Scout

Ecco, l’avete letto il titolo? Ecco.
Succede questo: la migliore amica di mia figlia, ad inizio anno, si è iscritta agli scout, cercando di reclutare anche la mia lagnosissima, viziatissima, schifignosissima bambina (ho reso l’idea?). Lei ovviamente (per gli aggettivi di cui alla frase precedente), ha risposto un sonoro NO, GRAZIE! e la cosa è morta lì.
SEMBRAVA morta lì… l’amica ha continuato ad insistere tutto l’anno, e perché così si vedrebbero di più, e starebbero più insieme, e vivrebbero fantastiche avventure insieme, e che lei erano già mesi che andava e le piaceva tantissimo, e… e niente, l’ha convinta.
Non so da voi, ma qua gli scout sono una realtà molto attiva, richiestissima, con code di attesa lunghe anni… ma la madre di questa amica è dentro all’organizzazione (a me par tanto di mafia, quasi… ma vabbè) dunque appena è partita la richiesta, tac! Figlia accettata (impensabile in corso d’anno… ma noi avevamo questo canale preferenziale mica da ridere), figlia aggregata, e partendo ad anno iniziato (quasi concluso, direi) abbiamo dovuto far le corse per comprare l’occorrente, e son tre settimane che mia figlia va agli scout e ancora non ho capito bene come funziona.
Questo weekend va via che hanno un campo… ho un’ansia addosso allucinante, di dover pensare a cosa farle portare, di dovermi assicurare sia tutto organizzato e sistemato e…
E insomma, penso che farà bene ad entrambe.
Lei per scantarsi un po’ e smettere di dipendere da me così tanto. Io per abituarmi a lasciare che pensi lei a sé stessa, non posso farle da balia per sempre… e credo che lei abbia molto bisogno di staccarsi da me ed iniziare a camminare da sola, penso che lei stessa ne senta la necessità ma che abbia paura di chiedermelo.
Insomma, iniziamo questa nuova avventura con tanto spirito positivo e cercando di tenere lontane le ansie… sento che questa esperienza degli scout servirà molto ad entrambe, per crescere.

Il giorno che non c’è

Per chi capirà il senso del titolo, domani cadrà l’anniversario della morte di mia madre, il 29 febbraio, nel giorno che non c’è. Lei non voleva morire a marzo, pertanto in suo rispetto osserveremo questo strambo anniversario nella giornata di domani.

Si dice che chi muore non muore mai, e posso affermare che è vero. Al di là dell’avere i suoi insegnamenti ben presenti e parte di noi, rimane una consapevolezza del suo essere vissuta. La sua vita ha lasciato segni profondi, nella stragrande maggioranza positivi, in ogni persona che ha incontrato: ne ho avuto infinite testimonianze in questo anno, e mi sono resa conto che tutto quell’affanno nel cercare “il senso della vita” alla fine stia tutto in questo: aver amato, essere stata amata, avere lasciato un segno positivo nella vita delle persone che ci sono passate vicine.

Il Generale è stato indubbiamente tutto quanto, ancora oggi incontro persone che la piangono, e tanto sincero affetto penso sia la dimostrazione assoluta.

Io ho, per ora, incastrato la mia fase del lutto in un eterno ricordo. La porto nei sogni quasi ogni notte, le parlo, le chiedo consigli, ci litigo, le urlo. Come fosse ancora con me, solo una dolorosa consapevolezza che al risveglio non ci sarà.

Una sciocchezza la scopro nel leggere un gran bel libro e nel non poterlo condividere con lei, di solito quando leggevo qualcosa di meritevole ne compravo una copia da regalarle, per poi parlarne insieme. Una sciocchezza di quelle che neanche te ne rendi conto, finché ce l’hai. Poi capita invece quel Gran Libro, e non hai nessuno a cui regalarlo, nessuno con cui parlarne. E ti accorgi che quella sciocchezza è all improvviso un Grande Vuoto.

E ne parli con lei, nel sogno. Ma no, no, non è uguale.

Ha sofferto troppo, il Generale, per rammaricarsi della sua dipartita.

Mi ha lasciato tanta voglia di voler bene a chi ho vicino, penso non possa esistere eredità migliore.

