gente, i colori, i profumi. Potrebbe essere stata la Sicilia, sì, direi Sicilia.
Nel corso di una festa di paese, di quelle che tutti conoscono tutti, io ballavo felice con il mio anziano ma dolcissimo marito (era un bell’uomo, con un cuore buono ed un sorriso splendido), ma nel corso delle danze mi ritrovavo tra le braccia dell’uomo che amavo, e trascinati dal nostro danzare ci abbandonavamo all’emozione e ci baciavamo con passione, scatenando uno scandalo di proporzioni immense e costringendoci a scappare dal paese, sapendo di aver spezzato il cuore all’anziano marito mio/padre di lui.

Al di là dell’epilogo infelice, il sogno è stato bellissimo per l’ambientazione e per la forza dei sentimenti provati, sia verso il marito che verso l’uomo che amavo. Sono quei sogni che faccio fatica a svegliarmi, rimarrei nel sogno più a lungo possibile…
Poi mi risveglio e so che sentimenti così forti non li provo da veramente troppi anni, ed è indubbiamente questo a mancarmi, che va bene il mio compagno (sarà lui l’anziano del sogno?), ma a volte mi sento giovane e bella e mi pare di stare rinchiusa in una gabbia.
Lo so che ho scritto della scoperta dell’acqua calda e che tutto il resto del mondo che abbia una relazione stabile prova, almeno una volta all’anno (al mese? al giorno?) queste sensazioni di claustrofobia, che per quanto mi riguarda puntualmente si acutizzano nel periodo primaverile. Pochi anni fa la sbandata per il bel giovane (su, non fate finta di non ricordare) che ha messo a dura prova la mia forza di volontà, perché capitolare tra le sue braccia sarebbe stato un passo ben più semplice del mio forzarmi a resistere (per chi non sapesse, alla fine ho chiuso io, smettendo semplicemente di rispondere ai messaggi. Ma la fatica, la fatica!!!).
Poi mi chiedo quanto ne valga la pena, che si vive una volta sola, anzi no, si muore una volta sola e si vive ogni giorno (sacrosanta verità!), e varrebbe la pena viverla la vita, insomma non lasciar cadere mai nulla, che meglio vivere di rimorsi che di rimpianti e bla bla bla bla bla…
La verità è che la mia vita attuale mi sta molto bene addosso, dopo la morte di mia madre ho avuto una spinta fortissima nel dedicarmi alle piccole cose, all’importanza degli affetti, delle persone a cui tengo realmente. Sul lavoro va abbastanza bene e non posso certo lamentarmi, finanziariamente non siamo ricchi ma viviamo benissimo la nostra quotidianità senza troppe privazioni, ho una bellissima casa ed uno splendido camper nuovo, ho un uomo che mi ama sinceramente, una figlia adolescente isterica ma splendida, un padre che darebbe la vita per noi. Che mi manca?!
Io direi proprio che non mi manca nulla. L’emozione, il brivido, posso continuare a lasciarli nei sogni, perché significherebbero buttare a terremoto tutto il resto, perdendo questa stabilità che non mi fa certo schifo, anzi. E sarò anche giovane e bella, ma certe emozioni potevano andare bene vent’anni fa, oggi sarebbero quasi di troppo… disse la volpe all’uva? Chissà 🙂
Concludendo questo mese di marzo, che notoriamente è il mese che odio di più perché è lunghissimo, incerto, noioso e senza alcuna emozione, e per fortuna mancano pochi giorni alla fine, mi auguro di poter iniziare a pianificare le ferie, che è la cosa che più mi emoziona e più mi tiene viva, giorno dopo giorno, per me il viaggio è vita!

Scout – il ritorno

Ho vissuto un weekend di ansia all’infinita potenza. Il primo weekend di mia figlia via con gli scout, il primo zaino “serio” da preparare, l’organizzazione, il non sapere assolutamente nulla (si mettono d’accordo tra i ragazzi… noi genitori ormai siamo esclusi dal giro!), il fatto che giovedì mia figlia avesse dormito poco (era dal padre), venerdì ha dormito poco (dalla smania della partenza, si è svegliata all’alba…), il weekend non avrebbe dormito (e figuriamoci), insomma, l’ansia era dovuta al fatto che sapevo che il rientro della domenica sarebbe stato traumatico, con una piccola iena di ritorno dal campo scout (e per “piccola iena” intendo una dimensione di cui solo i genitori di femmine adolescenti possono comprendere!)
Il sabato mattina è stato dedicato ad urla e litigi perché volevo che finisse i compiti, rientrando poi la domenica sera era impensabile farli al rientro! E quindi via di urla e strepiti e ringhiate e avanti… Siamo arrivate alla partenza che giuro, non ne potevo più, non vedevo l’ora che partisse. Poi ovviamente, appena è partita tempo dieci minuti e già mi mancava ed ero preoccupata…
Dopodiché il weekend è in realtà scivolato via magnificamente, sabato pomeriggio abbiamo fatto una rilassante passeggiata in centro io ed M, un aperitivo a base di ottima birra, comprato una bisteccona da grigliare per la cena, poi un film sul divano… serata da incorniciare. Domenica sono stata ad un pranzo organizzato con amici che purtroppo vedo sempre troppo poco, ma quando ci ritroviamo è come se fosse ieri, anzi è come se fosse 15 anni fa quando ci siamo conosciuti, insomma, una famiglia. Sono arrivate le 17 del pomeriggio in un baleno ed era già ora di andare a prendere la belv… la bambina, la bambina! di rientro dagli scout.
Ed eccola tornare, così solare, così sorridente, così stanca certo che sì, ma felice come non mai, una macchinetta nel raccontare ogni singolo dettaglio del weekend, ha smesso di parlare alle 21 più o meno!
E non so, non so proprio spiegarvi, ma mi sono sentita così sollevata, così felice per lei, così contenta che questa cosa degli scout stia prendendo piede nel modo giusto, insomma oggi è lunedì ma mi sono svegliata felice, e pronta per affrontare una nuova settimana con tutto l’entusiasmo che posso!