Mi ha lasciato la mia vita, da vivere. Ed un esempio di coraggio, fierezza e dignità.

Aveva tanti difetti, lo sapete bene, non ho mai voluto renderla perfetta.

Ed in questa sua umana imperfezione, trovo tutto il positivo del voler vivere, ed un significato che continuo ad apprendere ogni giorno che passa.

Ciao, mamma.

Weekend

Finalmente, si parte. E siccome siamo recidivi e ci piace rischiare, partiamo (nuovamente) di venerdì 17! Se non ricordate il pregresso, lo trovate qui
Però dai, questa volta non è un vero e proprio viaggio, il camper è a casa da sabato scorso, oggi ci muoviamo io ed M da soli e facciamo un po’ di pratica con il nuovo mezzo.
Ho tantissimo bisogno di questo weekend, innanzitutto per rimanere un po’ da sola con il mio omone, che ultimamente ci stiamo trascurando e le poche volte che siamo io e lui (da soli) mi rendo conto che mi manca tanto. Quando siamo da soli mi rilasso tantissimo!

Le righe sopra sono l’inizio del post che stavo scrivendo questa mattina. Nel frattempo, ho ricevuto telefonata da parte di *ex marito* che mi informa che suo figlio ha la scarlattina e che quindi sarebbe meglio che mia figlia non andasse da lui per il weekend.
In realtà, mia figlia ha già avuto la scarlattina, ma il pediatra dice che potrebbe riprenderla perché ci sono forme differenti della malattia…
Insomma, soliti casini.
Noi abbiamo la giornata di domani già tutta prenotata al centro benessere, e poi come stavo scrivendo sopra, ho davvero tanto bisogno di rimanere un po’ da sola con M. Sono mesi che programmiamo questo weekend!
Adesso dovrò inventarmi qualche volo pindarico per gestire la situazione… Proverò a chiedere a mio padre se tiene lui la bimba per il weekend (la qual cosa penso non possa che dargli gioia), rientreremo prima domenica, vedremo.

L’avevo detto io, che venerdì 17 non s’ha da fare! 😦

Incubo

Ci trovavamo in macchina, io, mia figlia, altre persone (non ricordo chi). Un bel sole, giornata spensierata.
Non ricordo il momento ed il motivo, ma la macchina ad un certo punto cade da una enorme altezza, ed è evidente che moriremo, che la macchina si distruggerà al suolo.
Prendo mia figlia e la stringo fortissimo a me per non farle guardare e non farle capire che stiamo per morire. Penso che forse, se la stringo e la copro col mio corpo, lei potrebbe salvarsi dall’impatto.
Non ho paura, solo sono molto preoccupata che lei si spaventi.
Non voglio che abbia paura.
Mi sveglio.

Non so il significato di questo sogno. Il cadere con la macchina per me è un incubo ricorrente, ma di solito sono solo io. Il voler proteggere mia figlia, il non volere che soffra, questo penso sia tutto normale e ci sia ben poco da decifrare. Forse avverto un pericolo imminente, a livello inconscio? Ci ho pensato parecchio ma non riesco ad individuare nulla. Chissà.

La perfezione

Il post della giornata ideale vorrei lasciarlo ora, a cavallo della mezzanotte, con il mio fedele bicchierino di vodka a fianco mentre imprimo sulla tastiera alcuni momenti della mia vita.

Oggi è stata una di quelle giornate che “perché si”. Mi chiedi il senso della vita, e io te lo rispondo qui, non serve altro.

Stamattina mi sono svegliata alle 10, mia figlia era già sveglia da un’ora e si stava godendo il suo film preferito. Ok, questo per chi ha figli over 9 anni, sennò non vale. Mi sveglio e mi vesto per andare a fare spesa, M mezzo addormentato mi chiede se voglio che mi accompagni, gli dico di sì. M si alza, si veste M un caffè, e via a far spesa al ipermercato fino a mezzogiorno… ok, faccio outing, M adora fare la spesa… invidiatemi, donne!

A pranzo avevamo pizza con l’impasto preparato ieri da mia figlia, ospite ovviamente  mio babbo.

Dopo pranzo pennichella.

Arrivano le amiche di mia figlia per compiti e giochi, M con mio babbo vanno a comprare altre bistecche per la cena (si sa mai, morir d fame), io mi guardo un film su Sky.

Preparo una torta, si cena, faccio chiacchiere con la mamma dell’amica che era da noi.

È mezzanotte, ormai. È stata una giornata insignificante ed altrettanto fantastica. Mi sono riposata, sono stata con le persone che amo, ho fatto in modo di renderle felici.

Non so, in giornate come questa, sento di avvicinarmi tanto al generico obiettivo della FELICITÀ… 

Sempre panico

Ormai mi pare più che evidente che le mie crisi di panico sono del genere “quiete dopo la tempesta”. Quando vivo momenti molto intensi, non appena posso rilassarmi e scende l’adrenalina, ecco che scatta il panico, la fatica nel respirare, la necessità di fare qualcosa. Non sono capace di riposarmi, io!
Ieri è stata una bellissima serata, ho ospitato una amichetta di mia figlia e con M e mio padre abbiamo festeggiato la grandiosa notizia: è arrivato il camper nuovo!!
Nottata turbolenta, ho fatto tanti incubi in cui sognavo mi avessero fatto uno scherzo, che non era vero che era arrivato il camper…
Mi sono svegliata stamattina con l’ansia, ma no, non era uno scherzo, il camper è arrivato realmente!
La mattinata l’abbiamo trascorsa al concessionario, per concordare gli optionals da installare (il camper ci verrà effettivamente consegnato fra un paio di settimane, a lavori ultimati). Abbiamo guardato e rimirato il nostro acquisto, mia figlia entusiasta, tutti emozionantissimi.
Ci siamo fermati a pranzo in un ristorante di pesce extra lusso, per festeggiare a dovere!
Poi abbiamo accompagnato mia figlia dal padre, e siamo rientrati a casa.
Ed ora eccomi qui: panico.
Che fare?
Cucinare non se ne parla, abbiamo finito di pranzare alle 16… guardò un film? È un orario stupido, non mi va, non mi va di leggere, mi manca mia figlia, sono nervosa, mi bevo un prosecco e scrivo su WordPress. E mi sto già un po’ calmando, per fortuna.
Non sono mica capace, io, di essere semplicemente felice?

Compleanno

Visto il mio post precedente, mancava di sottolineare che, essendo oggi venerdì, essendo oggi festivo (scolasticamente parlando), essendo due giorni fa il compleanno di mia figlia… quale miglior occasione per organizzarle la festa di compleanno -pigiama party? Sei festose “bimbe” (che a 12 anni si offendono) ad invadermi casa, di cui tre rimangono a dormire. E per di più, quale miglior modo per esorcizzare questa giornata dai pessimi ricordi?!

Tutto perfetto, organizzazione al mio top, giunge mezzanotte e finalmente mi posso concedere un minimo i meritato riposo (ricordo che oggi ho lavorato, sono tornata a casa per organizzare caccia al tesoro e cena e dopo cena alle “bimbe”, nonché accoglienza alle di loro mamme che portavano o recuperavano le figliole…)

Mi tuffo sul divano e opla! Cade per terra, spargendosi su tutto il pavimento della sala, il famoso Potpourri.

Ma cade e si sparge per tutta la sala, eppure il piatto di vetro che lo contiene non si scheggia neppure una briciola.

Ho reso l’idea?

E sia, sono io che mi faccio i film… ma mi piace pensare ai segni,e questo mi piace pensare lo sia ❤