Scout

Ecco, l’avete letto il titolo? Ecco.
Succede questo: la migliore amica di mia figlia, ad inizio anno, si è iscritta agli scout, cercando di reclutare anche la mia lagnosissima, viziatissima, schifignosissima bambina (ho reso l’idea?). Lei ovviamente (per gli aggettivi di cui alla frase precedente), ha risposto un sonoro NO, GRAZIE! e la cosa è morta lì.
SEMBRAVA morta lì… l’amica ha continuato ad insistere tutto l’anno, e perché così si vedrebbero di più, e starebbero più insieme, e vivrebbero fantastiche avventure insieme, e che lei erano già mesi che andava e le piaceva tantissimo, e… e niente, l’ha convinta.
Non so da voi, ma qua gli scout sono una realtà molto attiva, richiestissima, con code di attesa lunghe anni… ma la madre di questa amica è dentro all’organizzazione (a me par tanto di mafia, quasi… ma vabbè) dunque appena è partita la richiesta, tac! Figlia accettata (impensabile in corso d’anno… ma noi avevamo questo canale preferenziale mica da ridere), figlia aggregata, e partendo ad anno iniziato (quasi concluso, direi) abbiamo dovuto far le corse per comprare l’occorrente, e son tre settimane che mia figlia va agli scout e ancora non ho capito bene come funziona.
Questo weekend va via che hanno un campo… ho un’ansia addosso allucinante, di dover pensare a cosa farle portare, di dovermi assicurare sia tutto organizzato e sistemato e…
E insomma, penso che farà bene ad entrambe.
Lei per scantarsi un po’ e smettere di dipendere da me così tanto. Io per abituarmi a lasciare che pensi lei a sé stessa, non posso farle da balia per sempre… e credo che lei abbia molto bisogno di staccarsi da me ed iniziare a camminare da sola, penso che lei stessa ne senta la necessità ma che abbia paura di chiedermelo.
Insomma, iniziamo questa nuova avventura con tanto spirito positivo e cercando di tenere lontane le ansie… sento che questa esperienza degli scout servirà molto ad entrambe, per crescere.

Il giorno che non c’è

Per chi capirà il senso del titolo, domani cadrà l’anniversario della morte di mia madre, il 29 febbraio, nel giorno che non c’è. Lei non voleva morire a marzo, pertanto in suo rispetto osserveremo questo strambo anniversario nella giornata di domani.

Si dice che chi muore non muore mai, e posso affermare che è vero. Al di là dell’avere i suoi insegnamenti ben presenti e parte di noi, rimane una consapevolezza del suo essere vissuta. La sua vita ha lasciato segni profondi, nella stragrande maggioranza positivi, in ogni persona che ha incontrato: ne ho avuto infinite testimonianze in questo anno, e mi sono resa conto che tutto quell’affanno nel cercare “il senso della vita” alla fine stia tutto in questo: aver amato, essere stata amata, avere lasciato un segno positivo nella vita delle persone che ci sono passate vicine.

Il Generale è stato indubbiamente tutto quanto, ancora oggi incontro persone che la piangono, e tanto sincero affetto penso sia la dimostrazione assoluta.

Io ho, per ora, incastrato la mia fase del lutto in un eterno ricordo. La porto nei sogni quasi ogni notte, le parlo, le chiedo consigli, ci litigo, le urlo. Come fosse ancora con me, solo una dolorosa consapevolezza che al risveglio non ci sarà.

Una sciocchezza la scopro nel leggere un gran bel libro e nel non poterlo condividere con lei, di solito quando leggevo qualcosa di meritevole ne compravo una copia da regalarle, per poi parlarne insieme. Una sciocchezza di quelle che neanche te ne rendi conto, finché ce l’hai. Poi capita invece quel Gran Libro, e non hai nessuno a cui regalarlo, nessuno con cui parlarne. E ti accorgi che quella sciocchezza è all improvviso un Grande Vuoto.

E ne parli con lei, nel sogno. Ma no, no, non è uguale.

Ha sofferto troppo, il Generale, per rammaricarsi della sua dipartita.

Mi ha lasciato tanta voglia di voler bene a chi ho vicino, penso non possa esistere eredità migliore.

Mi ha lasciato la mia vita, da vivere. Ed un esempio di coraggio, fierezza e dignità.

Aveva tanti difetti, lo sapete bene, non ho mai voluto renderla perfetta.

Ed in questa sua umana imperfezione, trovo tutto il positivo del voler vivere, ed un significato che continuo ad apprendere ogni giorno che passa.

Ciao, mamma.