Sant’Ilario

Oggi è Sant’Ilario, festa del patrono della mia città. La politica dell’azienda in cui lavoro, siccome abbiamo molti clienti fuori città, è di mantenere attivo il minimo indispensabile dell’assistenza. Da quando lavoro qui (son 13 anni…) sono sempre rimasta a casa, il mio responsabile si è sempre offerto di coprire eventuali richieste di assistenza.
E’ un bel giorno per andare per outlet: sono da poco iniziati i saldi, i negozi sono deserti, si fa spesa bene e senza ressa. Ne ho sempre approfittato volentieri!
Di solito, perlomeno negli ultimi 8 anni (da quando *ex marito* mi aveva lasciato), organizzavamo una gitarella con mia figlia ed i miei genitori, una bella occasione per fare shopping e trascorrere un po’ di tempo insieme.
MA.
Lo scorso anno, proprio in occasione di questa festa, mia madre si era aggravata in modo irreparabile, con conseguente ricovero in ospedale, da cui non è più uscita e sappiamo come si è conclusa.
Lo scorso anno avevamo in programma di andare all’outlet di Barberino, shopping e bisteccona a pranzo, per intenderci.
E invece.
Oggi ho scelto di rimanere in ufficio, e tale scelta la manterrò anche per gli anni futuri.
Ho deciso che il giorno del patrono non sarà mai più festa, per me.
In cambio, potrò usufruire di un giorno di ferie a mia scelta, nell’arco del mese di gennaio.
E così faro.
Sant’Ilario preferisco trascorrerlo a lavorare, ed i ricordi teneri a bada come posso…

Gennaio e sogni

Premesso che oggi inizia un periodo davvero difficile. Un anno fa mia madre aveva iniziato ad aggravarsi, con conseguente ricovero in ospedale, da cui non è mai più uscita fino alla fine dei suoi giorni. Ricordare tutto è difficile, dimenticarlo impossibile.
Fatta questa doverosa premessa (poiché penso ci sia una connessione con il sogno, anche se al momento mi sfugge), questa notte ho sognato che ero con mio padre, mia figlia ed una coppia di miei amici, con i quali dovevamo partire per Gatteo Mare (dove ogni estate va mia figlia con mio padre a trascorrere una decina di giorni di vacanza).
Ci stiamo dirigendo a prendere le macchine per partire, i miei amici davanti, segue mio padre con un trolley pesantissimo, dietro io con un altro trolley piccolo e mia figlia.
Urlo a mio padre (al quale mancano molte dita, in entrambe le mani, per incidenti sul lavoro) di fermarsi che gli prendo io il trolley, visto che ne ho solo uno leggero che tanto posso trascinare. Lui invece di fermarsi, accelera il passo perché non vuole darmi anche il suo bagaglio, ci ritroviamo dunque ad un incrocio in cui lui attraversa, io con mia figlia non facciamo in tempo perché il semaforo pedonale nel frattempo diventa rosso e l’incrocio è troppo trafficato per passare.
Quando scatta nuovamente il verde, io e mia figlia attraversiamo ma non troviamo più nessuno, dileguati. Telefono a mio padre che mi dice che intanto lui con l’altra coppia sono andati avanti, per raggiungere altri amici con cui avevano appuntamento in un paese limitrofo. Gli dico quindi di tornare indietro lui (che era con la sua macchina) per venire a prendere me e la bimba, ma lui mi dice che ormai è troppo lontano, che ci conviene prendere il treno visto che siamo in stazione, e lui ci sarebbe venuto a prendere alla stazione di arrivo al mare.
Concordo con la soluzione, cerco con il cellulare di consultare gli orari del treno ma niente, non riesco, sbaglio a scrivere, o si inceppa il telefono, o sbaglio stazione, o non scrivo bene gli orari…
…e mi sveglio in preda al panico.
Un paio di cose nel sogno sono evidenti:
– mio babbo che non vuole lasciare un peso a me, e lo porta lui pur faticando immensamente
– l’assenza di mia madre (nei miei sogni c’è praticamente sempre, sempre in forma viva, alcune volte malata ma molto più spesso sana)
– l’assenza di M non è strana, in quanto a lui Gatteo Mare non piace e spesso sono andata da sola io con mia figlia a fare qualche giorno di vacanza
– il non riuscire a scrivere è un classico “sogno di impedimento”, il voler fare qualcosa che nella realtà non riesce e crea disagio. Vista la situazione del sogno, direi evidente la mia difficoltà nel raggiungere mio padre, ovvero l’impossibilità, per me, di alleviarlo del suo dolore
– mia figlia è con me, infatti lei non mi genera preoccupazione alcuna, nel sogno. E’ con me, è protetta, è al sicuro, nonostante il disagio

Poi chissà… significati ce ne saranno di sicuro millemila, in un sogno come questo!